FAQ – Implantologia

Premessa:

Le risposte che forniamo alle singole faq sono puramente indicative e non possono sostituire una diagnosi che può essere effettuata solo dopo una visita specialistica al paziente, tali e tante possono essere le variabili in gioco fra un caso e l’altro. Il nostro unico intento è quello di fornire delle informazioni di prima mano su tematiche che possono interessare e impensierire i frequentatori del nostro sito, ma non debbono e non possono essere utilizzate come strumento di improbabile auto-diagnosi senza aver prima consultato un clinico esperto. Per chi tra voi volesse decidere di venirci a trovare, è giusto informarvi che nella nostra clinica le visite sono gratuite; evidentemente non vi si chiede altro che di investire un po’ del vostro e del nostro tempo per tutelare la vostra salute.

IMPLANTOLOGIA

Chi può essere sottoposto all’intervento di implantologia?
Praticamente qualunque persona in buona salute, fanno eccezioni quindi alcuni pazienti con disturbi cardiovascolari, con diabete scompensato, pronunciata osteoporosi e utilizzo di bifosfonati, sinusite mascellari e gravissime atrofie ossee diffuse su intere arcate, per le quali risulta improbabile il successo di qualunque forma di rigenerazione, o altre gravi malattie in corso. Normalmente si valuta con molta attenzione se sia opportuno o meno effettuare tali interventi su persone anziane, anche se in buona salute. Un altro elemento determinante è la presenza ostinata di abitudini viziate (igiene orale, abitudini alimentari, fumo ecc) che potrebbero compromettere il successo della terapia impiantare. Molto importante è la presenza di controlli frequenti nei primi dodici mesi successivi alla terapia. E passato il primo anno, almeno due volte l’anno.

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Per potere inserire degli impianti devo avere abbastanza osso a disposizione?
In prima approssimazione si, va tenuto presente che dopo la perdita del dente naturale l’osso sottostante inizia a riassorbirsi e quindi a ridursi, quindi è possibile che non ce ne sia a sufficienza per poter alloggiare gli impianti, nel caso in cui la perdita del dente e l’inserimento dell’impianto non avvengano contestualmente o quasi contestualmente. Il riassorbimento dell’osso non avviene quasi mai in maniera uniforme sulla stessa arcata. Accade frequentemente che l’osso si riassorba in maniera più pronunciata nelle zone inferiori dell’arcata (dove sono alloggiati i molari e i premolari per capirci) e che rimanga in quantità sufficiente nelle zone centrali. In questi casi è possibile effettuare innesti, rigenerazioni ossee o ancora riabilitazioni totali con tecniche del tipo all on four, all on five, all on six che (4, 5 o 6 impianti), inseriti dove l’osso è rimasto in quantità sufficiente, cioè nella zona centrale dell’arcata, che possono sostenere una protesi totale. Queste tecniche, là dove praticabil, sono meno invasive perché possono evitare al chirurgo di sottoporre il paziente a estese rigenerazioni e accorciano anche i tempi della terapia. Solo un chirurgo implantologo esperto può dirci se queste strade sono percorribili o meno.

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E’ meglio un dente naturale o una corona su impianto?
E’ facile rispondere, meglio un dente naturale. Va sempre ricordato che la terapia impiantare rappresenta sempre una soluzione finalizzata al ripristino della dentatura altrimenti compromessa. Un medico deve sempre tendere a salvare la dentatura naturale dei pazienti e solo quando questo non è possibile o non è consigliabile per peculiari caratteristiche del paziente deve optare per altre soluzioni. Alcuni casi sono nella terra di confine: ad esempio se devo inserire un ponte di tre elementi per ripristinare un solo dente, il che comporta necessariamente di ridurre la superficie dei due denti attigui, posso valutare, sempre in accordo col paziente, se inserire un impianto e una corona evitando di rovinare altri due denti. Ma la filosofia di base deve essere sempre molto ferma. L’impianto è una ottima soluzione ma non è paragonabile a un dente naturale.

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Quale è la durata degli impianti?
Non esistono termini accertati di scadenza per gli impianti dentali, esistono casi ben documentati di impianti impiantati da ben 25 anni; naturalmente, gli impianti devono essere sottoposti a regolari visite di manutenzione e controllo e richiedono una igiene quotidiana ancor più scrupolosa del normale. Questo sia nella fase più delicata, il periodo cosiddetto di osteointegrazione ( cioè il periodo successivo all’installazione dell’impianto nell’osso, che può durare dai tre a sette mesi, in cui l’impianto viene inglobato dall’osso stesso ), sia nel periodo successivo, onde evitare la formazione di infezioni che possono causare delle perimplantiti.

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Esiste il rigetto?
Allo stato attuale non esistono evidenze di una reazione del sistema immunitario rispetto agli impianti in titanio. Esattamente come i pace- maker gli impianti sono in titanio, un metallo bio compatibile che non viene riconosciuto dal sistema immunitario come ostile e non stimola nessuna reazione nè immunitaria nè allergica. Diverso è il discorso per le perimplantiti, con le quali genericamente descriviamo quei processi infettivi che causano la perdita dell’impianto per diverse motivazioni quali possono essere:cattive condizioni igieniche, problemi di tipo occlusale dovuti a errori nella costruzione della protesi che sta sopra agli impianti o anche questioni legate all’utilizzo di particolari farmaci contro l’osteoporosi (bifosfonati) o la presenza di particolari malattie in presenza delle quali è sconsigliabile la terapia impiantare (Diabete scompensato). E’ quindi di vitale importanza la conoscenza del quadro clinico del singolo paziente, così come regolari sedute di verifiche e controllo delle terapie prima e dopo l’installazione del’impianto, come anche una scrupolosa igiene orale del paziente.

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Con gli impianti posso mangiare come fossero i miei denti naturali?
Una volta che l’osteointegrazione è avvenuta assolutamente si. Nel periodo dell’osteointegrazione e in particolare nel carico immediato è assolutamente necessario evitare cibi duri e stress particolari ai denti artificiali. La sensazione prodotta da capsule su impianti è abbastanza simile a quella dei denti naturali, anche se va ricordato che il dente naturale ha una sua elasticità nell’osso mentre l’impianto no.

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Con la diffusione dell’implantologia i vecchi ponti per sostituire i denti mancanti sono superati?
Se non esistono altre controindicazioni del tipo di quelle già illustrate alla terapia impiantare su un determinato paziente è assolutamente da preferire la soluzione implantare per due ordini di motivi:
  1. Perché in questo modo si evita di andare a rovinare i denti vicini all’elemento perso; per realizzare un ponte si rende necessario monconizzare gli stessi.
  2. Perché l’osso sottostante all’elemento perso si atrofizza nel tempo a differenza di quanto accade con una terapia impiantare.
Peraltro dal punto di vista del costo la scelta è pressoché equivalente

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Quanto dura un intervento di implantologia?
Esistono diverse variabili che dipendono dalla tipologia dell’intervento e dalla tecnica utilizzata. Comunque, il trattamento richiede circa 40, 45 minuti per impianto. Poiché i protocolli prevedono una serie di adempimenti preliminari prima di inserire la vite (apertura e scollamento del lembo), per inserire ad esempio tre impianti possono essere anche sufficienti 90 minuti. Nei casi in cui si realizzano installazioni sull’intera arcata anche a carico immediato con inserimento di più impianti (da 4 impianti a arcata in su) è possibile molto spesso anche in una sola giornata- naturalmente se esistono tutte le condizioni cliniche e quindi non necessariamente in tutti i casi – procedere all’estrazione degli elementi compromessi, all’istallazione degli impianti e di una protesi provvisoria ( fissa o mobile a seconda dei casi) anche in una sola giornata. Naturalmente la terapia non finisce lì, perché necessitano una serie di sedute di controllo di eventuale ribasatura o di sostituzione di un provvisorio con un definitivo; ma per quello che interessa al paziente, è possibile in molti casi restituire la dentatura e una sia pur prudente masticazione in una sola giornata. Poiché in molti casi non vuol dire sempre, è assolutamente necessaria una visita e uno studio del caso da parte di un chirurgo impiantologo.

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E’ vero che si può estrarre un dente e nella stessa seduta mettere un impianto?
In taluni casi si, si tratta del così detto impianto post estrattivo. Quando è possibile, la cosa presenta i suoi vantaggi perché e possibile sfruttare immediatamente l’alveolo post estrattivo. Non si può fare sempre, anche in considerazione delle peculiarità del paziente, lo deve decidere il chirurgo implantologo di concerto col paziente.

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Gli impianti sono tutti uguali?
No. Una prima differenzazione molto importante è quella tra impianti certificati e impianti non certificati (vedi sulla questione la sezione sul sito sulla certificazione degli impianti in cui la questione viene spiegata dettagliatamente). Esistono poi impianti di primarie case implantari e impianti così detti di seconda fascia, purchè certificati. Ovviamente cambiano i costi ma è importante che il paziente sappia che per un successo impiantare contano molto più le mani e la conoscenza del chirurgo rispetto alla marca dell’impianto. Utilizzare gli impianti di prima fascia comporta comunque dei vantaggi (come ad esempio poter trovare un dentista che sappia manutenere quell’impianto praticamente in qualunque parte del mondo, garanzia a vita sull’impianto, ecc. attenzione: garanzia a vita sull’impianto va inteso come garanzia sull’impianto, cioè sulla vite e non sulla terapia impiantare ).

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In caso di perdita di altri denti si perde tutto il lavoro?
Se il lavoro è stato concepito con lungimiranza è sempre possibile inserire altri impianti e protesizzarli al posto di quelli nel frattempo persi, riadattando la vecchia protesi o protesizzando singolarmente i nuovi impianti; questo per esempio non è possibile nei ponti tradizionali, in quanto una volta perduto il moncone pilastro di un ponte quasi sempre viene a essere compromesso tutto il lavoro.

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Le tecniche di carico immediato hanno la stessa percentuale di successo di quelle a carico differito?
No, leggermente inferiore, ma va anche aggiunto che non tutti i casi che possono essere trattati con carico differito possono essere anche trattati con quello immediato. Di sicuro il carico immediato presenta una serie di vantaggi dal punto di vista del paziente ma questi non possono far passare in secondo ordine le esigenze terapeutiche; anche se spesso in qualche comunicazione sanitaria o pubblicitaria di operatori poco corretti si legge il contrario, le probabilità di successo non sono le stesse. In generale si corrono meno rischi se si realizza un carico immediato su più impianti rispetto al caso in cui si realizza la stessa tecnica su un singolo elemento.

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Che cosa è l’osteointegrazione?
Un processo biologico favorito dalla presenza di una determinata tipologia di cellule dell’osso (così dette osteoblaste) che, se non si innescano processi infettivi, favoriscono la progressiva ricostruzione dell’osso stesso attorno all’impianto fino ad inglobarlo completamente. Il periodo di osteointegrazione può richiedere da 2 a 6 mesi nel corso dei quali è fondamentale una igiene particolarmente attenta e regolari controlli da parte del chirurgo per verificare che tutto proceda per il meglio.

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Quanto tempo occorre perché un impianto si osteointegri?
Dai due a tre mesi per l’arcata inferiore e dai tre ai sei mesi per quella superiore salvo eccezioni, per altro abbastanza rare.

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