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Ancora sul DDL Concorrenza.

Cari amici e internauti, ben ritrovati,

mi tocca tornare giocoforza sul tema già trattato pochi giorni fa, in seguito alle dichiarazioni “esplicative” dell’Andi, nella persona del suo Presidente, il Dott. Prada, e delle ulteriori iniziative intraprese dalla Sua associazione che ha richiesto l’intervento ad adiuvandum delle Associazioni dei Consumatori.

Dopo avere suscitato critiche molto forti da parte degli Organi di Stampa – e non solo dagli Uffici Marketing delle catene odontoiatriche come da loro sostenuto, con un intento sfacciatamente ed evidentemente corporativo -, tra cui Il Fatto, Il Sole 24 Ore, La Repubblica, Il Giornale e altri , adesso quelli dell’ANDI ci vengono a dire che, mentre sono disposti a discutere per “migliorare” questi provvedimenti, sono fermamente convinti che occorre fare qualcosa per tutelare i pazienti dalle degenerazioni del processo concorrenziale, con ulteriori e nuove qualificazioni. Cosa che di per sé sarebbe anche condivisibile e lo abbiamo già detto; peccato che non c’entri proprio nulla con gli emendamenti presentati e che non ci risulta siano stati modificati; e che non c’entri nulla Vi apparirà chiaro se avrete la pazienza di continuare a leggere anche se a lungo, ma la questione va chiarita e non è facile farlo in poche righe.

Quali sono gli emendamenti che ANDI ha fatto presentare per il tramite di alcuni deputati PD, PDL e Cinque stelle ? Riporto tal quale quanto apparso sul tema sul portale Odontoiatria 33:

Stando a quanto pubblicato sul sito dell’Associazione, ANDI sarebbe riuscita, attraverso il proprio Ufficio Politico ANDI, a coinvolgere una serie di parlamentari e presentare due emendamenti che potrebbero servire allo scopo.
Il primo punta a modificare l’articolo 46 introducendo l’obbligo per le società operanti nel settore odontoiatrico di avere almeno soci iscritti all’Albo degli odontoiatri che abbiano due terzi del capitale sociale e dei diritti di voto e che il direttore sanitario debba essere iscritto esclusivamente all’Albo degli odontoiatri.
Il secondo propone la creazione di un nuovo articolo, il 47-bis, che prevede disposizioni contro l’esercizio abusivo della professione. Tale norma riprenderebbe l’art.1 del cosiddetto ddl Marinello ormai da tempo fermo nella Commissione Giustizia della Camera.
“Con i nostri emendamenti – spiega sul sito ANDI il presidente Gianfranco Prada – cerchiamo di mettere un freno alla possibilità per un non iscritto all’Albo degli odontoiatri di essere nominato come direttore sanitario in un Centro odontoiatrico e proviamo ad accelerare l’approvazione dei contenuti del Ddl Marinello, inserendo parte del testo in questo Disegno di legge che sicuramente avrà un iter parlamentare più veloce di quanto non abbia il testo fermo in Commissione Giustizia della Camera da quasi due anni”.

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DDL Concorrenza: cosa bolle in pentola

Cari amici e internauti, ben ritrovati
È notizia di questi giorni la proposta di un emendamento al DDL concorrenza, a firma di diversi deputati di PD, PDL e Cinque stelle, che impone l’obbligo per amministratori e detentori di almeno 2/3 del capitale di strutture odontoiatriche costituite sotto forma di società di capitali, di iscrizione all’Ordine dei Medici. Tali strutture- sarà bene il caso di ricordarlo – sono già oggi tenute ad avere un Direttore Sanitario iscritto all’Ordine dei Medici e Odontoiatri, che è l’unico responsabile per la materia medica e sanitaria, e ci mancherebbe. Ma i soci e l’Amministratore perché devono essere obbligatoriamente medici ?
Per capire l’arcano, viene comodo ricordare che tale emendamento è stato – guarda caso – caldeggiato da due importanti Associazioni di Odontoiatri a livello nazionale.
La questione sarebbe passata probabilmente sotto silenzio se non se ne fosse occupato il quotidiano “Il Fatto” e non lo avesse presentato per quello che realmente è: cioè un tentativo di far fuori scomodi concorrenti con un colpo di mano di puro stampo corporativo.
Per trovarne piena conferma, basta poi andarsi a leggere le dichiarazioni che gli esponenti di queste Associazioni hanno reso pubbliche ( sul portale Odontoiatria 33 se ne trovano diverse e tutte dello stesso tenore ). Gira che ti rigira, la tesi di fondo è sempre la stessa: siccome ci sono state delle degenerazioni nel processo concorrenziale in atto, solo l’iscrizione all’Albo dei Medici e degli Odontoiatri dei soci di maggioranza e degli amministratori di tali società ci rende ragionevolmente sicuri che tali degenerazioni non possano più verificarsi.
Si tratta di una tesi risibile se posta semplicemente al vaglio della pura logica.
Se bastasse mettere a capo di una struttura sanitaria un medico per garantirne la “qualità” sarebbe tutto molto semplice. Ma la questione è un pò più complicata: in primis, perchè i medici non sono amministratori e non ne hanno spesso le competenze e soprattutto il tempo: fare bene il Medico è già un’attività totalizzante di per sè; in secundis, perchè anche la classe medica non è esente da degenerazioni. I casi di trapianti inutili e di malasanità, quando confermati dalle sentenze ovviamente, non sono forse nati in quel contesto ?
Perchè si deve discriminare un’intera categoria, qualunque essa sia, sulla base dei comportamenti di qualcuno dei suoi esponenti ?
E’ evidente che la motivazione non regge e lo è persino a quelli che la propongono, basta leggersi le dichiarazioni per intravedere un certo imbarazzo in chi le manifesta.
La cosa triste è che il problema delle degenerazioni è effettivo e reale, non riguarda purtroppo solo gli imprenditori e tocca varie questioni. Meriterebbe certamente un impegno politico con soluzioni articolate degne di miglior causa.
Un umile suggerimento: le degenerazioni si combattono con provvedimenti e azioni di controllo – che vanno seriamente finanziate dallo Stato cosa che oggi non è per via dei tagli generalizzati che interessano tutto il settore e non solo – e non con provvedimenti di pura difesa corporativa come questo.

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