Glossario
A
ABIKOSOFF
E’ una forma di tumore gengivale congenito
ABIOSI
E’ la precoce cessazione della forma vitale di tessuti e organi.
ABITUDINI VIZIATE
Si definiscono in questo modo quegli stili di comportamento che, pur se considerati normali in un certo periodo della crescita, divengono anomali se protratti oltre tempo e che possono portare danni allo sviluppo dei denti e alla crescita scheletrica dei mascellari: è il caso, ad esempio, del succhiamento del dito, del succhiotto, o della nutrizione al biberon oltre il periodo normale di svezzamento. Vengono definite abitudini viziate, in riferimento all’influenza che esercitano sulla crescita dei mascellari e sullo sviluppo della dentizione e anche sulla deglutizione atipica e sul morsicamento del labbro inferiore
ABLAZIONE DEL TARTARO
E’ l’operazione di asportazione del tartaro sopra e sottogengivale che viene effettuata con strumenti a mano o con apparecchi rotanti o vibranti ad ultrasuoni ad opera del dentista o dell’igenista dentale. Si tratta quindi di un igiene dentale professionale; è buona norma praticarla all’incirca ogni sei mesi.
ABRASIONE DENTALE
Si tratta di quel consumo patologico delle superfici masticatorie dei denti che viene originata dall’ attrito generato dallo sfregamento. Si rileva in forma più accentuata nel soggetto bruxista ( vedi voce ). Può essere causata anche dall’uso di spazzolini duri e dentifrici ad alta abrasività. Comuni sono le abrasioni del colletto causato dallo spazzolamento, che spesso causano una particolare sensibilità del dente alle temperature (caldo e freddo) e agli stimoli chimici.
ABUTMENT O PILASTRO
Parte dell’impianto dentale che fa da collegamento tra l’impianto stesso e la corona dentaria.
ACANTHION
Punto craniometrico situato alla base della spina nasale anteriore.
ACANTOSI
Indica l’aumento del numero delle cellule che compongono lo strato spinoso dell’epidermide. Nei processi normali, tali cellule aumentano di numero, conservando però tra loro i normali rapporti di adesione intercellulare. Nei processi maligni esse invece perdono tali rapporti, accrescendosi in modo disordinato e tumultuoso; la forma ed il volume di esse ne risultano perciò alterati.
ACHELIA
E’ la mancanza congenita di un labbro.
ACQUA OSSIGENATA
L’acqua ossigenata si trova in commercio sotto forma di soluzione acquosa. Per indicare la concentrazione di acqua ossigenata si indicano i cosiddetti “volumi“, che indicano il numero di litri di ossigeno che possono essere sviluppati in condizioni normali da un litro di soluzione acquosa di H2O2. È utilizzata come disinfettante per escoriazioni, ferite ed ulcere; nell’utilizzo bisogna evitare che venga a contatto con la pelle sana e con gli occhi. Le bollicine che si formano al momento del contatto nascono per via dell’enzima catalasi che scinde la composizione del preparato liberando l’ossigeno; ciò comporta che la parte del tessuto necrotizzato si distacchi. Può portare ad irritazione e dolore.L’azione disinfettante è dovuta a un duplice meccanismo: da una parte l’acqua ossigenata agisce come ossidante, denaturando le proteine; dall’altra la formazione di ossigeno (bollicine) pulisce meccanicamente la ferita, eliminando eventuali batteri che si fossero annidati al suo interno.
ACRILICA
È una tipologia di resina con la quale vengono prodotte le protesi dentarie.
ACROMEGALIA
Malattia endocrina che colpisce l’ipofisi (una ghiandola endocrina che si trova alla base del cranio) con l’aumento della secrezione degli ormoni somatici.
ACROSPIROMA ECCRINO
Tumore delle ghiandole sudoripare che nell’ambito del distretto oro-maxillo-facciale predilige la zona d’impianto peri-labiale.
ACTINOMICOSI
È una malattia infettiva indotta da diverse specie appartenenti all’ordine degli Actinomicetali. È diffusa in tutto il mondo e può colpire oltre all’uomo anche altre forme animali. In particolare l’Actinomyces bovis colpisce il bestiame e l’uomo, l’ Actinomyces israeli soltanto l’uomo. Quest’ultimo microrganismo è spesso un ospite innocuo della mucosa del cavo orale, specie nei soggetti che presentano una situazione a carico del cavo orale e in particolare dei denti (carie dentarie) molto compromessa.
ADAMANTINOMA
Gli adamantinomi sono tumori maligni dell’osso a sviluppo lento.
ADAMANTOBLASTA (ameloblasta)
Cellula germinale che si sviluppa nell’epitelio ( vedi alla voce attacco epiteliale ) e dalla quale si forma l’organo dello smalto.
ADAMANTOGENESI
Formazione dello smalto dentario.
ADAMS ( Gancio di )
Si tratta di un componente di un apparecchio ortodontico che viene utilizzato per riallineare i denti in tutti quei casi in cui sia ritenuto necessario. E divenuto nel tempo uno dei componenti basilari degli apparecchi rimovibili utilizzati in ortodonzia.
ADENOPATIA
Termine formato dalle parole greche adén (= ghiandola) e pàthos (= malattia): indica genericamente un processo infiammatorio delle linfoghiandole ( numerose specialmente in particolari regioni come ascelle, inguine e collo). Il loro semplice ingrossamento viene detto adenopatia; quando le ghiandole, oltre a ingrossarsi, s’infiammano e diventano dolenti, si parla di adenite.
ADRENERGICO
Che richiama manifestazioni simili a quelle provocate da adrenalina. Dicasi dei nervi simpatici o parasimpatici che sotto l’effetto della eccitazione liberano una sostanza analoga all’adrenalina (simpamina).
AEROBICO
Processo chimico all’interno di un organismo che provoca consumo d’ossigeno.
AFFOLLAMENTO DENTALE
Sovrapposizione dei denti spesso conseguente alla mancanza del naturale spazio di allineamento
AFTA
L’afta è una piccola erosione della mucosa orale, dall’aspetto rotondeggiante, con dimensioni che variano da uno a più di dieci millimetri. La localizzazione più frequente dell’afta è sulla mucosa interna di guance e labbra ma può presentarsi anche sulla lingua e sul palato
AFFENLUCKE (spazio dei primati)
Spazio tra incisivo e canino nell’arcata superiore e tra canino e molare nell’articolato deciduo umano che consente la migrazione mesiale dei molari in via di eruzione per la loro impostazione in normo-occlusione (Baume).
AFTOSI
Malattia infettiva dovuta ad un ultravirus che colpisce soprattutto le mucose orali.
AGENESIA DENTALE
Assenza congenita del germe di uno o più denti decidui o permanenti. Generalmente l’agenesia riguarda gli ultimi denti che compongono le serie omologhe: l’incisivo laterale, il secondo premolare e il terzo molare.
AGEUSIA
L’ageusia è l’incapacità di percepire il gusto di una sostanza.
L’insensibilità ai sapori può essere parziale (insensibilità al dolce, salato, amaro o acido) o totale.
Tra le molteplici cause della mancanza di percezione si ricordano: lesione del nervo trigemino e glossofaringeo, paralisi facciale, infezioni della lingua e alle alte vie respiratorie, stomatite e o tabagismo. Può anche presentarsi come effetto secondario nell’assunzione di farmaci.
AGHOMPHIASI
Perdita o assenza totale dei denti
AKERS (gancio di A.)
Componente della protesi scheletrata, indicato esclusivamente nelle edentazioni scheletrate.
ALBERS-SCHONBERG (MALATTIA DI)
Distrofia ossea congenita ed ereditaria, caratterizzata da una fragilità anomala delle ossa che provoca fratture a ripetizioni.
ALESAGGIO
Si tratta di una fase della devitalizzazione di un dente ( endodonzia ), che consiste appunto nell’alesaggio ( svuotamento ) dei canali radicolari dello stesso.
ALGINATO
Sale dell’acido alginico. Idrocolloide irreversibile utilizzato come materiale da impronta.
ALISTERESI
Dal greco “ali” (sale) e “steresis” (privazione), perdita di sali dall’osso su base chimica, detta riassorbimento liscio, priva dunque di mediazione cellulare (diff. osteoclasi) . Con questo termine in ambito odontoiatrico si intende generalmente la demineralizzazione dello smalto dei denti causata da agenti chimici senza mediazione batterica.
ALITO
Aria espirata nel corso della fonazione e respirazione che contiene vapore acqueo, alcuni gas e delle scorie microscopiche. L’alito generalmente è inodore, ma quando nella sua composizione aumentano i composti volatili solforati e raggiungono quantità rilevanti , misurate con un apparecchio denominato Halimeter, comincia a comparire l’odore caratteristico dell’alitosi. Le acquisizioni scientifiche più recenti dimostrano che per la maggior parte dei casi di alterazione dell’ odore dell’alito, il 90% circa, derivano da problemi all’interno del cavo orale.
ALITOSI
Odore poco gradevole dell’aria contenuta nel cavo orale (alito vedi) ed emessa durante l’espirazione e la fonazione.
ALLERGIA
Essendo dovuta a reazione di un tipo di anticorpi, la malattia si manifesta esclusivamente in presenza della sostanza verso la quale è diretto l’anticorpo. Sostanze dello stesso genere (esempio pollini) ma di diversa struttura molecolare (es pollini di 2 famiglie diverse) generano allergie diverse. In sintesi un paziente con un’allergia verso un certo polline non ha sintomi se a contatto con pollini di altre famiglie e strutturalmente diversi.
La reazione allergica è per definizione immediata. Dal momento del contatto con la sostanza allergizzante al momento della manifestazione dei sintomi intercorrono da 5 a 30 minuti (mediamente 15 minuti).
L’allergia è una malattia influenzata da fattori genetici. Non è però l’anticorpo che viene ereditato, ma solo la generica predisposizione. In altre parole un genitore allergico, ad esempio, al polline potrà avere figli allergici ad acari e nipoti allergici a pelo animale, e così via
ALVEOLISI
Dissoluzione parziale o totale del processo alveolare per cause infettive o meccaniche.
ALVEOLITE
L’alveolite è una complicazione che si verifica nel corso di una estrazione dentaria e si verifica raramente, con maggiore probabilità nell’estrazione dei molari. I sintomi consistono in grande dolore nella zona e cattivo odore e la causa è l’osteomielite focale, in pratica il rivestimento dell’alveolo ( quella cavità presente al livello delle ossa mascellari che contiene l’elemento dentario) si disintegra prima del dovuto e diventa terreno fertile per i batteri . Può essere prevenuta grazie all’uso di antibiotici locali e/o sistemici poco prima dell’estrazione.
Roma Quattro non c’è mai capitato un caso del genere poiché prescriviamo sempre la terapia antibiotica prima del trattamento.
ALVEOLITE POSTESTRATTIVA
Processo infiammatorio di origine infettiva a carico dell’ alveolo dentale che si sviluppa come complicanza di un estrazione. E’ causa di dolore intenso e pulsante, di tipo nevralgico, che s’irradia lungo le branche del trigemino. Può protrarsi per 2/3 settimane dopo l’intervento.
ALVEOLO
È la cavità contenuta nelle ossa mascellari che ospitano gli elementi dentari, gli alveoli dentari.
Può indicare anche la parte terminale dei bronchioli polmonari, gli alveoli polmonari.
ALVEOLO DENTARIO
L’alveolo dentario è quella cavità presente a livello delle ossa mascellari atta a ospitare l’ elemento dentario.
ALVEOLO OSSEO
Cavità ossea dei mascellari in cui è infissa la radice dentale.
AMALGAMA DENTALE O D’ARGENTO
Lega composta di vari metalli, tra cui il mercurio e l’argento, usata per il restauro di denti posteriori cariati. A parte alcune specifiche applicazioni, oggi viene sostituita da materiali più estetici come ceramiche o resine composite. La percentuale approssimativa degli elementi che la compongono e’ la seguente: Mercurio Hg 50% Argento Ag 35% Stagno Sn 13% Rame Cu 0-3% Zinco Zn 0-1%.
AMELOBLASTOMA
Cellula epiteliale, dalla forma cilindrica, che forma lo strato interno dell’organo dello smalto; gli adamantoblasti, disposti su un unico strato, sono deputati alla formazione dello smalto, che avviene con la produzione e la secrezione da parte degli adamantoblasti di una proteina, sulla quale si depositano i sali minerali.
AMELOGENESI IMPERFETTA
L’amelogenesi imperfetta (AI) è una malattia dello sviluppo che colpisce sia la struttura che l’aspetto dello smalto di tutti o quasi tutti i denti e che si può associare ad altre alterazioni biochimiche o morfologiche in altre parti del corpo.
ANAMNESI
La storia clinica di un paziente o di una malattia. E’ un elemento importante in fase di studio del paziente quando viene sottoposto ad una visita. In ambito odontoiatrico, viene richiesto di compilare al paziente un apposito questionario in cui vengono poste domande mirate e finalizzate a conoscere informazioni utili al medico per proporre un piano di cura idoneo ( malattie pregresse, allergie, reazioni ad anestesie, interventi chirurgici subiti nel passato, etc. ).
ANAPLASIA
Modificazioni cellulari regressive verso un tipo cellulare più primitivo ed embrionale. L’anaplasia è un criterio maggiore per definire la malignità dei tumori.
ANASARCA
L’anasarca è un edema diffuso, sottocutaneo, non avente origine infiammatoria. La cute sovrastante appare liscia, tesa e assottigliata.
L’origine di tale condizione è in genere una sindrome nefrosica o un grave scompenso cardiocircolatorio o per insufficienza epatica (conseguente per esempio a cirrosi ).
ANCHILOSI DENTALE
L’anchilosi dentale è un’anomala immobilità, unione o fusione tra i denti e l’osso alveolare. Nel caso di un dente anchilosato, lo spazio parodontale è obliterato in una o più aree localizzate o si è formato un ponte osseo per penetrazione di osso alveolare nel cemento. L’anchilosi dentale impedisce sia l’eruzione che lo spostamento ortodontico del dente.
In un soggetto in crescita, essa è accompagnata da un difetto di crescita della verticale della cresta alveolare e il dente dà l’impressione di essere “sommerso” se messo a confronto con gli altri denti che invece continuano l’eruzione. L’anchilosi dentale è più frequente nei denti decidui piuttosto che nei denti permanenti.
ANCORAGGIO
Si tratta di un procedimento ortodontico che segue allo spostamento dei denti nella nuova posizione voluta e che quindi tende a fissarli in questa nuova posizione. Lo spostamento dei denti viene realizzato mediante l’applicazione di una forza. Queste forze possono essere: molle, elastici (intrarcata o interarcata) o una trazione extraorale. Poiché i denti una volta spostati dalla loro posizione naturale tendono a ritornarci, è importante applicare delle forze che impediscano tale azione naturale.
Per ancoraggio, dunque, si intende qualcosa che si oppone al movimento indesiderato che sempre si crea quando si applica una forza su un dente e che ci deve dare la garanzia che gli altri denti non si spostino.
ANESTESIA INTRALIGAMENTARE
L’anestesia intraligamentare è una tecnica in cui i denti vengono anestetizzati iniettando l’anestetico locale direttamente nello spazio tra l’alveolo osseo e la radice del dente. Con l’anestesia intraligamentare non viene coinvolta un’intera zona, come nel caso dell’anestesia per infiltrazione o della tronculare, ma solo il dente interessato.
ANESTESIA INTRAOSSEA
L’ anestesia intraossea è una tecnica di anestesia locale in cui i denti vengono anestetizzati iniettando l’anestetico direttamente all’interno dell’ osso spugnoso o della midollare ossea posta intorno al dente interessato.
La metodica è molto rapida, l’effetto anestetico si produce in pochi secondi, e viene riservata in particolare ai settori inferiori che a volte presentano resistenza alla normale anestesia plessica per infiltrazione.
ANESTESIA PLESSICA
L’anestesia locale plessica consiste nell’iniettare una sostanza anestetica (di solito mepivacaina o articaina) al di sotto della mucosa orale, in vicinanza del dente su cui occorre lavorare. Si utilizza soprattutto nei denti superiori in quanto l’osso che li sostiene è più poroso e quindi permeabile all’anestetico, che può così raggiungere i nervi che forniscono la sensibilità al dente.
ANGLE – CLASSIFICAZIONE DI
La classificazione delle malocclusioni introdotta da Edward H. Angle stabilisce il criterio della relazione anteroposteriore tra il primo molare permanente superiore e l’ inferiore.
ANISOGNATICO
Condizione in cui mandibola e mascella sono di dimensioni diverse. Solitamente indica individui in cui la mascella è più grande della mandibola.
ANODINI
Sedativi, analgesici
ANODONTIA O ANODONZIA
Totale o parziale dello sviluppo dei denti. L’anodonzia può essere causata da un fattore ereditario oppure da una malattia contratta dalla madre durante la gravidanza o dal bambino nel primo anno di età, che impedisce la formazione dei germi dentali. Può anche essere legata a un processo naturale di evoluzione della dentatura ( perdita dell’incisivo laterale mascellare e dei denti del giudizio). Se l’assenza dei denti è totale, è necessario ricorrere a una protesi dentaria, mentre in caso di anodonzia parziale può essere indicato un ponte o un impianto dentale. La scoperta precoce dell’anodonzia nel bambino, mediante lastre radiologiche, consente di avviare un trattamento ortodontico volto a colmare la zona priva di denti o a predisporla all’inserimento di un ponte. L’assenza di trattamento rischia di dar luogo a una malaocclusione (chiusura alterata tra le arcate dentali superiore e inferiore) e alle relative complicanze.
ANOSSIA
Si definisce con il termine anossia la diminuzione o totale mancanza di ossigeno a livello cellulare.
ANTICORPI
Un anticorpo (più propriamente immunoglobulina) è una proteina con una peculiare struttura quaternaria che le conferisce una forma a “Y”. Gli anticorpi hanno la funzione, nell’ambito del sistema di neutralizzare corpi estranei come virus e batteri, riconoscendo ogni determinante antigenico o epitopo legato al corpo come un bersaglio.
ANTIGENE
Un antigene è una sostanza che induce il sistema immunitario a produrre anticorpi contro di essa. La sostanza può essere di provenienza ambientale o formarsi all’interno del corpo. Il sistema immunitario uccide o neutralizza qualsiasi antigene riconosca come estraneo e potenzialmente dannoso. Il termine antigene letteralmente significa generatore di anticorpi (antibody generator) riferendosi ad una molecola che si lega specificamente ad un anticorpo.
ANTISETTICO
L’ antisettico è un mediante fisico o chimico con la proprietà di impedire o rallentare lo sviluppo dei microbi, all’esterno, sulla superficie o all’interno di un organismo. Il più comune antisettico presente in natura è il calore; le alte temperature sono utilizzate quali antisettico per strumenti ed abbigliamento.
APICALE – FORAME
L’apertura nel punto terminale della radice di un dente attraverso la quale il dente riceve le sue terminazioni nervose e i vasi sanguigni.
APICE RADICOLARE
Area terminale della radice del dente.
APICECTOMIA
L’apicectomia è la rimozione chirurgica dell’ apice radicolare (l’aria terminale della radice del dente) di un dente e dei tessuti circostanti quando gli stessi sono in condizioni patologiche. Tale intervento si effettua per il trattamento delle complicanze di un dente fortemente compromesso quando non è possibile intervenire con un trattamento canalare.
APICOTOMIA
Rischiamento del periapice con rimozione del tessuto ammalato senza asportazione dell’ apice radicolare.
APNEE NOTTURNE
Episodi di apnea notturna si producono quando la lingua è risucchiata contro la parete faringea a causa della pressione negativa prodotta dall’aria inalata, causando l’ occlusione dell’orofaringe. Quando l’ostruzione notturna dura più di 10 secondi e si presenta per più di 5 volte l’ora, il giorno seguente il paziente risentirà dei sintomi di deprivazione del sonno. Le apnee se non trattate, possono causare aumento della pressione sanguigna e altri disturbi cardiovascolari, problemi di memoria, aumento di peso, impotenza, mal di testa. Possono essere anche responsabili di difficoltà di concentrazione al lavoro e incidenti di macchina.
APOXEMENA
Sostanza proveniente dalle tasche parodontali durante un intervento sull’osso.
APPARATO MASTICATORIO
Sistema costituito da tre componenti fondamentali:
1) le articolazioni temporo-mandibolari (ATM)
2) il sistema neuro-muscolare
3) l’apparato dento-parodontale
APPARECCHI FUNZIONALI
Termine che indica una classe di apparecchi rimovibili che utilizzano l’azione muscolare del paziente per produrre forze ortodontiche ed ortopediche.
APPARECCHI ORTODONTICI
Insieme delle parti che vengono incollate fisse ai denti oppure applicate e rimosse dal paziente, la cui funzione è correggere l’allineamento dei denti o regolare la crescita dei mascellari. Ogni dispositivo usato per influenzare la crescita o la posizione dei denti e dei mascellari può essere definito apparecchio ortodontico.
APPARECCHIO INVISIBILE
Apparecchio ortodontico (vedi) che non si nota quando applicato. Si tratta normalmente di un sistema di mascherine invisibili ( fino a 40 ), costruite con l’obbiettivo di riportare a piccoli passi i denti nella posizione voluta. Con tali sistemi si riesce a curare molti ma non tutti i problemi ortodontici con una resa estetica molto superiore a quella permessa dagli apparecchi tradizionali.
APPARECCHIO LINGUALE
Apparecchio ortodontico cosi denominato perche’ composto di attacchi incollati alla superficie interna dei denti, rivolta alla lingua.
ARKANSAS STONE
Si tratta di una particolare fresa, utilizzata sia per affilare le parti taglienti di strumenti dentali che per per rifinire lo smalto e i materiali compositi.
ARTICOLATO
Rapporto dei denti antagonisti dei due mascellari nell’atto di chiusura. Articolato di permuta – Periodo durante il quale avviene la caduta dei denti decidui e la eruzione dei denti permanenti (dentatura mista) Articolato alto (o basso) – Diverso rapporto di altezza delle arcate nella dimensione verticale.
ARTICOLATORE
Dispositivo meccanico usato per replicare sui modelli in gesso delle arcate dentarie i movimenti funzionali dei mascellari.
ARTICOLAZIONE TEMPOROMANDIBOLARE ATM
Struttura mobile che collega l’osso temporale e la mandibola, più precisamente i due condili mandibolari con le cavità o fosse glenoidee che si trovano nell’osso temporale del cranio.
ARTICULARE
Punto su una teleradiografia che interseca il ramo mandibolare (distale) con l’ osso temporale.
ARTRALGIA
Dolore di una articolazione.
ASBESTO
Silicato di Calcio o di magnesio fibroso non combustibile. Si utilizza mescolato al gesso durante le operazioni di saldatura.
ASCESSO
Raccolta circoscritta di pus in una cavità formatasi per distruzione di tessuti, delimitata da una membrana (cencio).
ASCESSO DENTALE
L’ ascesso dentale consiste in una concentrazione di pus che trova collocazione nella radice, nella polpa (pulpite) o nel tratto di un legamento alveolodentario. L’infezione di origine batterica ( bacteroides – anaerobi e streptococchi – aerobi e anaerobi) può essere causata dalla degenerazione di un processo carioso (ascesso periapicale) con o senza formazione di tasca parodontale ( ascesso parodontale laterale). Nel caso di un ascesso gengivale (ascesso della gengiva o del periostio) la gengiva appare gonfia ed arrossata, questo tipo di ascesso può aprirsi naturalmente o può rendersi necessaria un’incisione.
ASCESSO GENGIVALE (vedi ascesso dentale)
ASCESSO PARODONTALE
Localizzato nella gengiva (corion), tasca ossea o legamento periodontale.
ASCESSO PERIAPICALE
Raccolta di pus che si forma inizialmente intorno all’apice radicolare e che tende a propagarsi ai tessuti circostanti e ad esteriorizzare (fistola) attraverso la gengiva e le parti molli. Le cause infettive sono le più frequenti. I materiali settici, contenuti nel canale radicolare, germi e tossine, possono migrare verso i tessuti periapicali attraverso il canale radicolare e determinare la reazione infiammatoria. La radiografia del dente affetto può evidenziare un area di osteolisi periapicale (rarefazione ossea periapicale).
ASSE CERNIERA
Linea immaginaria fra i condili intorno alla quale la mandibola può ruotare senza movimenti traslatori. Movimento di rotazione pura della mandibola dalla posizione di relazione centrica, intorno all’ asse cerniera.
ATRESIA
Assenza o chiusura di una apertura normale.
ATROFIA
Diminuzione progressiva di cellule, tessuti, organo.
ATTACCO
Dispositivo per la fissazione o stabilizzazione di una protesi rimovibile.
ATTACCO EPITELIALE
La continuazione dell’epitelio del solco gengivale che è unito alle strutture dentarie (alla base del solco o tasca).
ATTACCO ORTODONTICO
Componente dell’ apparecchio ortodontico fisso che viene incollato ai denti.
ATTIVATORE
Apparecchio miofunzionale removibile per la terapia delle disgnazie. Agisce trasmettendo passivamente forze attivate dalla funzionalità muscolare e trasmesse ai denti e ai processi alveolari.
ATTRITO
Consumo di sostanza dentale dovuto alla normale attività (masticare, mordere, etc.).
AUTOPOLIMERIZZAZIONE
Che polimerizza senza il concorso di calore esterno ma con l’aggiunta di un catalizzatore che accelera o ritarda la reazione chimica del processo.
AXENICO
Senza flora estranea.
AXHAUSEN (metodo di A.)
Tecnica chirurgica per la chiusura di comunicazioni e fistole oro-sinusali.
B
BACTERIUM MELANINOGENICUS
Bacterium melaninogenicus: diplobacillo gramnegativo, anaerobico spesso associato a parodontopatie.
BAELZ (malattia di)
Caratterizzata da apapule indolori sulla mucosa labiale.
BALANCING (in protesi)
Che non lavora, bilanciante.
BALLARD – WYLIE ( indice di )
Indice utilizzato in dentatura mista perchè permette di prevedere la dimensione che avranno il canino ed i due premolari non ancora erotti, a partire dalla somma dei diametri mesio-distali dei quattro incisivi inferiori .
BANDA
Anello in acciaio inossidabile fissato ai singoli denti con cementi all’ossifosfato o vetroionomerici (ortodonzia).
BASALIOMA
Cancro a cellule basali, anche cancroide.
BASE – PLATE
Placca o armatura di una protesi dentaria alla quale sono fissati i denti per la prova durante le fasi di costruzione.
1BASION
Punto mediano del bordo anteriore del grande foro rotondo.
BASOFILIA
Per basofilia in campo medico, si intende una elevata concentrazione dei basofili nel sangue, superiore come concentrazione a 100 mm cubici.
BASS ( Tecnica di )
Spazzolamento delle facce laterali dei denti. Lo spazzolino va inclinato di 45° rispetto all’asse lungo del dente (tecnica di Bass), per permettere alle setole di rimuovere la placca batterica dal solco gengivale, e passato con un movimento rotatorio.
Spazzolamento delle superfici interne (linguali) dei denti anteriori superiori.
Considerato lo spazio ristretto di questa zona, lo spazzolino va applicato per il lato più corto.
Spazzolamento delle superfici occlusali dei denti posteriori.
E’ di estrema importanza effettuare tale passaggio per rimuovere la placca batterica dai solchi occlusali di molari e premolari. Queste aree sono le più predisposte alla carie.
BEHCET (sindome di)
Dermopatia autoimmune carattizzata anche da lacerazioni orali.
BENNET (movimento di)
Spostamento laterale del condilo del lato lavorante, nel movimento di lateralità della mandibola.
BILANCIANTE (lato)
Lato opposto al lato lavorante, abitualmente è il lato verso il quale è spostata la mandibola.
BIOAMPUTAZIONE
Escissione della polpa sotto anestesia e conservazione del tratto radicolare.
BIONATOR
Apparecchio ortodontico mobile progettato per correggere squilibri funzionali e scheletrici antero-posteriori fra la mascella e la mandibola.
BITE – BYTE
In inglese vuol dire morso ed indica genericamente qualunque cosa si frapponga fra i denti. Ne esistono molte tipologie da quelli preconfezionati a quelli individuali. A Roma Quattro capita spesso che per le esigenze del paziente si consigli un Bite preconfezionato se non si ravvisa la necessità di uno individuale, il che permette risparmi di costo.
Altri termini che indicano più o meno la stessa cosa possono essere bite plane, Michigan, splint, ecc. Sostanzialmente, a parte eccezioni, il bite individuale serve a modificare il combaciamento tra arcata dentaria, mascellare e mandibolare, allo scopo di ritrovare una posizione perduta o al fine di rendere possibile una guarigione o il ricondizionamento neuro muscolare ed articolare. Può servire anche per ristabilire posture perdute e quindi in relazione a cefalee, mal di schiena, dolori cervicali, torcicolli, formicolii alle estremità, vertigini, ed apnee notturne. In casi di questo genere consigliamo oltre all’utilizzo del bite adatto alla bisogna anche qualche seduta fisioterapica con un professionista esterno su appuntamento. Un altro caso molto frequente di utilizzo del bite è quello per casi di bruxismo (un fenomeno per cui soprattutto durante il sonno il soggetto è uso digrignare i denti).
Infine è opportuno sottolineare che tale apparecchio non altera l’aspetto esteriore e quindi non risulta inestetico per la gran parte dei casi.
BITEWING
Pellicola radiografica che evidenzia un gruppo di tre o quattro corone dentarie e le antagoniste per la ricerca di processi cariosi interprossimali.
BLACK
E’ una classificazione delle tipologie di carie comunemente riscontrate in varie classi, che sono:
I classe: cavità situata a livello delle depressioni anatomiche dei denti; interessa cioè i solchi e le fossette nella superficie occlusale di premolari e molari, i forami ciechi a livello vestibolare o linguale dei molari e le fossette di incisivi e canini.
II classe: cavità della superficie interprossimale di premolari e molari.
III classe: cavità della superficie interprossimale di incisivi e canini, senza interessamento dell’angolo incisale.
IV classe: cavità della superficie interprossimale di incisivi e canini, con interessamento dell’angolo incisale.
V classe: cavità del terzo gengivale delle superfici vestibolari e linguali di tutti i denti.
VI classe: cavità del margine incisivo dei denti anteriori o sulle sommità delle cuspidi dei denti posteriori
BLASTOMA
Tumore che si manifesta con una escrescenza isolata localizzata.
BODILY MOVEMENT
Spostamento corporeo di un dente, quando cioè anche l’apice è spostato dalla sua sede.
BOLTON INDICE DI
L’indice di Bolton è un rapporto tra la grandezza dei denti inferiori e quella dei denti superiori.
BRACHI FACCIALE
Tipologia facciale caratterizzata da dimensione verticale ridotta.
BRACHIODONTO
Che ha i denti corti.
BRACKET
Attacco metallico fissato al dente, in modo da sostenere l’ arco ortodontico.
BRUNITORE
Strumento usato per modellare l’ amalgama appena inserita nella cavità da otturare.
BRUXISMO
Scontrazione esercitata inconsciamente durante la notte o di giorno dai muscoli elevatori della mandibola sotto l’influenza di determinati stati nervosi. A livello delle arcate ne conseguono pressioni, frizioni, digrignamenti che si ripercuotono negativamente sulle superfici dentarie e sul parodonto (abrasione e riassorbimento).
BRUXISTA
Colui che Bruxa ( VEDI VOCE PRECEDENTE )
C
CALCIO (idrossi di, CA(OH)2)
Stimola l’attività vitale degli odontoblasti produttori di dentina secondaria. Indicato per incappucciamenti diretti ed indiretti della polpa.
CANALARE – TERAPIA
Una terapia canalare (anche nota come trattamento endodontico) è necessaria quando la parte interna del dente (la polpa) è danneggiata o infetta a causa della carie o di una ferita. Se la polpa si infetta, l’infezione si può diffondere attraverso i canali e può condurre ad un ascesso.
Se la terapia canalare non è effettuata, l’infezione si può ulteriormente diffondere e può alla fine essere necessario estrarre il dente. Il trattamento è indolore, perché si usa un anestetico locale. Le sensazioni che si provano sono del tutto simili a quelle associate ad una otturazione.
Lo scopo del trattamento è quello di rimuovere tutte le infezioni dai canali radicolari. Successivamente i canali vengono puliti e riempiti per prevenire qualsiasi successiva infezione.
Le terapie canalari sono interventi specialistici che richiedono professionalità, cura, attenzione e quindi tempo. A seconda dello specialista, delle metodiche e dell’abilità possono essere richieste più di una seduta con lo specialista di endodonzia. Le fasi terapeutiche prevedono normalmente dapprima la rimozione della polpa infetta e di eventuali ascessi. I canali radicolari sono successivamente puliti per essere poi riempiti. Può essere necessario utilizzare un riempimento provvisorio per lasciare stabilizzare il dente.
Dopo aver controllato che non esistano più segni di infezioni, il dente può venire riempito definitivamente. Dopo la terapia, l’aspetto del dente è uguale a quello che aveva prima della cura.
In passato una radice trattata poteva scurirsi dopo il trattamento. Comunque oggi, con le moderne tecniche, questo normalmente non capita. Anche se con il decorrere del tempo vi fosse una qualche decolorazione, esistono numerose possibilità di ripristinare il colore naturale del dente.
Le terapie canalari sono di solito trattamenti efficaci. Tuttavia se l’infezione dovesse ripresentarsi il trattamento può essere ripetuto.
L’unica alternativa all’endodonzia è l’estrazione del dente. Se anche questa non avvenisse l’infezione si diffonderebbe fino ad uccidere la polpa. Il dente potrebbe anche non far più male fin tanto che l’infezione non dia luogo ad un ascesso e a quel punto anche il dolore riprenderebbe più acuto e persistente.
Anche se a qualcuno potrebbe venire in mente che sia meglio un’estrazione, è certamente sempre meglio conservare quanti più denti propri è possibile.
Poiché il dente è comunque meno forte di prima, è buona norma rinforzarlo con una corona.
La terapia canalare è una terapia specialistica endodontica che normalmente richiede una specifica competenza e specializzazione per essere eseguita. Meglio affidarsi a medici che la praticano frequentemente e con successo. Accade spesso che la faccia meglio uno specialista, anche giovane sia pur di esperienza, che un senior magari specializzato in chirurgia implantare.
La cura e l’attenzione per un dente che ha subito un trattamento endodontico sono le stesse di quelle per un qualsiasi dente sano. Ricordarsi di lavare i denti almeno due volte al giorno e preferibilmente con un dentifricio fluorato. Ridurre il consumo di zuccheri soprattutto fuori dai pasti. Non trascurare le visite di controllo periodiche convenute con il proprio dentista di fiducia.
CANALE RADICOLARE
Il canale radicolare è la cavità cilindrica che percorre interamente la radice degli elementi dentari, aprendosi tramite un forame coronale verso la camera pulpare, mentre dalla parte opposta un ulteriore forame apre la comunicazione con il parodonto.
All’interno del canale decorre il fascio vascolo-nervoso del dente, che provvede a garantire nutrimento e sensibilità all’elemento dentario.
CANDIDA ALBICANS ( Monilia albicans)
Fungo abituale ospite del cavo orale, capace di assumere un ruolo patogeno ( monoliasi orale o sistematica).
CANDIDA ORALE
E’ la più comune infezione micotica del cavo orale. Affezione dovuta ad infezione da miceti del genere Candida. Il principale responsabile è la Candida Albicans (90% dei casi), un fungo che si riscontra nella flora saprofita normalmente presente nella mucosa orale e gastrointestinale del 40-60% dei pazienti sani.
CAPDEPONT ( malattia di )
Malattia dei bambini caratterizzata da ipotricosi, con capelli radi e secchi, mancato o ridotto sviluppo dei denti, ridotta o assente sudorazione, con cute secca e asciutta; sono frequenti anche disturbi della fonazione.
CARABELLI (tubercolo del)
Cuspide supplementare talvolta sulla regione mesiolinguale del 1° molare superiore.
CARCINOMA
Con il termine carcinoma si identifica in medicina un tumore maligno di origine epiteliale. Cioè una neoplasia (formazione patologica di nuove cellule) maligna (che tende ad infiltrare i tessuti circostanti e a dare origine a metastasi ) che dal punto di vista istologico risulta derivare da un qualunque tessuto epiteliale, sia esso tessuto di rivestimento (mucose, pelle) o ghiandolare.
Qualora interessi gli epiteli ghiandolari si parla di adenocarcinoma
Il carcinoma è un tipo istologico di tumore (una neoplasia epiteliale maligna); è dunque errato usare tale termine, come spesso accade, quale sinonimo di cancro.
CARIE
Per carie dentaria s’intende la formazione di una cavità più o meno profonda che dalla superficie del dente si estende in profondità fino ad intaccare la polpa nei casi più gravi. La carie è appunto penetrante se ha raggiunto la polpa e semplice in caso contrario. Il sintomo più frequente della carie semplice è una pronunciata sensibilità del dente al caldo e al freddo o ai cibi particolarmente dolci, salati o aciduli. Nei casi più gravi compare anche un dolore più o meno forte fino ad arrivare, nel caso di una grossa infiammazione della polpa dentaria, alla così detta polpite acuta. Per evitare tale degenerazione è opportuno evitare l’abuso di cibi poco consistenti e molto ricchi di zuccheri raffinati; effettuare una corretta igiene orale; e soprattutto effettuare con una certa regolarità visite dal dentista.
A questo fine ricordiamo che nella nostra clinica le visite periodiche sono gratuite, e che nel caso in cui non si ravvisasse nel corso della visita la necessità di effettuare alcun trattamento, sarà offerta una igiene gratuita al paziente.
CARIE DEL COLLETTO
Particolare lesione cariosa che interessa il colletto del dente, area dove la corona si congiunge con la radice e lo smalto coronale sfuma nel cemento radicolare.
CARIE DENTARIA
Malattia del dente che ne provoca la progressiva distruzione. E‘ un processo patologico irreversibile del dente, caratterizzato da demineralizzazione dei componenti inorganici e dalla distruzione di quelli organici. I batteri, in particolare lo strept. mutans nutrendosi dei residui degli zuccheri sulla parete dentale, producono l’acido lattico responsabile della demineralizzazione.
CATALASI
Enzima di ossidazione che scompone H2O2 in acqua e ossigeno molecolare. Si trova in tutte le cellule viventi, nel sangue e nella saliva.
CEEFALOMETRIA
La cefalometria (dal greco “misura della testa “) è lo studio delle varie forme dei profili facciali e delle strutture ossee che costituiscono il cranio, in base alla localizzazione di specifici punti di rèpere cefalometrici.
Un’indagine cefalometrica si esegue in base ad una teleradiografia del cranio in proiezione laterale; dalla lastra radiografica si individuano dei precisi punti ossei e, in base alle loro distanze e agli angoli che descrivono i piani passanti per essi, si studiano l’accrescimento facciale, l’occlusione, ed altri parametri. La cefalometria permette di inquadrare il tipo scheletrico di mal occlusione sia in senso sagittale che verticale.
CEMENTO RADICOLARE
Tessuto mineralizzato che ricopre la parte esterna della radice (dentina radicolare) dal colletto del dente all’apice. Fa parte del parodonto; vi si inseriscono le fibre periodontali /fibre di Sharpey).
CEMENTOBLASTA
Cellula che forma la matrice organica del cemento dentario.
CEMENTOCITA
Cellula nella lacuna del cemento cellulare. Deriva dal cementoblasta.
CEMENTOMA
Raro tumore asintomatico e indolore del cemento dentario.
CHAMFER
Spigolo smusso della preparazione a spalla per corona.
CHARTER TECNICA DI
Metodica di spazzolamento dentale simile a quella di Bass. Le setole vengono però appoggiate con una rotazione di 45° in modo tale da non raggiungere le tasche gengivali. Risulta indicata nei pazienti che soffrono di parodontopatie con tasche e pseudotasche.
CHEEK – BITE
Chiave interocclusale.
CHIRURGIA ORALE
Il campo della chirurgia orale è assai vasto e spazia dal più vecchio degli interventi, l’estrazione dentaria, fino alla più innovative tecniche di chirurgia ricostruttiva ossea.
In generale l’opera del chirurgo affianca l’operato del Dentista in molteplici situazioni,per cui all’interno della Chirurgia Orale esistono delle discipline particolari. Le principali discipline sono la chirurgia estrattiva, che si occupa delle estrazioni complesse dei denti, soprattutto se inclusi nell’osso, la chirurgia delle lesioni cistiche e delle neoformazioni benigne del cavo orale e delle ossa mascellari, la chirurgia endodontica che si occupa di trattare le infezioni dell’apice dei denti, la chirurgia pre-protesica che provvede a ottimizzare la morfologia della bocca così che l’Odontoiatra Protesista possa affrontare nel migliore di modi la ricostruzione protesica, soprattutto quella supportata dagli impianti dentari ed infine la chirurgia ortodontica, cioè tutti quegli interventi che aiutano l’Ortodontista nel perseguire il risultato di allineare i denti e creare un rapporto ideale fra le arcate dentarie.
Ancora il Chirurgo Orale si occupa della chirurgia minore del seno mascellare, quando la patologia è sostenuta da problemi dentari, e della chirurgia delle patologie minori delle ghiandole salivari.
Un altro importante compito del Chirurgo Orale all’interno del team odontoiatrico è quello della diagnostica delle lesioni del cavo orale con particolare riguardo alla prevenzione del cancro orale attraverso la diagnostica clinica e l’eventuale esecuzione di biopsie mirate ad una diagnosi istologica / ( Cfr voce Wikipedia )
CHRISTENSEN (fenomeno di)
Nella presa della cera di masticazione per una protesi totale si verifica che nel movimento di propulsione le cere si distaccano fra loro nelle zone posteriori. L’entità del divario è in rapporto alla rapidità del tragitto condilare. Ciò significa che nella costruzione della protesi, quest’ultima deve essere osservata e tenuta nel debito conto.
CISTE
Sacco membranoso contenente un liquido, una sostanza molle, un gas. Esistono cisti di diversa natura.
- dentarie, che interessano un dente o i tessuti di sostegno.
- dentifere (follicolari), che contengono un dente o una parte di denti di provenienza dall’organo dello smalto.
- dermoidi, tumore congenito contenente follicoli pilifari, denti, ghiandole sudoripare, sebacee.
- radicolari che compaiono a livello di una radice, provenienti da un granuloma dentario. Quando un granuloma dentario, durante la sua formazione, casualmente entra in contatto con delle cellule epiteliali, (residuate dalla formazione del dente) chiamate isole epiteliali del Molosseo, queste provvedono a rivestire con una membrana epiteliale, e quindi non riassorbibile, il granuloma stesso, facendolo evolvere in cisti.
- da ritenzione, come di secreto ghiandolare (ranula).
- sebacea, conseguente ad ostruzione di una ghiandola sebacea.
- traumatica, conseguente a ferite o traumi.
- tireoglossa, del canale omonimo.
CISTI
La cisti è una cavità o sacca, normale o patologica, chiusa da una membrana ben distinta contenente un liquido, un gas o un materiale semisolido. Nel caso in sia patologica va tenuto presente che si tratta di un processo infiammatorio e che quindi può essere curata fino a farla scomparire come qualsiasi altra lesione endodontica. Non avendo una sintomatologia dolorosa , normalmente è avvertita dal paziente solo in una fase avanzata, quando raggiunge dimensioni cospicua, a volte si presenta come una tumefazione, e a volte comporta la mobilità del dente. In questi casi è importante intervenire per evitare che il processo coinvolga anche i denti e le radici vicini. La ciste è una di quelle patologie che si possono facilmente controllare prima che degenerino con dei controlli regolari presso il proprio dentista.
CITOLOGIA ESFOLIATIVA
Metodica per il riconoscimento, la valutazione e la diagnosi differenziale dei processi flogistici e degenerativi della mucosa del cavo orale. Il prelievo del materiale viene effettuato con una spatola apposita cui segue la fissazione e colorazione dello striscio secondo Papanicolau.
CITOTOSSICITA‘
Proprietà di una sostanza o di un medicamento di esplicare una azione venefica su una cellula vivente.
CLIVUS
Superficie obliqua della parte interna della base cranica formata dalla superficie posteriore della sella turcica con lo sfenoide e il corpo dell’occipitale (punto di repere in cefalometria ortodontica).
CLOREXIDINA
La clorexidina è un disinfettante chimico ad azione antisettica utile verso una grande tipologia dei batteri; agisce fomentando la permeabilità della membrana batterica alterandone la struttura proteica. E’molto spesso contenuta nei colluttori. Se usata in concentrazioni elevate può alterare il colore dei denti. Un altro effetto collaterale in alcuni casi è l’alterazione del gusto , irritazione orale e sintomi d’allergia.
CLORODONZIA
Colorazione verdasta dei denti decidui in bambini che hanno superato un ittero grave.
CLOROPERCA
Miscela di cloroformio e guttaperca. Otturazione canalare che si ottiene per scioglimento dei coni di guttaperca in una soluzione di cloroformio-resina.
COALESCEZA
Fusione parziale o totale di due follicoli dentari vici che comporta la fusione totale o parziale della corona e della radice.
CODA DI RONDINE
Disegno di cavità per aumentare la ritenzione di una otturazione (linguale o occlusale).
COLLEGE (pinzette di)
Pinzetta odontoiatrica curva sul piatto con estremità appuntite e piatte all’interno.
COLLETTO
L’area del dente dove la corona si congiunge con la radice e lo smalto coronale sfuma nel cemento radicolare.
COMPOSITO
E’ un materiale resinoso usato, in odontoiatria per effettuare otturazioni sui denti cariati.
In questo importante gruppo di materiali, per l’otturazione delle cavità dentali,
si trovano molti composti che differiscono tra loro per caratteristiche e
comportamento nel tempo.
La “polimerizzazione” è la reazione chimica ( attuata con l’ausilio di una speciale lampada ionizzante ) che determina l’indurimento del materiale e, consente d’ottenere un complesso macro molecolare, al termine di una reazione a catena innescata: per energia chimica (catalizzatore + iniziatore), oppure per energia luminosa (foto-polimerizzazione).
I compositi foto-polimerizzanti hanno: minore contrazione d’indurimento, maggiore stabilità cromatica, tempo di lavorazione illimitato e minore porosità (per assenza di bolle d’aria nel loro insieme).
CONTATTO (punto di)
Situato a seconda dell’età nel punto mesiale e distale di due denti contigui.
Costen (sindrome di): disfunzione algico-funzionale, caratterizzata da un insieme di disturbi auricolari o algico facciali conseguenti ad una abrasione patologica ad eziologia variabile, che ingenerano disturbi dell’occlusione che si ripercuotono sulla articolazione temporo-mandibolare.
CONDILO MANDIBOLARE
Il condilo mandibolare è un processo dell’osso mandibolare che si estende a forma di oliva all’estremità superiore di ciascun ramo. Rappresenta la porzione articolare della mandibola che articola con la fossa glenoidea dell’osso temporale. In condizioni fisiologiche l’asse maggiore dei processi ossei è orientato in modo da essere inclinato indietro verso l’osso occipitale.
CONSERVATIVA
L’odontoiatria conservativa è una branca dell’odontoiatria restaurativa che si occupa della cura dei denti cariati, delle procedure per l’eliminazione della carie e di quelle relative alla chiusura delle cavità risultanti dall’eliminazione dello smalto e della dentina cariata, tramite l’utilizzo di appositi materiali.
Le carie possono essere superficiali o profonde. Nel primo caso ci si limita ad asportare parte della dentina e dello smalto interessati dalla carie, otturando il dente con appositi materiali (amalgama d’argento o compositi). L’uso delle amalgame d’argento (a causa del contenuto in mercurio) è stato sostituito ormai dai materiali compositi che per le loro caratteristiche adesive permettono una preparazione della cavità cariosa meno ampia rispetto all’uso dell’amalgama che richiedeva cavità dalle caratteristiche particolari perché fossero ritentive. Nelle carie profonde vi può essere un interessamento della polpa del dente, contenente anche le fibre nervose, e allora si ricorre alla cura canalare detta anche devitalizzazione.
Il termine conservativa indica l’obbiettivo di tali cure, cioè di conservare i denti altrimenti distrutti dalla carie.
CONTATTO PUNTO DI
Situato a seconda dell’età nel punto mesiale e distale di due denti contigui.
CONTENZIONE
La contenzione è la fase successiva alla terapia ortodontica attiva, in cui i denti sono tenuti fermi nella posizione allineata da apparecchi fissi o mobili, chiamati, appunto, di contenzione.
Il tempo usuale della contenzione e di 12 mesi, in accordo con il fatto che le fibre parodontali sopracrestali, interessate nei movimenti di derotazione dei denti e di avvicinamento, rimangono deformate e in tensione per più di 7 mesi dopo la cessazione dello spostamento ortodontico. Diversi fattori possono comunque far variare il tempo di contenzione individuale.
Gli apparecchi di contenzione, perciò, aiutano a mantenere i denti dritti alla fine del trattamento di ortodonzia e se non vengono portati secondo le istruzioni fornite dall’ortodonzista, generalmente nel corso della notte, può succedere che i denti si muovano verso le posizioni che occupavano all’inizio del trattamento.
Tra gli apparecchi di contenzione segnaliamo:
Per l’arcata superiore, la placca rimovibile con arco continuo vestibolare.
Per l’arcata inferiore, il retainer rimovibile canino canino, oppure il filo intrecciato a tre capi (0.195 – 0.215) incollato sulla superficie linguale di incisivi e canini.
Altri efficaci apparecchi di contenzione sono costituiti da mascherine in plastica trasparente, termostampate sui modelli delle arcate dentarie ricavati dalle impronte prese a fine cura.
CORONE DEL DENTE
La corona è la porzione del dente visibile all’interno del cavo orale. Essa è costituita negli strati più profondi dalla polpa, contenuta nella camera pulpare, attorno a questa si trova uno strato di dentina, a sua volta ricoperta da smalto. Quest’ultimo strato è il più esterno e quello comunemente visibile.
COSTEN (sindrome di)
Disfunzione algico-funzionale, caratterizzata da un insieme di disturbi auricolari o algico facciali conseguenti ad una abrasione patologica ad eziologia variabile, che ingenerano disturbi dell’ occlusione che si ripercuotono sulla articolazione temporo-mandibolare.
CRESTA ALVEOLARE O MARGINALE
Parte più coronale dell’alveolo osseo che presenta un aspetto tagliente.
CREVICOLARE
Relativo a un solco, più particolarmente al solco gengivale.
CRIE DENTINARIE
Segno clinico che serve per saggiare la durezza della dentina dopo l’allontanamento delle zone cariate. Si provoca facendo passare la punta della sonda sulle pareti dentali.
CUNNING (doccia di)
Monoblocco utilizzato per immobilizzare le fratture dei mascellari edentuli.
Contatto (punto di): raschiamento per eliminare sostanze estranee dalla parete di una cavità dentaria o patologica con contenuto infetto.
CURA CANALARE
La cura canalare “detta anche trattamento endodontico (l’endodonzia è quella parte dell’odontoiatria che si occupa della prevenzione, diagnosi e trattamento delle malattie e lesioni della polpa dentale) o devitalizzazione” consiste nella rimozione della polpa dentale e dei residui batterici dall’interno del canale radicolare, disinfezione e allargamento dello stesso e successivo riempimento con materiale inerte, in modo da evitare la proliferazione dei batteri al suo interno. Con la cura canalare si possono salvare denti, evitando l’estrazione, anche se particolarmente danneggiati.
CURRETTAGE
Il termine Curettage indica il procedimento di levigatura o “raschiatura” che può avvenire sulla radice per rimuovere il cemento necrotico e allora si parla di Curettage radicolare, o sulla superficie sulculare della gengiva per rimuovere i tessuti molli, allora si parla di Curettage gengivale.
D
DAM POST
Solco che segue il bordo del palato duro di una impronta per ottenere una cresta sulla protesi totale che provveda alla sua perfetta aderenza.
DECIDUI – DENTI
I denti decidui o da latte sono presenti solo nell’infanzia. Successivamente vengono sostituiti dai denti permanenti, che costituiscono la cosiddetta dentatura definitiva.
I denti decidui, di colore bianco latte, sono 20, così suddivisi per ogni arcata dentale:
• 2 incisivi centrali
• 2 incisivi laterali
• 2 canini
• 4 molari
Gli incisivi centrali inferiori sono di solito i primi denti decidui a spuntare tra il 3° e il 6° mese di vita del bambino, mentre gli incisivi superiori erompono leggermente più tardi, di solito tra il 5° e il 7° mese di vita. L’eruzione degli incisivi centrali e laterali delle due arcate si completa, generalmente, entro il primo anno di vita.
L’eruzione dei denti decidui è completa a circa 2 anni e mezzo d’età.
DECKBISS
Disgnazia su base ereditaria caratterizzata da sovraocclusione del gruppo dei denti frontali con o senza distocclusione (Morsus tectus).
DECUBITO
Lesione provocata da apparecchi protesici sulla mucosa orale.
DEEP BITE vedi overbite
Per indicare la posizione allungata dei denti superiori che nella verticale coprono gli inferiori, in occlusione centrica. Serve anche per indicare la relazione verticale delle opposte cuspidi dei denti posteriori.
DEGENERAZIONE
Progressiva distruzione dei tessuti che si accompagna a perdita funzionale e trasformazione della struttura cellulare.
DEGLUTIZIONE (infantile)
Contrariamente a quanto avviene con l’atto della deglutizione dell’adulto dove la mandibola è stabilizzata in contatto occlusale dalla contrazione dei muscoli elevatori innervati dal V paio, cosicchè il miloioideo sospinge la lingua che viene ad appoggiarsi verso l’alto e in avanti mentre il bolo alimentare viene trasportato all’indietro verso l’imbocco dell’esofago. Nel lattante la lingua si inserisce fra le creste alveolari ed entra in contatto con il labbro inferiore, mentre le labbra si contraggono fortemente (Bosma, 1967) si considera anormale o atipica quando essa persiste oltre il 10° anno di vita.
DELAIRE MASCHERA DI
Apparecchio ortopedico per la correzione delle malocclusioni di III classe, costituito da un appoggio fronto-mentoniero, da un dispositivo di ancoraggio all’arcata superiore e da trazioni elastiche tese tra questi due elementi.
DEMINERALIZZAZIONE
La demineralizzazione è una carenza cronica di minerali da parte dell’organismo, spesso dovuta a una alimentazione troppo raffinata, a un eccessivo consumo di carne e zucchero con assoluta insufficienza di frutta e verdura: questa carenza conduce a malattie molto gravi come la colite, rachitismo, arteriosclerosi, debolezza, anemia, depressione, impotenza, stitichezza, diabete, cancro, decalcificazione, squilibrio nervoso.
DEMINERALIZZAZIONE DENTALE
Processo di dissoluzione dell’apatite (fosfato di calcio contenente fluoro e cloro) presente nello smalto del dente (decalcificazione). Può essere associata a diverse patologie; quando si accompagna alla carie è da attribuire alla produzione di acido nella bocca e al concomitante intervento di batteri.
DENS IN DENTE
Anomalia di struttura che colpisce più frequentemente l’inciso laterale o il canino che presenta nella sua cavità pulpare un denticolo i cui tessuti sono invertiti rispetto al normale. Inoltre la polpa comunica sia con il periodonto che con la superficie della corona.
DENTATURA PERMANENTE
La prima dentizione è quella decidua ( vedi alla voce denti decidui ). La seconda dentizione, quella definitiva o permanente, comprende 32 denti.
La dentatura permanente per ciascuna semiarcata si compone di:
- Incisivo centrale;
- Incisivo laterale;
- Canino;
- due Premolari;
- tre Molari.
I primi cinque sono denti succedanei, ovvero sostituiscono i rispettivi denti da latte. I molari invece sono denti supplementari alla dentizione decidua: bisogna infatti considerare la crescita ossea della mandibola e della mascella. Entrambe aumentano considerevolmente le loro dimensioni nel corso dell’età adolescenziale e in quella adulta e questo permette la formazione di uno spazio maggiore sulle arcate, che verrà riempito dai futuri molari. I denti permanenti erompono da un periodo che va dai 6 anni fino ad arrivare a 18 o anche 30 anni e anche qui il momenti dell’eruzione dei diversi denti sono indicativi:
- a 6 anni erompono primi molari superiori;
- a 7 anni, gli incisivi centrali, prima inferiori e poi superiori, e i primi molari inferiori;
- a 8 anni, gli incisivi laterali, prima superiori e poi inferiori;
- tra i 9 e i 12 anni, erompono i canini, i primi e i secondi premolari, con una sequenza differente a seconda dell’arcata;
- a 12 anni, i secondi molari;
- tra i 18 e i 21 anni i terzi molari.
Il primo molare permanente viene facilmente interpretato e trascurato come dente da latte. All’età di sei anni un bambino ha già formati, all’interno delle ossa mascellari, quasi tutti i denti definitivi, con l’esclusione degli ultimi molari. Questi, detti anche denti del giudizio, possono comparire fino a un’età di 30 anni, o possono non comparire mai.
DENTE
Chiamasi dente ognuno degli organi duri e biancastri, sporgenti nel cavo orale, che, nell’uomo e nei vertebrati, sono destinati alla masticazione.
Il dente è formato dalla corona e dalla radice che si congiungono al colletto ; è composto da smalto , dentina e cemento .
All’interno del dente alloggia la polpa , un tessuto formato prevalentemente da vasi sanguigni e nervi che entrano a livello del forame apicale ; ed è circondato e sostenuto dall’apparato parodontale .
DENTI DA LATTE
I denti di latte fanno parte della prima dentizione del bambino. Detti anche di sostituzione perché destinati a cadere per essere sostituiti dai permanenti. Sono chiamati da latte per il loro colore bianco lattescente e perché compaiono in un’età in cui il bambino assume ancora il latte materno. Sono in tutto 20, 10 per ogni arcata dentaria: quattro molari, due canini e quattro incisivi. I primi denti di latte erompono generalmente intorno ai cinque/sei mesi di vita del bambino e gli ultimi verso i tre anni. Ad eruzione completata gli incisivi di latte appaiono spesso separati tra loro da piccoli spazi (diastemi).
DENTI DEL BAMBINO Vedi precedente
DENTI DEL GIUDIZIO
I denti del giudizio sono quattro, uno per ogni emiarcata. Il loro nome deriva dal fatto che erompono nell’età della “maturità di giudizio”, dai 18 anni in poi.
Il dente del giudizio è anche chiamato terzo molare o ottavo. Terzo molare, appunto, perché è il terzo dente della serie molare; ottavo, invece, perché è l’ottavo dente di ogni emiarcata.
Spesso sono mancanti, inclusi o parzialmente erotti.
Al momento della loro eruzione può determinarsi una pericoronite , un’infiammazione della mucosa che ricopre la loro corona.
I denti del giudizio spesso non trovano il loro spazio eruttivo, rimanendo inclusi o seminclusi. La loro frequente estrazione, come conseguenza obbligata, rappresenta da sempre una di quelle procedure che hanno contribuito a rendere l’immagine del dentista poco gradita.
Dal punto di vista tecnico, l’estrazione dei denti del giudizio può richiedere un intervento più o meno invasivo a seconda della posizione del dente e dei suoi rapporti con le strutture anatomiche circostanti. In molti casi, il terzo molare assume una posizione del tutto analoga a quella degli altri molari, e ad essi parallela, e la sua estrazione generalmente non presenta grandi difficoltà, né richiede un approccio chirurgico. Cosa che si traduce in un grande vantaggio per il paziente. Quando, invece, la posizione dei denti del giudizio è orizzontale e perpendicolare all’asse del dente contiguo, la loro estrazione è più problematica, e richiede un approccio chirurgico ben consapevole dell’anatomia della zona e della tecnica di estrazione più veloce e più “innocua” per il paziente. In ogni caso, il dolore e il gonfiore che seguono l’intervento di estrazione dei denti del giudizio durano solo qualche giorno, e già nella terza giornata, solitamente, tutto torna alla normalità. La terapia farmacologia, poi, fornisce un validissimo supporto, mettendo al riparo da infezioni batteriche con l’assunzione dell’antibiotico, e minimizzando i sintomi dell’infiammazione postoperatoria grazie agli antidolorifici-antiinfiammatori.
DENTI INCLUSI
Sono denti privi della possibilità di erompere naturalmente. Possono essere totalmente ricoperti da osso (inclusione ossea), o in parte da mucosa (inclusione osteomucosa). In ordine di frequenza possono rimanere inclusi gli ottavi superiori, gli inferiori, i canini superiori, occasionalmente gli altri.
DENTICOLO
Dente di volume ridotto che si può trovare nella camera pulpare di un dente o comunque al posto dell’incisivo laterale o del terzo molare. Può essere composto sia da dentina irregolare (denticolo vero), o può trattarsi di una calcificazione ectopica di tessuto pulpare (denticolo falso).
DENTIERA
Con il termine dentiera si indica la protesi in resina rimovibile che si applica nei casi di edentulia (mancanza di denti) totale, la cui tenuta è dovuta alla precisa conformazione dei bordi rispetto alla linea mucogengivale.
DENTIFRICIO
Il dentifricio è una sostanza che si utilizza come coadiuvante nell’igiene orale domiciliare.
Fluorato
L’abitudine di lavarsi i denti con un dentifricio nella cui formula è contenuto il fluoro è benefica in quanto questo minerale penetra gli strati più superficiali dello smalto e si lega agli ioni calcio che formano l’idrossiapatite, ancorandoli insieme, in modo da renderli più resistenti allo sfaldamento da parte degli acidi della placca. Un dentifricio fluorato è pertanto più efficace nella prevenzione della carie dentaria rispetto al dentifricio non fluorato, purché siano rispettate le seguenti condizioni: il contatto tra il dentifricio e il dente non deve essere troppo fuggevole; il dentifricio deve contenere costantemente il fluoro sotto forma di sale solubile; il tenore di fluoruro sodico, potassico del dentifricio deve risultare sufficientemente elevato (0,50%).
Abrasività di un dentifricio
Un’altra importante caratteristica che deve avere un dentifricio è la bassa abrasività: per levigare le superfici dure del dente senza danneggiarlo. Rendere liscia e lucida la superficie dello smalto previene la formazione di macchie e il trattenimento della placca batterica. Sempre più dentifrici indicano il loro grado di abrasività sulla confezione con una sigla che è l’acronimo di Relative Dentin Abrasivity (RDA): esso non dovrebbe superare 100. Al disopra di questo valore il potere abrasivo del dentifricio sarebbe troppo elevato e, nel tempo, potrebbe causare danni allo smalto.
Valori RDA dei comuni dentifrici
Dentifrici sbiancanti
Il ruolo dei dentifrici sbiancanti dovrebbe essere quello di liberare i denti dalla patina scura e riportarli al bianco splendente. Quando questo è ottenuto attraverso l’abrasione, però, il rischio è di abradere lo smalto dei denti che ne costituisce la principale protezione. I dentifrici sbiancanti, generalmente, hanno valori di RDA raddoppiati rispetto alle normali paste dentifricie e pertanto il doppio di abrasività.
Nell’acquisto di un dentifricio è perciò importante non lasciarsi fuorviare dalla pubblicità, ma tenere in considerazione questo valore. Nella maggior parte dei casi, quando l’igiene orale viene eseguita giornalmente, non vi è alcuna necessità di utilizzare dentifrici con alto indice di abrasività. Un dentifricio fortemente abrasivo, oltre a consumare la superficie dello smalto, può favorire il fenomeno della ipersensibilità del dente alle temperature e al contatto (ipersensibilità dentinale), localizzata in prevalenza nelle aree dove lo smalto è naturalmente più sottile: al colletto dentale.
DENTIFRICIO FLUORATO vedi dentifricio
DENTIFRICIO SBIANCANTE vedi dentifricio
DENTINA
Tessuto dentale immediatamente sottostante la superficie dello smalto a livello della corona e del cemento a livello della radice. E’ percorsa dai canali radiali chiamati tubuli dentinali al cui interno sono situati i prolungamenti degli odontoblasti. Racchiude la polpa dentaria. È detta anche avorio o sostanza eburnea.
DENTINOMA
Dentinoma Raro tumore del dente, a comportamento benigno: è una varietà di odontoma costituito da piccoli ammassi di dentina imperfetta contenuti in uno stroma connettivale.
DENTISTA PEDIATRICO
Il dentista pediatrico, detto anche pedodontista, si dedica alla cura dei problemi odontoiatrici dei bambini dall’infanzia all’adolescenza.
DENTISTICI
Suffisso che sta ad indicare l’inerenza con l’odontoiatria: glossario o dizionario dei termini dentistici, riuniti dentistici, studi dentistici.
DENTISTICO
Suffisso che sta ad indicare l’inerenza con l’odontoiatria.
DENTIZIONE Vedi alle voci denti decidui e denti permanenti.
Termine che indica lo sviluppo dei denti e la loro eruzione in bocca. Nell’uomo esistono due differenti dentizioni che si succedono nel tempo.
DENTIZIONE MISTA
Fase della dentizione in cui sono presenti in arcata sia denti di latte che permanenti.
DESMODONTO
Tessuto connettivo fibroso, situato tra l’osso alveolare ed il cemento della radice, che assicura la stabilità del dente all’interno dell’alveolo. Sin.: legamento alveolo-dentario.
DETARTRASI Vedi anche alla voce ablazione del tartaro
L’ablazione del tartaro o detartrasi consiste nella rimozione meccanica dei depositi di tartaro sui denti utilizzando uno strumento odontoiatrico che raschia la formazione dai denti. Tale strumento (curette) può anche essere elettrico, a ultrasuoni, l’utilizzo è dovuto all’eliminazione degli agenti eziologici che causano infiammazione.
DEVITALIZZAZIONE Vedi alla voce endodonzia e cura canalare
DIASTEMA INCISIVO
Spazio tra gli incisivi centrali inferiori e che possono trovare origine da diverse cause, esempio malocclusioni, frenulo ,labiale, sindromi genetiche, assenza di elementi vicini, naturalmente per la loro antiesteticità anche se non sono patologie gravi risultano particolarmente invise ai pazienti.
DIFENILIDANTONIA (o fenitoina)
Antiepilettico indicato soprattutto nel grande male e nell’epilessia psicomotoria. Alle dosi terapeutiche non deprime e non modifica le funzioni del sistema nervoso centrale. Ha azione stabilizzante su tutte le membrane eccitabili, inibendo la trasmissione degli impulsi ripetitivi senza modificare le funzioni normali delle cellule eccitabili: blocca quindi la diffusione delle scariche di impulsi provenienti dal focus epilettico. L’azione insorge lentamente, ma dura molto a lungo.È poco tossico e può essere somministrato anche per lungo periodo di tempo. Ad elevate dosi può dare astenia, irritabilità, eruzioni cutanee, nausea e vomito, nistagmo, diplopia. Si assume per via orale. Un pieno effetto anticonvulsivante si stabilisce solo dopo parecchi giorni. Spesso dà luogo ad ingrossamento delle gengive.
DIFIODONTO
Che ha due dentizioni successive, la prima temporanea, la seconda permanente
DIGA IN GOMMA
Sottile foglio di lattice in gomma naturale usato per isolare i denti e non contaminare con l’umidità il campo operativo. L’uso della diga consente di ottenere i migliori risultati possibili in qualsiasi trattamento odontoiatrico.
DIGRIGNAMENTO
Il bruxismo (dal greco βρύκω o βρύχω (brùko), lett. “digrignare i denti“) consiste nel digrignamento dei denti, dovuto alla contrazione della muscolatura masticatoria, soprattutto durante il sonno. Generalmente viene considerato come una parafunzione, ovvero un movimento non finalizzato ad uno scopo.
Il digrignamento perdura per 5-10 secondi e, durante la notte, questo evento può ripetersi varie volte. Tipicamente, l’episodio compare nella fase II del sonno (il che può anche essere evidenziato da artefatti che compaiono sul tracciato elettroencefalografico).
DILACERAZIONE
Lesione causata a un dente che durante il suo sviluppo ha subito un danno o una frattura responsabile di una distorsione senza interruzione della normale calcificazione.
DISFUNZIONE OCCLUSALE
Termine spesso usato per descrivere anormali forze funzionali e contatti impropri tra i denti superiori e inferiori.
DISGIUNTORE PALATALE
Dispositivo ortopedico fisso ad azione meccanica, usato per allargare trasversalmente il mascellare superiore. Nei soggetti in crescita separa le due parti che compongono il mascellare superiore a livello della sutura medio-palatina, che fino all’età di 16/17 anni non è ancora ossificata.
DISGNASIA
Conseguenza di sviluppo irregolare dei mascellari (Andresen) e per indicare irregolarità di posizione dei denti, delle arcate, dell’occlusione, dell’articolato rispetto al cranio e della funzione.
DISINFETTANTE
Agente chimico applicato su superfici inanimate per distruggere i germi.
DISODO
Dicesi della patologia del terzo molare. Eruzione difficoltosa (dentitio difficilis).
DISOSTOSI
Disturbo dell’ossificazione. Insorge per carente o disturbata ossificazione della cartilagine fetale o a seguito di un primario disturbo di sviluppo.
DISPLASIA
Difettosa formazione del dente al momento della sua calcificazione che si evidenzia con l’assenza congenita di alcune sue parti (ipoplasie).
DISRAFIA
Schisi palatina
DISTALE
La superficie del dente più distante dalla linea mediana delle arcate dentarie.
DISTROFIA
Disturbo della nutrizione che agisce sia durante la calcificazione del germe dentario sia sul dente formato, residuando lesioni irreversibili.
DMFT o Dmfs
E’ la somma di denti (teeth) cariati (decayed), mancanti (missing) ed otturati (filled); il Dmfs tiene conto anche delle superfici (surfaces) del dente. Criterio adottato dall’OMS come indice di sanità delle arcate dentarie Il valore massimo del Dmft è 28 (con estensione dei denti del giudizio), mentre il Dmfs risulta 128.
DOLICOGNAZIA
Prognazia del mascellare superiore, caratterizzata da distoocclusione dei molari inferiori.
DRY SOCKET – ALVEOLITE SECCA
L’alveolo è beante con le pareti lucide e grigiastre acutamente dolente a tipo nevralgico.
E
ECTOPIA (dentale)
Anomalia di situazione che concerne denti situati all’interno o all’esterno delle arcate.
EDENTULA – AREA
Zona delle arcate in cui mancano i denti.
EDENTULISMO O EDENTULIA
Mancanza di denti. L’edentulia può essere totale o parziale a seconda che manchino solo alcuni denti o tutti.
EDENTULO – SOGGETTO
E’ detto di soggetto al quale mancano tutti i denti di ambedue le arcate.
EDGE – TO EDGE
Quando i denti superiori non sovrastano gli inferiori, ma toccano fra loro con i margini incisivi.
EDGEWISE
Tecnica ortodontica che fa riferimento alla collocazione «di taglio» del filo rettangolare nel solco dell’attacco (edge = margine, bordo; wise = a modo di).
EDTA
Eticen-diamino-tetra-acetato, agente chelante capace di favorire chimicamente l’allargamento dei canali, sottraendo sali di calcio alle pareti.
EGRESSIONE
Eruzione fisiologica, o patologica dei denti quando è oltrepassato il piano occlusale.
ELASTICI DI SEPARAZIONE
Anelli di plastica che l’ortodonzista applica tra due denti per separarli dal contatto e creare spazio per l’applicazione delle bande ortodontiche.
EMOFILIA
Malattia emorragica costituzionale legata al sesso, caratterizzata da alterazione della tromboplastino-formazione. Nell’emofilico, l’emorragia complicante l’estrazione dentaria rappresenta un’evenienza di estrema gravità.
EMPIEMA
Raccolta di pus in una cavità o in organo cavo.
ENAMELOMA
Tumore dello smalto (perle smaltee).
ENCONDROMA
Tumore cartilagineo all’interno dell’osso dove normalmente non si trova cartilagine.
ENDODONTO
Complesso di cavità macroscopiche pulpo-coronali e pulpo-radicolari (camera pulpare, canale principale, laterali secondari ed accessori) e di cavità microscopiche prolungate nella dentina (tubuli o canicoli).
ENDODONZIA
L’endodonzia è quella branca dell’ odontoiatria che si occupa della terapia dell’endodonto, lo spazio all’interno dell’elemento dentario che contiene la polpa dentaria.
Si ricorre alla terapia endodontica nei casi in cui una lesione sia essa cariosa o anche traumatica, ha determinato una alterazione irreversibile del tessuto pulpare fino alla necrosi stessa. E’ possibile inoltre ricorrere a questa metodica quando un elemento dentario deve essere coinvolto in riabilitazioni protesiche che a causa della notevole riduzione del tessuto dentale stesso potrebbero determinare un’alterazione irreversibile della polpa. I principali trattamenti riguardano i trattamenti canalari per denti con polpa necrotica, devitalizzazioni dei denti compromessi da carie profonda o traumi, pulpoctomie, apicificazioni ed interventi di endodonzia chirurgica per il trattamento di granulomi e ascessi periapicali attraverso la creazione di un lembo chirurgico e altri.
ENDODONZISTA O ENDODONTISTA
Odontoiatra specializzato nella diagnosi e nel trattamento dei traumi ed infezioni della polpa dentale.
L’endodonzia è quella branca dell’odontoiatria che si occupa della morfologia, fisiologia e patologia della polpa dentale e dei tessuti periradicolari. Il suo studio e la sua pratica abbraccia le scienze cliniche e di base, compresa la biologia della polpa normale, nonché l’eziologia, la diagnosi, la prevenzione e il trattamento della patologia e delle lesioni della polpa e delle condizioni peri-radicolari ad esse associate.
ENDOGNAZIA
Posizionamento delle mascella superiore all’interno dell’inferiore
ENTOCONIDE
Cuspide linguale di un molare inferiore.
ENTOCONO
Cuspide linguale posteriore di un molare superiore.
EPITELIO GIUNZIONALE
Altro nome dell’attacco epiteliale.
EPITELIOMA
Tumore che deriva dall’epitelio o composto da cellule epiteliali.
EPULIDE
E’ un iperplasia (cioè la crescita di volume di un organo o di un tessuto a causa dell’aumento del numero delle cellule) del tessuto connettivo della gengiva o del parodonto è tipicamente riscontrabile in gravidanza, uno stato in cui è normale che si abbia un aumento delle gengivite e dell’epulide, appunto. Si tratta di una di quelle patologie che possono almeno in parte essere prevenute con una corretta igiene dentale. E’ importante sottolineare che a cominciare dall’inizio della gravidanza è consigliabile evitare l’uso di colluttori contenenti clorexidina.
EPULIDE GRAVIDICA
Granuloma piogenico gengivale che si sviluppa durante la gravidanza. Il granuloma piogenico è una piccola massa acquisita, rotondeggiante, formata da tessuto di granulazione riccamente vascolarizzato, frequentemente con una superficie ulcerata, che aggetta dalla pelle o dalla mucosa.
ERGONOMIA STOMATOLOGICA
Disciplina che studia l’organizzazione e i corretti criteri gestionali di lavoro nello studio odontoiatrico.
ERITRODONITA
Anomalia caratterizzata da macchie rossastre sulle corone dei denti (nella porfiria o malattia di Gunther).
EROSIONE DENTALE
Dissoluzione della struttura dentale dovuta alla presenza di succhi acidi. E’ spesso accompagnata da attrito e/o abrasione di vario grado. Cibi acidi, come succhi di limone o di frutta dovrebbero essere evitati in pazienti con segni di erosione.
EROSIONI CERVICALI
“Non cariose” , sono conosciute anche come erosioni del colletto dentale, si intende quel processo di abrasione della superficie dello smalto al livello del colletto del dente, dove lo smalto presenta una struttura meno organizzata. Tale processo è spesso conseguenza di traumi meccanici da spazzolamento, o attacchi demineralizzanti di succhi acidi.
EROSIONI CUNEIFORMI
Si formano a livello del colletto dei denti. Hanno forma a cuneo con margini netti, taglienti, con fondo liscio e ben strutturato.
ERUZIONE DENTALE
Processo che porta alla fuoriuscita dei denti dalle gengive.
ESOGNAZIA
Arcata mascellare o mandibolare più ampia del normale.
ESOSTOSI
Iperplasia ossea che si sviluppa all’esterno della superficie ossea o su una radice dentaria.
ESPANSORE PALATALE O DIASTASATORE
Dispositivo ortopedico fisso ad azione meccanica, usato per allargare trasversalmente il mascellare superiore. Nei soggetti in crescita separa le due parti che compongono il mascellare superiore a livello della sutura medio_palatina, che fino all’età di 16/17 anni non è ancora ossificata.
ESSUDATO
Fuoriuscita di liquido e cellule dai capillari e dalle piccole vene dei processi infiammatori.
ESTERASI
Fermenti che formano o scindono esteri (lipasi, fosfatasi e sulfatasi).
ESTETICA DENTALE
Particolare modo di porsi dell’odontoiatra contemporanea nei confronti della pratica quotidiana. In generale si occupa di estetica dentale il professionista che in via prevalente dirige la sua attività di studio verso la valutazione e il trattamento delle molteplici condizioni del sistema dentale che portano ad alterazioni dell’estetica del sorriso.
Porre in risalto questo tipo di approccio serve a compensare l’atteggiamento del passato verso le cure odontoiatriche. C’è stato un tempo in cui la guarigione della carie, della parodontopatia e delle affezioni disfunzionali del sistema masticatorio, era l’obbiettivo principe da raggiungere. Spesso ciò avveniva trascurando importanti difetti residui: il paziente “guarito” poteva non rimanere comunque soddisfatto dell’aspetto del suo sorriso.
Oggi, data la diminuzione in quantità ed importanza delle vere e proprie malattie dentali (grazie alla prevenzione) e all’aumentata attenzione e cura del proprio aspetto estetico, molti dentisti tendono a dedicarsi, spesso in via esclusiva, al trattamento dei difetti che alterano l’estetica dentale.
ESTRAZIONI
L’ estrazione dei denti rappresenta un po’ l’ultima spiaggia dell’odontoiatria, nel senso che viene praticata quando tutte le altre cure dentistiche non sono più efficaci per la salvaguardia del dente che deve essere estratto per evitare possibili estrazioni gravi.
Queste le situazioni tipiche:
- Se il dente ha causato fenomeni infettivi gravi come l’ascesso;
- Quando il dente mostra un granuloma apicale dove non è possibile intervenire chirurgicamente;
- In presenza di radici che non possono più essere utilizzati neanche come monconi e che quindi sono destinati a decomporsi.
Esistono alcune controindicazioni che comunque sono sempre locali e temporanee come le stomatiti e gengiviti.
L’estrazione viene sempre fatta in anestesia locale e può essere estremamente semplice in alcuni casi come molto complicati in altri.
Le complicazioni si verificano se il dente è spaccato in più parti, se è in una posizione scomoda da estrarre, se la sua radice ha forma ad uncino rispetto al nervo, ecc.
A volte può verificarsi come conseguenza una emorragia ma è facilmente risolvibile con l’apposizione di apposite bende o di alcuni punti di sutura (che vanno rimossi nell’arco di una settimana). A meno che non si tratti dei dente del giudizio, il dente estratto va sempre sostituito con una protesi nel minor tempo possibile ,perché la mancanza di un elemento dentale porta i denti vicini e antagonisti a spostarsi nel tentativo di chiudere lo spazio fra loro, il che porta progressivamente a problemi di tipo masticatorio e nel tempo può addirittura comportare danni all’articolazione mandibolare. Nei casi più complessi (molto rari), quando il costo del trattamento potrebbe risultare troppo elevato per il paziente consigliamo al paziente di rivolgersi ad una struttura ospedaliera.
ETEROPLASIA
Anormale formazione di tessuto di struttura e di formazione.
EUGNATICO
Riferito a mascellari di aspetto e conformazione normale.
EUROPROSOPIA
Soggetto con faccia larga.
EUTETTICO
Dicesi di due metalli fra loro solubili allo stato liquido, ma insolubili allo stato solido.
EX IUVANTIBUS
Diagnosi di una malattia ricavata dall’azione di un mezzo specifico.
F
FACCETTE ESTETICHE
Manufatto protesico in ceramica o composito che mediante un processo minimamente invasivo di preparazione della superficie dentale garantisce il miglior risultato estetico e funzionale; sono costituite da sottili strati di ceramica estetica che vengono applicate sulla superficie dentaria con una modesta preparazione e riduzione della stessa.
Le faccette vengono preparate nel laboratorio in base ad un’ impronta di precisione effettuata sugli elementi dentali preparati in bocca al paziente e vengono cementate alla superficie dentaria, il che oltre ad assolvere necessità estetiche ne rinforzano la struttura.
FANS
Farmaci antinfiammatori non steroidei. Vengono suddivisi in salicilici, pirazolici, indolici fenilpropionici, arilacetici ed altri.
FATTORE OSSEO vedi osso
FEDE MALATTIA DI
Ulcerazione sublinguale in forma di papilloma che ricorre nei bambini.
FENOTIPO
Insieme dei caratteri somatici visibili di un essere vivente (statura, colore degli occhi e dei capelli). Sono dovuti in parte all’ereditarietà e in parte all’azione dell’ambiente.
FERULA
Filo metallico liscio e festonato che si adatta, legandolo ai singoli denti, per la contenzione di fratture dei mascellari.
FESTONE GENGIVALE
Porzione di gengiva libera al colletto dei denti dai quali è separata da uno spazio virtuale, il solco gengivo-dentario che comprende la gengiva marginale e le papille, formato dal festone vestibolare linguale e interdentario.
FIBRE
Strutture allungate di tessuto organico fascicolato.
- alveolari, si estendono obliquamente dal cemento immediatamente al di sotto dell’attacco epiteliale sulla cresta alveolare dell’osso alveolare.
- fibre circolari, situate nella gengiva libera, circondano il dente come un anello.
- fibre collagene formano la parte più cospicua del tessuto connettivo gengivale.
- fibre oblique, si estendono dal cemento all’osso obliquamente in senso coronale.
- fibre transettali, si estendono nella zona interprossimale al di sopra della cresta alveolare e si inseriscono nel cemento dei denti adiacenti.
FIBROMATOSI
Produzione eccessiva di tessuto connettivo d’aspetto simile a una neoplasia.
FILE (lima)
Strumento canalare di cui distinguiamo il K-type e l’Hedstroem. La principale differenza tra i due tipi di lime è rappresentata dall’angolo formato tra il margine della spirale dello strumento e la parete del canale che nel K-type file è di 45°, mentre nel Hedstroem file risulta di 90°. Da ciò deriva che la limatura mediante Hedstroem files avviene solo con un movomento di introduzione e di trazione, invece che anche di 1/8 di giro e successiva retrazione come il K-type file.
FILM
Placca accumulata sulle superfici dentarie formata da batteri o precipitato organico della saliva.
FILO INTERDENTALE FIXTURE
Strumento per l’igiene orale, usato per la pulizia meccanica degli spazi interdentali.
FIMBRIA
Frangia p.e. (f.) sottolinguale
FISTOLA GENGIVALE
E’ una lesione che si presenta sulla gengiva al livello dell’apice dentale. Ha l’aspetto di un rilievo che somigli ad un piccolo bottone di colore rossastro e presenta in fase acuta un punto bianco(pus) .Se l’infezione non viene risolta si cronicizza.
FLAPLESS (vedi lembo)
FLOSS TAPE
Filo di seta che bagnato con pomice è usato per pulire li superfici prossimali dei denti.
FLUORIZZAZIONE DELLE ACQUE
Procedimento di addizione di fluoro nelle acque potabili allo scopo di prevenzione delle carie nella popolazione. La fluorizzazione delle acque potabili è praticata in numerosi Paesi, tra cui USA, Australia ed alcune zone della Gran Bretagna.
FLUORO
Metalloide del gruppo alogeno di peso atomico 19. Si trova nel spatofluore. Simbolo chimico F. somministrato per via generale o topica possiede un’efficace azione carioprofilattica.
FLUOROSI DENTALE
Difetto di mineralizzazione dei denti che si presentano nelle forme lievi con piccole screziature biancastre, opache o gessate che possono interessare parte o tutta la corona; nelle forme gravi invece la loro faccia vestibolare presenta un colorito rosso-brunastro. E’ provocata dall’eccessiva ingestione di fluoro contenuto nelle acque o negli alimenti nel periodo di formazione della corona dentale.
FOCALE vedi malattia (f.).
FOETOR ORIS
Alitosi, cacosmia, odore fetido della bocca.
FONDENTE
Sostanza usata in odontotecnica per la fusione dei metalli, che ha la proprietà di aumentare la fluidità e di prevenire l’ossidazione alla superficie dei metalli.
FONES (tecnica di)
Metodica di spazzolamento dentale eseguita ad arcate dentarie chiuse, mentre lo spazzolino viene portato con movimenti circolari dai molari agli incisivi. La parte interna dei denti viene pulita a bocca aperta, con dei movimenti circolari corrispondentemente più piccoli. Risulta indicata in bambini e pazienti privi di tasche gengivali.
FORAME APICALE
L’apertura presente nel punto terminale della radice di un dente attraverso la quale il dente riceve le terminazioni nervose e i vasi sanguigni. E’ un foro che mette in comunicazione l’interno del dente con la zona che circonda la radice.
FORNICE
Recesso più profondo del vestibolo della bocca
FOSSA GLENOIDEA
Depressione o fossa dell’osso temporale nella quale si posiziona il condilo mandibolare ; parte dell’articolazione temporomandibolare (ATM).
FOTOPOLIMERIZZABILE
Materiale che si fa indurire applicandovi una fonte luminosa.
FOTOPOLIMERIZZAZIONE
Polimerizzazione, cioè passaggio dallo stato di monomeri a quello di polimeri (più semplicemente indurimento) indotto dalla luce (cfr. fotopilimerizzabile).
FRAMEWORK
Struttura scheletrica metallica che porta i denti artificiali per formare una protesi.
FRANKEL – APPARECCHIO DI
Il Frankel, chiamato anche morfocorrettore o morforegolatore funzionale, porta il nome dell’autore che lo ha progettato, il Dott. Rolf Frankel. E’ un apparecchio capace di correggere la malocclusione per le modifiche che provoca della cosiddetta matrice funzionale, che, secondo la teoria di Moss, determina l’ambiente biofisico e biomeccanico necessario alla crescita scheletrica dei mascellari e allo sviluppo delle arcate dentarie.
L’apparecchio di Frankel non rivolge la sua azione direttamente verso i denti o verso il tessuto scheletrico, ma piuttosto verso i disordini funzionali associati alle malformazioni dentoscheletriche.
FRATTURA DENTALE
O frattura corono-radicolare, è la rottura di un elemento dentario lungo l’asse orizzontale o verticale, con perdita o meno di porzione di dente, tale frattura causata da un trauma di qualsiasi tipo e natura può verificarsi lungo l’intera superficie del dente, ecco perché conosciuta come corono-radicolare.
FREE – WAY SPACE
distanza tra due superfici occlusali dei denti del mascellare e della mandibola, quando la mandibola si trova nella sua posizione fisiologica di riposo.
FREMITO (di Smreker)
Vibrazione della radice durante la percussione di un dente non vitale, con lesione del periapice.
FRENULECTOMIA
Con il termine frenulectomia s’intende la rimozione o il riposizionamento chirurgico di un frenulo. In ortodonzia l’intervento di frenulectomia si esegue per facilitare la stabilità delle posizioni dentali una volta chiuso un diastema incisivo (frenulo mediano) se è presente un frenulo “tetto-labiale”, o per alleviare la trazione esercitata verso il basso sulla lingua (frenulo linguale) da un frenulo corto linguale. L’intervento di escissione del frenulo è previsto anche quando interferisce con un apparecchio protesico o provoca recessioni della gengiva o contribuisce a causare danni parodontali.
FRENULO
Il frenulo è un sottile filamento composto da fibre muscolari coperte da una membrana mucosa, che congiunge le guance, le labbra e la lingua alla mucosa dentale. Il frenulo può essere escisso (frenulectomia – frenectomia – frenotomia) o riposizionato (frenuloplastica) quando limita la mobilità della lingua fino a provocare anchiloglossia; quando contribuisce alla formazione di uno spazio tra i denti (diastema); quando interferisce con i bordi di una protesi; quando contribuisce a provocare danni parodontali o recessioni gengivali.
FUNZIONALE APPARECCHIO
Ogni dispositivo, rimovibile o fisso, progettato per effettuare cambiamenti dentali o scheletrici modificando ed utilizzando le forze neuromuscolari proprie del sistema stomatognatico (ad esempio Attivatore, Bionator).
G
GARANGEOT
Inventore della chiave di G. (1688-1759) per le avulsioni dei denti.
GATES PRESA DI
Strumento endodontico costituito da uno stelo con punta elicoidale lavorante che reca all’apice un brevissimo tratto liscio. Viene utilizzata per la preparazione del terzo medio del canalare.
GEL
Colloide di aspetto semisolido o gelatinoso.
- G. irreversibile, colloide che trasformato non può più ritornare al suo stato iniziale.
GENGIVA
Tessuto fibroso ricoperto da mucosa che circonda i colletti dei denti e si congiunge con il legamento periodontale.
GENGIVA ADERENTE
E’ la continuazione della gengiva marginale
GENGIVA LIBERA
Delimita a livello del colletto il confine tra la corona (parte libera del dente) e la radice (che non si vede, coperta e sostenuta da tessuti molli e da osso alveolare)
GENGIVA MARGINALE
Circonda i denti a mo’ di collare, costituisce la parete molle del solco gengivale (vedi) e normalmente è poco più alta di 1 mm.
GENGIVA SULCULARE
Altro nome della gengiva marginale.
GENGIVALE
Aggettivo che sta ad indicare qualcosa di proprietà della gengiva, che riguarda la gengiva. Solco gengivale, Tasca gengivale, Recessione gengivale.
GENGIVE IPERPLASTICHE
Si caratterizzano per un aumento di volume di natura non infiammatoria, che non dipende da fattori irritativi locali, per incremento nel numero delle cellule.
GENGIVE IPERTROFICHE
Si caratterizzano per un aumento di volume causato da cattiva igiene orale. Il quadro della gengivite ipertrofica in realtà è più complesso.
GENGIVECTOMIA
Escissione chirurgica della gengiva a livello dell’attacco per la creazione di una nuova gengiva marginale (vedi). Procedura utilizzata per eliminare tasche gengivali o tasche parodontali o per procurare un accesso ai tessuti parodontali per interventi chirurgici o per guadagnare l’accesso necessario alla rimozione del tartaro (vedi) all’interno delle tasche.
GENGIVITE
Tessuto gengivale infiammato e sanguinante, più di frequente causato dalle tossine batteriche della placca. Se non trattata la gengivite può portare alla parodontite (vedi).
GENGIVOPLASTICA
Rimodellamento chirurgico della gengiva e della papilla (vedi) per la correzione di deformità e per portare la gengiva ad assumere una forma e una funzione normali.
GENIO
Prefisso per indicare mento.
GENIOPLASTICA
Chirurgia plastica del mento.
GENOTIPO – IDIOTIPO
Somma di tutti i fattori ereditari, in contrapposto al fenotipo.
GERMECTOMIA
L’intervento di germectomia consiste nell’asportazione chirurgica, generalmente in anestesia locale, del germe di un dente permanente. Si effettua più spesso sui denti del giudizio in formazione, prima che si formi la radice. La germectomia del terzo molare trova indicazione in ortodonzia, anche se la questione riguardante i rischi/benefici è tuttora controversa, per prevenire i rischi da inclusione in caso di deficit di spazio, o l’affollamento tardivo post trattamento legato alla spinta eruttiva. L’età più appropriata per l’intervento di germectomia dell’ottavo è tra i 12 e i 16 anni.
GINGLIMO
Articolazione a cerniera che permette di effettuare solo movimenti in avanti ed in dietro.
GLABELLA
Punto antropologico più prominente dell’osso frontale fra i due archi ciliali.
GLENOIDALE
Fossa glenoidale dell’articolazione temporo-mandibolare.
GLENOIDE – FOSSA
Depressione dell’osso temporale nella quale si posiziona il condilo mandibolare; parte dell’articolazione temporomandibolare (ATM).
GLOSSITE
La glossite è un’infiammazione acuta o cronica della lingua i cui sintomi sono: dolore, arrossamento e gonfiore. In corso di glossite la lingua perde la sua apparenza rugosa e si presenta levigata per via del fatto che le papille che ne rivestono il dorso tendono a diminuire di volume fino a scomparire. Può presentarsi come affezione primaria oppure come sintomo di altri disturbi.
La lingua di chi è affetto da glossite appare liscia, gonfia, arrossata, dolente, la sensazione che avverte in particolare è di bruciore, come se fosse scottata. In alcuni casi può essere asintomatica. Forme particolari di glossite sono la lingua a carta geografica, anche conosciuta come glossite migrante benigna, la glossite losangica mediana, difetto di sviluppo embrionale piuttosto che processo infiammatorio, e la lingua nigra villosa. In quest’ultima forma la lingua appare ricoperta di peluria nerastra a causa dell’allungamento e della discolorazione delle papille filiformi.
GLOSSITE ROMBOIDE MEDIANA
E’ un’alterazione di sviluppo embriologico della lingua che, pur essendo definita glossite, non ha carattere patologico particolare. Si riconosce per la presenza sul dorso della lingua di una zona mediana di colore rosso scuro a forma grossolanamente romboide.
GNATHION
Punto più basso sul bordo inferiore della mandibola sul piano mediano.
GNATOLOGIA
Branca della odontologia che studia il sistema masticatorio dal punto di vista fisiologico, dei suoi disturbi funzionali. Prevede il trattamento occlusale con apparecchiature che registrano i movimenti mandibolari nelle varie escursioni, posizione e rapporti intermascellari per una funzionalità gnatica ottimale.
GNOTOBIOTA
Flora e fauna comune (da gnotos e biota). E’ riferito ad animali da esperimento cosiddetti axenici (senza germi) che inoculati con una sola specie batterica diventano gnotobioti.
GOETHE OSSO DI
Osso intermascellare.
GONFOSI
Rapporto articolare secondo incastro cilindrico-conico tra radice dentale ed alveolo.
GONION
Punto antropologico all’incrocio della orizzontale mandibolare e verticale del ramo, situato nel punto più esterno dell’angolo mandibolare.
GOSHGARIAN
Barra palatale utilizzata in ortodonzia per correggere le rotazioni, espandere, contrarre ed inclinare le radici buccali dei primi molari permanenti superiori.
GRAFT
Innesto di tessuto per riparare una perdita di sostanza.
GRANULOMA
Il granuloma è una lesione dovuta ad infiammazione cronica che può essere causata anche da corpi estranei. L’esame al microscopio rivela la presenza, tra le altre cose, di grosse cellule infiammatorie che si sono organizzate in una struttura cellulare ben definita.
Le cause del granuloma possono avere origine da errori da parte del professionista (terapie canalari incongrue, cronicizzazioni di lesioni su terapie conservative di vario genere) che si possono risolvere chirurgicamente (apicectomia) o con ritrattamenti canalari correttamente eseguiti.
Se non curati i granulomi possono diventare delle lesioni acute “ascessi” o aumentare di volume crescendo a discapito del volume osseo creando quindi riassorbimenti ossei.
GRASS – LINE legatura
E’ composta da fibre di una pianta grassa. Serve per piccoli spostamenti dentari ed è attivata dall’azione della saliva che inumidendola ne provoca la contrazione.
GRINDING – IN
Rettifica di una disarmonica occlusale con una molatura.
GUARD BITE
Apparecchio rimovibile in resina che ricopre le superfici occlusali ed incisive dei denti, per stabilizzare i denti e stabilizzare gli effetti traumatizzanti di interferenze occlusali.
GUBERNACULUM DENTIST
Stria di tessuto connettivo che fissa il sacco dentario della corona permanente alla gengiva che lo circonda.
GUERIN
Frattura di Guerin del mascellare che comprende il palato duro con i processi alveolari e la porzione inferiore dei processi pterigoidei, attraverso i seni mascellari .
GUIDA
Profilassi dell’endognazia con avulsione dapprima dei 4 canini e 4 primi molari decidui e in seguito dei premolari (Kjellgren).
GUIDA CONDILARE
Inclinazione della traiettoria della testa dei condili rispetto al piano masticatorio durante l’apertura e lo spostamento in avanti della mandibola (media 34″). Sull’articolatore traiettoria simile a quella prodotta dai condili nell’articolazione temporo-mandibolare.
- g. incisiva, aggiustaggio in relazione occlusale, tale da produrre un minimo overbite e un massimo overjet.
GUTTAPERCA
Materiale gommoso usato in endodonzia per la chiusura dei canali radicolari. E’ composta di gomma naturale, chimicamente un polimero dell’isoprene, ricavata da un albero: il Dichopsisgutta.
H
H linea
Da Harmony-line va dal Pogonion cutaneo al punto più sporgente del labbro superiore.
HALIMETER
Apparecchio per la misurazione della quantità, in parti per bilione, dei composti volatili solforati presenti nell’aria espirata. Utilizzato nella diagnosi di alitosi.
HAWLEY – RETAINER
Apparecchio di contenzione (retainer) rimovibile in resina e metallo, generalmente usato per stabilizzare i denti nelle loro nuove posizioni dopo il trattamento ortodontico.
HEDSTROEM vedi file
HERPES LABIALIS
Affezione labiale causata da virus herpes caratterizzata da vescicole che rompendosi residuano ulcere.
- h. simplex, infezione da virus herpes simplex. Ricorre nei bambini tra i 2 e 5 anni producendo gengivostomatiti, cheratocongiuntiviti, vulvovaginiti ecc. Le maifestazioni ricorrenti comprendono l’herpes labiali.
HIATUS
Apertura o fessura (h.buccalis) della bocca; hiatus maxillaris fessura fra mascellare e fosse nasali.
HICKORY LEGNO DI
Bastoncino di legno cilindriforme dello spessore di 2 mm, utilizzato come elemento ausiliario per gli spostamenti dei denti (sistema funzionale di Andresen-Haupl).
HOFFER (indice di):
Corrisponde ad una modifica dell’indice Pont, per determinare la larghezza dell’arcata (dell’uomo lombardo).
HOLLENBACK
Strumento di aspetto lanceolato, adatto a rifinire l’otturazione in amalgama.
HORICO
A una o due superfici abrasive per separare o asportare la parte mesiale o distale di un dente.
HUTCHINSON DENTI DI
Ipoplasie su denti incisivi permanenti, caratterizzate da incavature semilunari (eredolue).
HYDROCAST
Materiale per ribasamento di protesi (condizionatore dei tessuti) costituito da resina, polvere e liquido oleoso plasticizzato.
I
IATROGENO
Provocato dal medico o dall’odontoiatra.
IDROCOLLOIDE
Varietà di materiali per impronte. Soluzione colloidale viscosa che si trasforma in un gel rigido e insolubile. Può essere reversibile ed irreversibile.
IDROPULSORI
Apparecchi per l’igiene orale dotati di un serbatoio contenente acqua e di cannule che la emettono con un getto a pressione variabile. Si usano per la detersione meccanica dei denti. La loro utilità è limitata alla rimozione grossolana dei residui di cibo e placca batterica, non sostituiscono lo spazzolino né, tanto meno, il filo interdentale.
IGIENE ORALE
Insieme delle procedure domiciliari e professionali per la rimozione di tartaro e placca batterica da denti e gengive.
IGIENISTA DENTALE
Persona educata in una scuola speciale per l’apprendimento della profilassi dentaria e successivo esercizio professionale che comprende la profilassi e la prevenzione delle malattie dei denti con metodi e tecniche adeguate. Abilitato, in particolare alla pulizia dentale, o ablazione del tartaro, ed all’insegnamento dell’igiene orale.
IGROMA
Rigonfiamento causato da presenza dei liquido (tasca infiammata, sacco, cisti).
IMBALANCE
Non equilibrato.
IMBRICA
Scanalatura che delimita sulla superficie dello smalto i confini delle linee di Retzius.
IMMUNITA’
Resistenza naturale o acquisita ad una malattia specifica.
IMPIANTO DENTALE – DENTARIO
Trasferimento di un dente sano dalla sua sede nell’alveolo di un dente estratto.
IMPIANTO OSTEOINTEGRATO
Termine osteointegrazione, coniato alla fine degli anni sessanta da Per-Ingvar Branemark, professore svedese di biotecnologia applicata, è usato in odontoiatria e in medicina per definire l’intima unione tra un osso e un impianto artificiale senza tessuto connettivo apparente. Si definisce intima unione quando lo spazio e i movimenti relativi fra osso e impianto non superano i 100 micron.
In base alle conoscenze attuali, tale unione avviene solo quando l’impianto è realizzato in titanio, anche se teoricamente qualsiasi materiale (preferibilmente metallico) che sia dotato di una micromorfologia adeguata e che sia privo di proteine potrebbe indurre osteointegrazione.
La velocità del processo di osteointegrazione e la sua quantità sono funzione del tipo di superficie dell’impianto, che può presentare una geometria tale da attrarre cellule osteoblaste. Una superficie liscia è meno adatta a questo scopo, per questo motivo si possono utilizzare trattamenti particolari, i più comuni sono la mordenzatura con acidi o la sabbiatura. Studi recenti hanno dimostrato che se l’impianto viene dotato di una superficie di tipo spugnoso, il processo è notevolmente più rapido e intimo. Per contro, una superficie spugnosa o con rugosità molto accentuata è molto più esposta a colonizzazioni batteriche che possono facilmente portare alla perdita dell’impianto stesso.
IMPIANTO SOTTOPERIOSTEO
Quando non vi è più cresta ossea per supportare impianti a vite o a lama si può ricorrere alla sottoperiostei (sub – periostale) che circonda la cresta ossea e non la penetra come fanno gli impianti a vite.
La procedura non richiede prelievi di osso dal paziente perchè è l’impianto stesso che viene costruito sull’impronta di precisione del settore da impiantare.
Tramite una tac a scansione molto definita, successivamente elaborata con un cad cam, si rileva un modello stereolitografico che riproduce fedelmente l’osso da impiantare con tutte le sporgenze e gli spessori attorno ai quali viene progettato il manufatto in titanio.
Eseguito da un laboratorio odontotecnico abilitato, controllato radiologicamente prima dell’applicazione per verificare l’integrità della fusione, viene applicato dal medico sotto la gengiva del paziente.
La parte visibile è costituita da monconi, posizionati e calcolati in funzione dell’estensione del dispositivo stesso.
Vengono subito applicate le protesi provvisorie perchè l’uso immediato ne garantisce la funzionalità, impedisce la retrazione ossea e favorisce la formazione di una particolare fibrosi che incorpora l’impianto stesso.
Dette protesi restituiranno al paziente una dentatura del tutto simile a quella originaria con evidenti vantaggi sia per la salute che per la sua vita sociale.
IMPLANTOLOGIA
L’implantologia dentale (endossea o endostea) consiste nell’inserimento nell’osso mascellare o mandibolare (privo del dente naturale) di pilastri artificiali (in materiale metallico, ceramico o sintetico) che, una volta integrati nell’osso stesso, potranno supportare un dente artificiale idoneo a svolgere la sua funzione. Con l’avvento dell’implantologia non è stato più necessario coinvolgere denti integri per sostituire denti mancanti, né applicare dentiere o comunque manufatti mobili.
INCAPPUCCIAMENTO (della polpa)
Intervento che mira a proteggere la polpa dentaria messa a nudo accidentalmente o per cause patologiche, applicando sostanze non irritanti e capaci di richiamare una rigenerazione della dentina. Indiretto: applicazione sullo strato di dentina rammollita e in prossimità della polpa dentaria di una sostanza che stimola e favorisce la dentinogenesi.
INCISIVI
Sono i denti anteriori con margini taglienti, deputati, come sottolinea il nome, all’incisione dei cibi.
Sono 4 superiori e 4 inferiori, 2 centrali e 2 laterali per ogni arcata.
INCLUSIONE DENTALE
Si verifica quando un dente risulta privo della possibilità di erompere naturalmente, rimanendo bloccato all’interno della compagine ossea. Il dente può essere ricoperto interamente da osso (inclusione totale o ossea), o in parte da mucosa (inclusione parziale o osteomucosa). Il dente che più frequentemente rimane incluso è l’ottavo superiore, seguito dal dente del giudizio inferiore e poi dal canino superiore, di scarsa incidenza a carico degli altri denti.
INCLUSO O IMPATTATO – DENTE
Un dente privo della possibilità di erompere naturalmente. Può essere totalmente ricoperto da osso (inclusione ossea), o in parte da mucosa (inclusione osteomucosa). In ordine di frequenza possono rimanere inclusi gli ottavi superiori, gli inferiori, i canini superiori, occasionalmente gli altri.
INDICE DI PLACCA
L’indice di placca (PlI) (Silness J & Löe H), viene registrato, nel corso dell’esame clinico parodontale, in 6 siti per ciascun elemento dentale presente tramite sondaggio circonferenziale con sonda parodontale manuale. I 6 siti dentali considerati sono: buccale, mesio-buccale, disto-buccale, linguale, mesio-linguale e disto-linguale. Le sei misurazioni rilevate vengono sommate e divise per 6 per ottenere il PlI per singolo elemento. L’indice di placca per soggetto viene poi calcolato come media dell’indice dei singoli elementi (Media: somma degli indici dei singoli elementi dentali diviso il numero di elementi dentali considerati). In questo modo il parodontologo clinico ottiene una valutazione accurata della quantità di placca batterica non rimossa.
INDICE DI SANGUINAMENTO
L’indice di sanguinamento del solco gengivale, misura, nel corso dell’esame clinico parodontale, la presenza di infiammazione della gengiva. Viene valutato a tal proposito il sanguinamento prodotto dal sondaggio in quattro punti (vestibolare, linguale, interprossimale mesiale e interprossimale distale) della gengiva che circonda ogni singolo dente.
INFEZIONE FOCALE vedi malattia focale
INFRAGNAZIA
Sinonimo di Morsus Apertus e Open Bite. Sta ad indicare il mancato combaciamento in senso verticale delle due arcate dentarie.
INFRAOCCLUSIONE
Dicesi quando le facce occlusali sono situate al di sotto del piano occlusale. Occorre allorquando vi è una agenesia di un premolare (permanente). Non spinto da sotto verso l’antagonista, il molare da latte, rimane più basso del piano occlusale
INGRANAGGIO DENTARIO
Modo di venire a contatto dei denti, specificamente il gioco intercuspidale ad arcate chiuse
INLAY o Intarsio
Otturazione fusa in oro o porcellana o in resina che viene cementata in una cavità preparata nel dente. L’intarsio è indicato soprattutto nelle classi prima, seconda e quinta di Black nei premolari e molari.
INTARSIO COMPOSITO
Manufatto protesico in composito che mediante una preparazione minimamente invasiva garantisce il ripristino della perfetta funzionalità dell’elemento dentario.
INTERCUSPIDAZIONE
Quando le cuspidi della faccia occlusale dei denti del mascellare si inseriscono nelle fossette corrispondenti dei denti della mandibola e viceversa, in combaciamento
INTERPROSSIMALE – SPAZIO
Lo spazio tra denti adiacenti.
INTERPROSSIMALE SUPERFICIE
La superficie del dente che da verso lo spazio interprossimale.
INTRASTIZIALE
Che trovasi all’interno di cellule.
IONOFORESI
Trattamento terapeutico che fa penetrare gli ioni in profondità con il mezzo elettrico.
IPEREMIA
Eccesso di sangue che causa una congestione localizzata
IPERPLASIA GENGIVALE
Aumento della gengiva di natura non infiammatoria, che non dipende da fattori irritativi locali, caratterizzato da un incremento nel numero delle cellule.
IPERSENSIBILITA’ DENTALE O DENTINALE
Reazione dolorosa del dente, a carattere acuto e improvviso, provocata dall’esposizione agli stimoli fisici (caldo e freddo), chimici, meccanici o osmotici ( dolce e salato).
IPERTROFIA GENGIVALE
Abnorme aumento della gengiva che circonda i denti, causato da cattiva igiene orale.
IPODONTIA
Congenita assenza di uno o più denti con riduzione del loro numero complessivo.
IPOPLASIA
Insufficiente sviluppo di un organo o di un dente
IPOPLASIA DELLO SMALTO
Mancata formazione di alcune parti dello smalto che normalmente si osserva nella dentatura permanente, raramente nei denti decidui. I difetti colpiscono le stesse zone della corona dentale di denti omologhi, potendo interessare gruppi simmetrici di denti o anche tutti i denti. Si ritiene che tale affezione sia dovuta ad una turba metabolica che ha agito durante il periodo di formazione dello smalto, ma può anche essere causata da fattori genetici o locali. Le aree di ipoplasia, dove lo smalto si presenta estremamente sottile, hanno generalmente una colorazione più scura, giallastra o brunastra, e possono provocare danni estetici, dell’occlusione, oltre alla accentuazione della sensibilità dentale. La correzione può richiedere tecniche restaurative o protesiche (coronoplastica, faccette, corone).
ISODONTO
Dente dalla stessa forma e dimensione
ISTERESI
Fenomeno fisico per il quale un materiale come p.e. un idrocolloide reversibile passa da uno stato solido a uno gel e viceversa a una temperatura determinata.
ITER DENTIS
Spazio attraverso cui passa il dente permanente lungo il tragitto di eruzione.
J
JAFFE’ – LICHTENSTEIN malattia di
Malattia che compare nell’infanzia ed evolve a poussées, caratterizzata da lesioni ossee policistiche, erosioni dello strato compatto e proliferazine di tessuto fibroso connettivo nel midollo osseo; si manifesta con dolori ossei e, spesso, con fratture spontanee, specialmente del femore. Sin.: osteodistrofia fibrosa unilaterale, osteite fibrosa policistica, osteofibromatosi cistica, osteite fibrosa disseminata, osteofibrosi cistica deformante giovanile.
JUMPING THE BITE
Espressione attribuita a N.W. Kingsley nel tardo 1800, che indica un riposizionamento in avanti della mandibola per evitare il ritorno all’intercuspidazione pre-trattamento. Questo effetto può essere provocato da un apparecchio di tipo funzionale per la correzione della retrognazia mandibolare.
La stessa espressione è utilizzata anche per indicare la correzione di un morso incrociato anteriore tramite il movimento del dente interessato oltre l’arcata dentale antagonista.
K
KNOOP TEST DI
Prova sperimentale di microdurezza, specifica per la valutazione delle caratteristiche di resistenza delle leghe per amalgama. Il metodo Knoop, che utilizza un penetratore di diamante avente forma di piramide retta con angoli al vertice fra gli spigoli opposti di 172°304′ e di 130°, consente le misurazioni più esatte (minimo errore relativo) e richiede spessori di saggi inferiori
KORKHAUS INDICE DI
Corrisponde ad una modifica dell’indice di Pont, per determinare la larghezza dell’arcata.
L
LACTEALIS
Riferito alla dentatura decidua.
LAMINA DURA
Sottile strato di osso corticale che riveste l’alveolo. In Xgrafia appare come una sottile linea continua chiara. – Lamina dura propria: zona di tessuto connettivo al di sotto di una membrana mucosa nella gengiva. Nella l.p. si distingue una zona papillare contenente vasi e nervi che provengono dall’osso alveolare e dal legamento perodontale e una zona reticolare, più centrale che confina con il periostio dell’osso alveolare.
LASER
Light amplification by stimulated emission radiation. La laserterapia ha trovato recentemente ampia applicazione anche in campo odontostomatologico. Ve ne sono di vari tipi: a CO2, YAG, a diodi etc.
Il laser si presta a vari utilizzi, sia nell’ambito dell’igiene orale che in quello del trattamento parodontale. Gli utilizzi in chirurgia odontoiatrica, pur possibili, sono di fatto ancora poco praticati in quanto non si considera ancora ottimale il livello di sviluppo di questa tecnologia rispetto ad altri strumenti esistenti.
LEEWAY SPACE
Spazio di scorrimento, legato alla discrepanza dimensionale esistente tra i denti decidui posteriori e i succedanei permanenti. Nell’arcata inferiore varia in medio da 3,4 a 4,2 mm.
LEGAMENTO PARODONTALE O PERIODONTALE
Complesso sistema di fibre che lega il dente alla sua sede. E’ un legamento sospensore in quanto ammortizza la spinta pressoria verticale sul dente. E’ anche chiamato desmodonto o legamento alveolo-dentale. La sua distruzione causa mobilità dentale.
LEMBO – FLAPLESS
Si tratta di una terapia chirurgica attraverso la quale si espone l’osso per interventi chirurgici di vario genere. Possiamo dividere i lembi chirurgici ad esempio per l’inserimento degli impianti e per le rigenerazione gengivali ed ossee e i lembi per interventi di chirurgia parodontale.
Negli ultimi anni si tende ad evitare l’uso dei lembi “ quindi interventi flapless” per minimizzare i problemi post operatori.
LENTULO
Spirale flessibile che si applica sul manipolo o contrangolo per introdurre il materiale da otturazione canalare.
LEPTOPROSOPO
Soggetto con faccia allungata, dolicocefalo.
LEPTOTRIX
Microorganismo che si presenta sotto l’aspetto filamentoso senza ramificazioni. Non direttamente patogeno.
LEUCOPLACHIA
Placca bianca sulla lingua, labbra e mucosa orale con indurimento degli strati mucosi superficiali.
LEUCOPLASIA
Leucoplasia è un termine che deriva dal greco: leucos=bianco, plasia=ispessimento. Si tratta infatti di chiazze biancastre che compaiono sulle mucose.
LEVIGATURA RADICI
Rimozione dei depositi di tartaro dalla superficie della radice al disotto della linea gengivale. In presenza di parodontite, l’operazione di levigatura delle radici mira a promuovere il riattacco dei tessuti di supporto alla superficie del dente.
LEVIGATURA RADICOLARE
Rimozione dei depositi di tartaro dalla superficie della radice al disotto della linea gengivale. In presenza di parodontite, l’operazione di levigatura della superficie radicolare mira a promuovere il riattacco dei tessuti di supporto alla superficie del dente.
LICHEN PLANUS
Il lichen planus orale è una malattia piuttosto comune che può colpire sia la pelle che le mucose e in circa 7 casi su 10 interessa le mucose della bocca. Tutte le superfici della bocca possono essere interessate da questa malattia ed in particolare la mucosa delle guance e della lingua.
LINDER – HARTH (indice di)
Serve per determinare la larghezza dell’arcata nella zona dei premolari. Corrisponde ad una modifica dell’indice di Pont.
LINGUA A CARTA GEOGRAFICA
La lingua a carta geografica è una particolare forma di glossite di cui non si conosce la causa determinante ma che ha la tendenza a trasmettersi geneticamente. E’ caratterizzata dalla perdita delle papille in alcune aree della lingua che, a causa di ciò, risultano lisce ed arrossate e si distribuiscono in modo da far apparire sulla superficie dorsale della lingua come un disegno di carta geografica che, oltretutto, muta repentinamente, da cui il secondo nome di questa affezione che è “glossite migrante benigna“. La causa dell’affezione è sconosciuta ma si è notato che tende alla familiarità. Può essere asintomatica oppure presentarsi con una sensazione di bruciore.
La lingua geografica guarisce spontaneamente ma può permanere per mesi e spesso ripresentarsi.
LINGUA FISSURATA
La lingua fissurata, definita anche “lingua plicata”, è una condizione assolutamente benigna, che si riscontra di frequente nella popolazione: negli Stati Uniti l’incidenza oscilla tra il 2% e il 5%.
LINGUA VILLOSA
La lingua nera villosa è caratterizzata da un abnorme allungamento con contestuale alterazione di colore delle papille filiformi presenti sul dorso linguale che appare così colorato dal nero al marrone scuro. Le normali papille filiformi sono lunghe approssimativamente 1 mm, nei casi di lingua villosa la loro lunghezza può superare i 15 mm. E’ un’affezione rara e benigna, più spesso asintomatica, la cui causa specifica risulta sconosciuta.
LINGULA
Formazione ossea allungata che anteriormente delimita il foro mandibolare (spina dello Spix).
LIP BUMPER
Mezzo di correzione ortodontica attivato dalla muscolatura labiale e circumpolare. Il lip bumper è indicato in periodo di dentizione mista come mantenitore di spazio e per incrementare la lunghezza dell’arcata (Aru).
LIPOMATOSI
Accumulo di grassi nei tessuti.
LISI
Dissoluzione ad opera di sostanze organiche o agenti specifici.
LISOZIMA
Proteina di base della saliva, delle lacrime.
LOCK – OCCLUSAL
Chiusura occlusale.
LOCK – WEDGE
Chiusura a cuneo.
LOCKED BITE
Bite bloccato.
LUDWING
Grave forma di cellulite del pavimento della bocca che raggiunge il faringe.
LUSSAZIONE MANDIBOLARE
La lussazione della mandibola si verifica quando il condilo mandibolare si porta al davanti dell’eminenza articolare e vi rimane senza rientrare nella sua sede articolare.
Una causa di lussazione della mandibola sono i traumi mandibolari ma, frequentemente, può avvenire nel corso della masticazione o per un’azione di ampia apertura della bocca, ad esempio sbadigliando o ridendo. Questi casi sono generalmente dipendenti da una primitiva lassità dei legamenti dell’articolazione temporomandibolare, condizione più frequente nel sesso femminile, accoppiata con la tendenza del condilo mandibolare a rimanere al davanti della fossa articolare.
Il trattamento dipende dalla frequenza degli episodi e dalla capacità del paziente a prevenire o ad autoridurre la lussazione.
MACROGLOSSIA
Lingua voluminosa, ipertrofica.
MACROGNATISMO
Mascellare voluminoso.
MAGMA
Pata o massa polposa amorfa.
MAL DI DENTI
Il mal di denti è più spesso provocato da due affezioni odontoiatriche: la pulpite e l’infezione apicale di origine endodontica. Il dolore di denti di origine infiammatoria può essere causato anche da processi osteitici localizzati (osteite alveolare) o diffusi e da pericoronite (vedi) (infiammazione della mucosa che ricopre un dente in via di eruzione).
Mal di denti da pulpite
La pulpite (infiammazione del “nervo”, come viene definito in gergo popolare l’organo interno del dente) è causa del mal di denti per eccellenza, uno dei dolori più acuti che possa colpire l’uomo. Un dolore a carattere nevralgico, spontaneo o provocato da stimoli minimi, che aumenta di intensità sotto stimolo meccanico (pressione masticatoria) fisico (caldo, freddo) o chimico (dolce). La pulpite ha la caratteristica di presentarsi con un andamento intermittente-remittente: picchi d’intensità elevata sono frammisti a fasi in cui la sintomatologia dolorosa regredisce, fino a scomparire.
Il mal di denti sopraggiunge all’improvviso, spesso senza causa apparente, oppure in seguito alla pressione masticatoria sul dente o a stimoli chimici o fisici, e non regredisce all’interruzione dello stimolo. Può resistere ai comuni analgesici e in molti casi solo l’intervento del dentista può farlo cessare. Il mal di denti da pulpite è la causa principale della richiesta d’intervento d’urgenza in studio da parte dei pazienti, dato il carattere insopportabile.
Il Dentista deve raschiare via dall’interno del canale radicolare in cui alloggia la polpa infiammata. L’intervento viene effettuato in anestesia locale
Mal di denti da ascesso endodontico
L’ascesso dentale, invece, provoca un mal di denti a carattere spontaneo, gravoso e continuo, localizzato nell’area di diffusione del processo infiammatorio. La pressione masticatoria sui denti interessati ne aumenta l’intensità. Questi vengono spinti verso l’alto dall’essudato infiammatorio, andando prima degli altri ad impattare con i denti corrispettivi dell’arcata antagonista, e ciò aggrava il mal di denti, sommandosi all’infiammazione che circonda l’apice radicolare il trauma occlusale. L’ascesso dentale può temporaneamente regredire, o spontaneamente o dopo l’assunzione di antibiotici, ma può guarire solo con l’intervento del dentista.
Il dentista deve effettuare un’accurata detersione, sagomatura e obliterazione dei canali radicolari del dente, per far si che avvenga la guarigione del processo infiammatorio localizzato al periapice
Se non viene curato, l’ascesso, oltre a provocare dolore, in rari casi può diffondersi ai tessuti molli delle guance fino a fistolizzare attraverso la cute. Più frequentemente la fistola si localizza sulla mucosa gengivale in corrispondenza del dente implicato.
Mal di denti da gengivite
L’infiammazione delle gengive provoca una sensazione dolorosa vissuta dal paziente come mal di denti. Il paziente con gengivite ha dolenzia, a volte grave, sia spontanea che provocata. Per esempio dal contatto col cibo durante la masticazione o dalle manovre di spazzolamento che ne vengono inibite. E’ consigliabile in questi casi utilizzare, nelle fasi di trattamento, uno spazzolino da denti con setole morbide.
Mal di denti da ascesso parodontale
Quando l’infezione si inoltra nel parodonto profondo (parodontite) può dare luogo a suppurazione, provocando l’ipermobilità dell’elemento dentario e un dolore spontaneo gravativo che si esacerba al minimo contatto pressorio, vieppiù durante la masticazione. Quando questa patologia è generalizzata, e quindi estesa a più denti, si parla di piorrea. Sebbene la piorrea costituisca una malattia diffusa soprattutto in popolazioni con scarsa igiene orale e con deficit nutrizionali, come nei prigionieri di guerra, la si riscontra ancora oggi come causa frequente di mal di denti e perdita degli stessi.
Mal di denti da sinusite
Nelle sindromi da raffreddamento e specialmente nelle sinusiti, si verifica spesso un mal di denti di natura transitoria e reversibile. Le cause possono essere ascritte ad un iperemia pulpare o a un riflesso nervoso.
Mal di denti da precontatto occlusale
Un dente o un gruppo di denti che entri in contatto prematuro (precontatto) con gli antagonisti, riceve un sovraccarico di forza che stimola in modo abnorme i recettori del dolore presenti nello spazio parodontale. Il dolore non cessa se non con la rimozione del sovraccarico. Rapidamente attraverso l’operato di un dentista, che asporterà l’eccedenza di materiale dentale naturale o artificiale, come un restauro occlusale mal dimensionato o una corona incongrua. Lentamente per la graduale, forzata, intrusione dei denti interessati o per un forzato riposizionamento mandibolare dovuto al conseguente riflesso di evitamento.
Mal di denti da litiasi pulpare
E’ questa una particolare sindrome dolorosa dentale. La polpa per stimoli di diversa natura può produrre dei microcalcoli, talora evidenti in una radiografia bene esposta e ben contrastata. Questa patologia è criptica e difficile da diagnosticare. Il dolore è dovuto alla mobilità del calcolo nel contesto della polpa, con conseguente stimolo delle fibre nervose.
Mal di denti da frattura coronale o radicolare
Il dolore di denti conseguente a frattura è facilmente diagnosticabile in caso di ampia frattura della corona e può essere dovuto sia alla stimolazione parodontale da parte del frammento corono radicolare che alla stimolazione della polpa esposta attraverso la beanza dei tessuti duri agli stimoli termici, osmotici o pressori.
In caso di microfratture il sintomo doloroso è invece di difficile diagnosi per la mancata frammentazione dei tessuti duri che in fase iniziale mostrano una compattezza con invisibilità della rima di frattura all’esame ispettivo e radiografico.
Mal di denti da trigger muscolare
I disordini muscolari del sistema stomatognatico possono proiettare la sensazione dolorosa sui denti dello stesso lato. I muscoli doloranti per disordine funzionale possono essere quelli di pertinenza stretta stomatognatica, come lo pterigoideo interno, lo pterigoideo esterno, il massetere e il temporale o quelli in collegamento funzionale con essi, come per esempio lo sternocleidomastoideo.
Mal di denti da irritazione chimica
Gli sbiancamenti dentali veramente efficaci vengono condotti con l’applicazione sui denti di prodotti sbiancanti ad alto contenuto di perossidi. In alcuni casi la polpa dentale può temporaneamente subire un’iperemia da stimolo chimico provocando mal di denti che si attenua e scompare naturalmente nel tempo massimo di 48 ore. Questo disagio deve essere evitato dagli operatori accorti e sensibili con l’applicazione topica di gel fluorato.
Mal di denti da trauma dentale
Non sempre si avverte dolore in seguito a un trauma dento-mascellare per via dell’anestesia indotta dallo shock nervoso periferico, possibile anche per un trauma esclusivamente dentale. Più spesso, in quest’ultimo caso, si verifica infiammazione dei tessuti che circondano il dente con edema parodontale e dolore spontaneo e alla pressione.
Cura farmacologica del mal di denti
Il mal di denti passa effettuando un corretto trattamento delle cause. Oggi è raro che si arrivi all’estrazione del dente interessato dalla pulpite o dall’ascesso. Esistono trattamenti in grado di guarire le affezioni che ne sono all’origine in un alta percentuale dei casi.
Esistono farmaci, però, che possono aiutare nel tempo che intercorre per ottenere l’effetto di guarigione prodotto dalle cure, come gli antidolorifici e gli antibiotici. I primi si assumono per tenere sotto controllo il dolore. La prescrizione è “al bisogno” poiché il loro effetto è sintomatico. Gli antibiotici, invece, combattono l’infezione, e, pertanto, non hanno alcun effetto nel caso di pulpite, ma sono estremamente efficaci in caso di ascesso. Gli antibiotici sono spesso in grado di provocare la remissione totale, seppur temporanea, del mal di denti, portando molti ad abusarne.
C’è da rimarcare che gli antidolorifici e gli antibiotici, pur potendo rappresentare un rimedio efficace in caso di mal di denti da pulpite o da ascesso periapicale, non rappresentano affatto la cura elettiva. Il loro effetto è temporaneo e spesso parziale.
MALATTIA FOCALE
Processo per il quale microorganismi situati in determinate zone (focus) del corpo umano possono sostenere un processo patologico, presumibilmente autoimmune, in altri tessuti ed organi quali cervello, reni, valvole cardiache, occhi.
MALATTIA PARODONTALE
Patologia dell’apparato di sostegno dei denti che coinvolge gengive e osso alveolare fino a condurre a mobilità dentale e, come effetto finale, alla perdita dell’elemento stesso
MALOCCLUSIONE
Per malocclusione si intende il non corretto rapporto tra le arcate dentarie. Le malocclusioni possono avere origine dentale (mal posizioni dentarie, mancanza di elementi dentali) e scheletrica .
Possono essere intercettate anche in età scolare con l’ ortodonzia intercettiva o affrontate con terapie gnatologiche-posturali (con l’uso di bite-plane)
Se non curate possono degenerare in problemi articolari.
MALOCCLUSIONE – PRIMA CLASSE DI ANGLE
I rapporti tra i molari sono normali. Le malposizioni sono a carico dei denti frontali che presentano affollamento, protrusione, retrusione, spazi.
MALOCCLUSIONE – SECONDA CLASSE DI ANGLE
I denti molari presentano un’occlusione distale simmetrica.
Nella prima divisione il gruppo frontale è sporgente, nella seconda divisione è retroposizionato.
MALOCCLUSIONE – TERZA CLASSE DI ANGLE
I molari presentano un’occlusione mesiale simmetrica.
MALOCCLUSIONE DENTALE
Alterazione dei rapporti di combaciamento dei denti determinata da difetti di forma delle arcate e/o di allineamento dei denti all’interno delle arcate.
MALOCCLUSIONE SCHELETRICA
Alterazione dei rapporti di combaciamento dei denti determinata da difetti di crescita della mascella superiore e della mandibola.
MANTENITORE DI SPAZIO
Apparecchio fisso o mobile utilizzato in ortodonzia per mantenere lo spazio tra i denti.
MARYLAND BRIDGE
Manufatto protesico, posizionato senza alterare la struttura dei denti pilastro. Il fissaggio avviene mediante mordenzatura elettrolitica della travata metallica e cementazione del ponte con il sistema Bonding-composito.
MARSUPIALIZZAZIONE
Apertura di una cisti per stabilire una comunicazione con l’ambiente esterno.
MATERIA ALBA
Deposito molle, biancastro intorno al colletto dei denti che si forma a seguito di scarsa igiene orale. Consta di residui alimentari, elementi tessuti distrutti, materiale purulento e germi di varie specie.
MEATO
Canale, orifizio, passaggio.
MELANOMA
Tumore maligno formato da cellule pigmentate dalla melanina, di colore nero.
MELANOSI
Condizione di abnorme deposito di melanina.
MESIALE
La superficie del dente più vicina alla linea mediana delle arcate dentarie.
MESIODENS
Elemento soprannumerario localizzato tra i due incisivi centrali superiori.
METAPLASIA
Stato di degenerazione della polpa che ha perduto il suo potere di secernere dentina ed è diventata un semplice tessuto connettivo.
METASTASI
Trasferimento a distanza di cellule maligne da un focolaio neoplastico primario.
MICOTICO
Riferimento a fungino.
MICROGNAZIA
Anomalia di sviluppo della mascella inferiore (mandibola) che appare di volume ridotto per un rallentato sviluppo o per un arresto completo dell’accrescimento.
MICRONIZZARE
Rendere uguale a micron.
MITOSI
Divisione indiretta delle cellule. Metodo tipico di riproduzione cellulare: cariocinesi.
MIXEDEMA
Edema generalizzato delle mani e della faccia causato da insufficienza tiroidea.
MOLAGGIO SELETTIVO
Procedimento che consiste nel rettificare una disarmonia occlusale molando le interferenze interocclusali precosi (pre-contatti). – postcorretivo, rettifica dei precontatti dopo trattenimento ortodontico (Hoffer).
MONILIASI
Infezione orale provocata da funghi parassiti (candida albicans).
MORDENZATURA
Tecnica che consiste nell’attaccare lo smalto con agenti acidi, allo scopo di provocare l’apertura di microporosità sulla sua superficie. Tali anfrattuosità, profonde mediamente da 20 a 50 micron, servono per farvi penetrare resine fluide, che trovano così ritenzione sulle superfici dentarie.
MORSO
Relazione di contatto tra denti superiori e inferiori (occlusione).
MORSO APERTO
Quando, con le arcate dentarie in contatto, uno o più denti dell’arcata superiore non si sovrappongono (gli anteriori) o non entrano in intercuspidazione (i posteriori) con quelli dell’arcata inferiore.
MORSO INCROCIATO
Quando, con le arcate dentarie in contatto, uno o più denti dell’arcata superiore non si contrappongono nel regolare rapporto vestibolo-linguale con quelli dell’arcata inferiore. In particolare quando i denti superiori anziché essere posizionati più esterni rispetto agli inferiori sono più all’interno
MORSO INVERSO
Quando i denti anteriori superiori occludono dietro i denti inferiori.
MORSO PROFONDO O COPERTO
Quando i denti anteriori superiori, in occlusione, si sovrappongono eccessivamente (coprono) ai denti anteriori inferiori.
MOTTLED ENAMEL
Ipoplasia e decolorazione dello smalto a seguito di ingestione di dosi tossiche di fluoro (fluorosi dentaria).
Come sinonimi si usano i termini di smalto screziato, denti scritti, dentes veteados.
MUCOSITE PERIMPLANTARE
Infiammazione dei tessuti molli perimplantari. Nella mucosite i tessuti molli circostanti la fixture appaiono edematosi, arrossati e sanguinanti, ma non c’è coinvolgimento del tessuto osseo che circonda e trattiene l’impianto.
N
N2 PASTA DI SARGENTI
Materiale da otturazione canalare, non riassorbibile. Il preparato N2 che consiste in un liquido ed una polvere, va mescolato sotto forma di pasta dimodica consistenza, prima di venire introdotto nel canale.
NALLY – MARTINET GANCIO DI
Elemento di protesi scheletrata, indicato nelle edentazioni distali.
NARCOMA
Coma o stupore da narcosi.
NASION
Punto antropologico di incrocio della sutura nasofrontale con il piano del rafe mediano (radice del naso).
NASMITH CUTICOLA DI
Sottile e trasparente pellicola che ricopre lo smalto al momento della dentizione.
NECROBIOSI
Deterioramento progressivo delle cellule che evolve sempre verso la gangrena.
NECROSI
Mortificazione totale della polpa che evolve in due forme cliniche: la necrobiosi e la gangrena.
NEGATOSCOPIO
Schermo luminoso per esaminare le radiografie.
NERVO ALVEOLARE
Il nervo alveolare è deputato a portare la sensibilità ai denti. Le sue diramazioni penetrano attraverso il forame apicale, posto all’apice della radice di ogni dente.
Il nervo alveolare superiore è una diramazione del nervo mandibolare e quello superiore del nervo mascellare, ambedue branche del trigemino.
NEUMAN GUAINA DI
Struttura propria del tubulo dentinale.
NOCICETTIVO
Si riferisce ad ogni stimolo che produce un dolore, o ai nervi recettori di sensazioni dolorose.
NORADRENALINA
Nox = mancanza di un gruppo metilico: ormone della sostanza midollare del surrene. Come l’adrenalina, agisce aumentando la pressione per contrazione vasale. Sul cuore esplica azione bradicardica.
NORVEGESE
Sistema di ortopedia funzionale, preconizzato da Viggo Andresen per il trattamento funzionale delle disgnazie di II e III classe di Angle con un apparecchio detto Attivatore.
NS PIANO
Piano Nasion-Sella (broadbent).
O
OCCLUSIONE (vedi malocclusione)
OCCLUSIONE ABITUALE PATOLOGICA
Quando la mandibola si trova spostata in avanti o lateralmente in posizione di massima intercuspidazione (mancanza di stabilità) e di trauma occlusale (punti di contatto prematuri).
OCCLUSIONE CENTRICA
Contatto interdentale quando la mandibola è in posizione di relazione centrica (in posizione di chiusura abituale).
OCCLUSIONE IDEALE
Relazione dei denti dell’arcata mascellare e di quella mandibolare che presenta le caratteristiche dell’occlusione anatomica e di quella armonica. Questo significa che, qualsiasi sia la posizione della mandibola, il meccanismo della masticazione non provoca traumi ai tessuti delle arcate dentarie.
OCCLUSIONE IN MASSIMA INTERCUSPIDAZIONE
Quando i denti sono a contatto tra loro nella posizione più stabile.
ODONTELO
Piccole formazioni irregolari di sostanze dure nel tessuto pulpare dette anche pulpoliti.
ODONTOCLASIA
Diminuzione della consistenza dei tessuti duri del dente provocata da demineralizzazione. Riassorbimento per l’azione di cause infettive meccaniche o traumatiche. Azione causale degli odontoclasti e osteoclasti.
ODONTOEURISI
Abrasione delle superfici occlusali che comporta un allargamento e un appiattimento dei denti, con aumento dell’area occlusale.
ODONTOIATRIA
Branca della medicina che studia le affezioni dei denti e della bocca.
ODONTOLITO
Altra definizione del tartaro dentario.
ODONTOMA
Tumore benigno proveniente dai tessuti dentari, costituito da dentina, smalto e cemento in proporzioni diverse dal dente normale.
ODONTOSTENOSI
Abrasione dell’area occlusale durante la dinamica masticatoria, come meccanismo di compenso all’odontoeurisi.
ODONTOSTOMATOLOGIA
Branca della medicina che studia le affezioni dei denti e della bocca.
OLIGODONTIA
Dentatura incompleta di numero.
OLIGOELEMENTI
Minerali (molibdeno, vanadio, manganese, boro, stronzio, litio, fluoro) presenti allo stato naturale nelle comuni acque potabili e che hanno dimostrato di possedere azione anticariogenetica.
OLISMO
L’olismo è una corrente attraverso la quale si cerca di curare il paziente nella sua totalità, poiché si è visto durante le visite che i problemi a livello gnatologico possono essere collegati a problemi visivi o posturali, ed è per questo che ultimamente si cerca di combinare le visite posturali con lo gnatologo e l’ osteopata.
A Roma Quattro abbiamo l’ortodontista , lo gnatologo e con una consulenza esterna dell’osteopata.
ONICOFAGIA
Abitudine viziata di coloro che si mordono le unghie.
ONLAY
Corona parziale in fusione d’oro o di porcellana che comprende tutta la superficie occlusale del dente. In protesi di ricostruzione è indicato sia nei denti vitali che devitalizzati. La corona tre-quarti viene anche utilizzata in protesi di sostituzione come pilastro di ponte.
OPEN BITE
Incremento della distanza tra i denti delle due arcate; spazio tra i denti frontali superiori e gli inferiori quando i denti posteriori sono in contatto.
OPHRION
Punto di mezzo che collega su una orizzontale le sopracciglia.
ORBITALE
Punto più basso del punto inferire dell’orbita.
ORTODONTISTA
Dentista specializzato in ortognatodonzia o, comunque, la cui esperienza e attività prevalente si svolge nel campo della diagnosi e trattamento delle irregolarità dei denti e dei mascellari.
ORTODONZIA
Branca dell’odontoiatria che tratta le irregolarità dei denti e la loro correzione. La parola deriva dai termini greci ortho= dritto, giusto, corretto e odous odontos= dente.
ORTODONZIA FISSA
Con “ortodonzia fissa” s’intende l’utilizzo di apparecchi per la correzione dei disallineamenti dentali che l’ortodonzista incolla o cementa ai denti.
ORTODONZIA INTERCETTIVA
Si propone l’applicazione del trattamento precoce delle irregolarità di posizione dei denti.
ORTODONZIA INVISIBILE
Definizione di un approccio al trattamento delle malocclusioni con apparecchi che non si notano quando applicati, capaci di non alterare l’estetica del sorriso in corso di trattamento.
ORTODONZIA LINGUALE
Tecnica di ortodonzia in cui si utilizzano attacchi metallici incollati sulla superficie linguale dei denti.
ORTODONZIA MOBILE
Con “Ortodonzia mobile” s’intende l’utilizzo di apparecchi per la correzione dei disallineamenti dentali che è il paziente ad applicare e rimuovere dalle arcate dentarie.
ORTOGNATODONZIA
Branca dell’odontostomatologia che si interessa delle alterazioni dento-maxilo-facciali e il suo campo d’applicazione abbraccia tutte le problematiche connesse con lo sviluppo cranico-mascellare in senso lato.
ORTOPANORAMICA
Unica ed ampia lastra radiografica nella quale sono visibili tutti i denti e le loro strutture di sostegno.
OSSEOINTEGRAZIONE
Processo biologico che riguarda la qualità dell’interfaccia che si viene a creare tra radice impiantata (impianto dentale) e osso mascellare o mandibolare. Dall’osteointegrazione dipende la stabilità dell’impianto, si tratta in sostanza dell’adesione dell’osso intorno alle spire dell’impianto.
OSSO (fattore osseo)
L’influenza dei fattori sistemici generali sulla fisiodinamica ossea e sulla risposta che l’osso alveolare fornisce a stimoli funzionali abnormi e a processi infiammatori parodontali. Può essere positivo o negativo (Glickman).
OSSO ALVEOLARE
Osso che circonda e sostiene la radice del dente.
OSSO INTERMASCELLARE cfr. Goethe (osso di).
OSTEITE PERIAPICALE
Infiammazione dell’osso che circonda l’apice radicolare, spesso complicanza di una necrosi settica della polpa, che provoca riassorbimento della parete ossea alveolare.
OSTEOBLASTA
Cellula dalla quale si sviluppa l’osso.
OSTEOCLASTA
Elemento cellulare, che deriva dalla fusione di più osteoblasti, che distrugge l’osso.
OSTEOINTEGRAZIONE
Collegamento strutturale e funzionale tra l’osso mascellare e l’impianto.
L’osteointegrazione è un fenomeno biologico che è stato studiato dal Professor P. I. Branemark sulle radici in titanio impiantate nell’osso mascellare. Il Prof Branemark è uno dei pionieri dell’implantologia, definita per via di questo particolare legame radice-osso, da lui per primo osservato e descritto, osteointegrata.
L’impianto osteointegrato è stabilmente incorporato nella compagine delle ossa mascellari in virtù della qualità dell’interfaccia che si viene a creare tra la radice artificiale e il tessuto osseo.
OSTEOLISI PERIAPICALE
Aspetto radiografico di area di rarefazione ossea intorno all’apice di un dente affetto da necrosi settica della polpa con infiammazione periapicale e riassorbimento della parete ossea alveolare.
OTTURAZIONI
Restauro dell’elemento dentario mediante utilizzo di resine composite che garantiscono, mediante i concetti di tinta croma e valore, il miglior risultato estetico.
OVERBITE
Sovrapposizione verticale tra i denti anteriori superiori e gli inferiori. L’eccesso di overbite prende il nome di morso profondo o deep bite, il difetto di morso aperto o open bite (vedi).
OVERDENTURE
Protesi locale o anche parziale realizzata mediante ancoraggio su una o più radici o bassi monconi dentari residui.
OVERHANG
Per indicare un’eccesso di materiale da otturazione che oltrepassa il bordo cervicale della cavità.
OVERJET
Situazione interdentaria per la quale i denti superiori sopravanzano nella verticale i denti inferiori, con i denti posteriori in contatto di occlusione centrica.
P
PANORAMICA DENTALE – RX
Radiografia tomografica dei mascellari, effettuata con una speciale macchina progettata per riprendere su lastra un’immagine panoramica di ambedue gli archi mascellari e dentali.
PAPILLA GENGIVALE
Quella parte dell’orletto gengivale.
PAPILLA INTERDENTALE
Denominazione che assume la gengiva che occupa gli spazi interdentali.
PARADENTI
Dispositivo usato per proteggere la bocca da colpi quando si partecipa ad attività sportive. L’uso del paradenti è importante specie per i pazienti sottoposti a trattamento ortodontico con apparecchi fissi, per prevenire incidenti.
PARADENTITE
Forma di danno parodontale di natura infiammatoria che colpisce gli adulti e che è caratterizzato dalla distruzione dell’osso alveolare che sostiene i denti.
PARADENZIO
Lo stesso che Parodonto.
PARODONTITE ACUTA
E’ la forma infiammatoria acuta della paradenziopatia, differente nel quadro clinico dalla paradontosi che è un’affezione di natura degenerativa. La paradontite acuta si presenta con gonfiore, dolore, arrossamento e sanguinamento delle gengive. La causa è la placca batterica che si annida in profondità, con formazione di tasche parodontali, dopo aver contribuito al riassorbimento dell’osso che circonda la radice del dente. L’affezione colpisce prevalentemente gli adulti.
PARODONTITE APICALE O PERIODONTITE APICALE
Affezione infiammatoria acuta o cronica del tessuto parodontale, o parodonto, circostante l’apice radicolare.
PARODONTITE MARGINALE O PERIODONTITE MARGINALE
Forma di danno parodontale di natura infiammatoria che colpisce gli adulti e che è caratterizzato dal riassorbimento della parte più coronale dell’alveolo osseo, denominato cresta marginale. Rappresenta l’evoluzione di una gengivite marginale.
PARODONTITE O PERIODONTITE
La parodontite è una forma di danno parodontale di natura infiammatoria che colpisce gli adulti e che è caratterizzato dalla distruzione dell’osso alveolare che sostiene i denti.
PARODONTITE PROFONDA O PERIODONTITE PROFONDA
Forma di danno parodontale di natura infiammatoria che colpisce gli adulti, conseguente all’evoluzione della parodontite marginale. Le lesioni si aggravano per l’ulteriore riassorbimento osseo, per la migrazione dell’epitelio giunzionale e per il vacillamento dei denti.
PARODONTO
Insieme dei tessuti che circondano e sostengono i denti; composto da gengiva, osso alveolare, legamento alveolo dentale, cemento radicolare.
PARODONTO O PERIODONTO vedi parodonto
PARODONTOLOGIA
Termine che deriva dal greco e significa studio di tutto ciò che sta intorno al dente e che gli dà sostegno.
PARODONTOLOGO
Odontoiatra con area di esperienza nella diagnosi e nel trattamento delle affezioni dei tessuti che circondano e sostengono i denti, in special modo parodonto e gengive.
PARODONTOPATIA
Lo stesso che Malattia parodontale.
PARODONTOSI O PARADENTOSI
Degenerazione dei tessuti parodontali che vanno incontro ad un’atrofia progressiva. Nella sua progressione può portare alla mobilità e alla caduta dei denti.
La forma più comune di paradontosi è l’atrofia senile, in cui la gengiva si ritira a mano a mano che l’osso alveolare viene riassorbito restandogli ben aderente.
I denti rimangono saldi fino ai gradi più avanzati della paradentosi.
Nella paradentosi i fenomeni infiammatori sono in genere minimi. Per la prevenzione è necessario che lo stato dei tessuti parodontali sia ottimale.
PARULIS
Ascesso gengivale o sottoperiosteo.
PEDODONZIA
Branca dell’odontoiatria che tratta la cura dei denti dei bambini.
PEDODONZISTA
Odontoiatra con area di esperienza nella cura dei denti dei bambini.
PERIAPICALE – ASCESSO
Raccolta di pus che si forma inizialmente intorno all’apice radicolare e che tende a propagarsi ai tessuti circostanti e ad esteriorizzare attraverso la gengiva e le parti molli. Le cause infettive sono le più frequenti. I materiali settici contenuti nel canale radicolare, germi e tossine, possono migrare verso i tessuti periapicali, attraverso il forame apicale , e determinare la reazione infiammatoria.
PERICORONITE
Infiammazione acuta della gengiva che circonda un dente parzialmente erotto che si gonfia, è dolente e arrossata. Spesso la situazione è aggravata dal trauma masticatorio che in questi casi può determinarsi a carico del tessuto edematoso.
Al disotto della gengiva che ricopre un dente non erotto completamente, possono depositarsi e trattenersi liquidi, residui alimentari e batteri, provocando la sua infiammazione.
Il trattamento della pericoronite implica la pulizia completa del tessuto dalla placca batterica. In alcuni casi può essere indicata l’escissione chirurgica del cappuccio gengivale.
PERIMPLANTITE
Infiammazione e/o infezione dei tessuti che circondano l’impianto. La perimplantite si caratterizza per il coinvolgimento nel processo infiammatorio del tessuto osseo circostante l’impianto. Se non controllata può portare alla mobilizzazione e perdita della fixture.
PERIODONTOPATIA O PARADENZIOPATIA
Malattia dell’apparato di sostegno dei denti che coinvolge gengive e osso alveolare fino a condurre a mobilità dentale e, come effetto finale, alla perdita dell’elemento dentale stesso.
PERIOSTIO
E’ una membrana che avvolge l’osso (appunto periostio) e lo protegge ed è importante perché da questo originano le cellule per la rigenerazione e la modellazione ossea.
Il concetto della chirurgia flapless è minimizzare il coinvolgimento del periostio.
PERIPAK
Cemento chirurgico privo di eugenolo, che indurisce a contatto con la saliva.
PERIRIZOCLASIA
Infiammazione e distruzione dei tessuti periradicolari.
PERLE DI EPSTEIN
Piccole prominenze bianco-giallastre, visibili alla nascita ai lati della linea mediana del palato duro.
PERLECHE
Infiammazione ulcerativa degli angoli della bocca a seguito di cause varie: abbassamento della dimensione verticale, irritazione da abitudine di leccare con la lingua la connessura labiale, igiene scarsa, infezione (batteri, funghi).
PERMUTA DENTALE
Processo di sviluppo dei denti permanenti, che inizia con la comparsa verso i 5/6 anni dei primi molari permanenti, e termina con l’eruzione, intorno ai 18 anni, dei denti del giudizio.
PERMUTA PERIODO DI
Quando cadono i denti decidui ed erompono i permanenti. Si estende fra il 6° e 11° anno = dentatura mista.
PIANO DI FRANCOFORTE
Piano antropologico che congiunge il bordo superiore del Porus acusticus con il punto più basso del bordo orbitario (Francoforte 1884).
PIEGA
Flessione del filo ortodontico oltre il limite della sua elasticità. Si distinguono: pieghe di I° ordine o sul piano orizzontale, pieghe di II° ordine o sul piano verticale e pieghe di III° ordine o torsioni.
PIEZOELETTRICITA’
Corrente elettrica che si manifesta quando si esercita una pressione su un cristallo (Basset, 1969).
PINLAY
Intarsio munito di pernino per ancoraggio su una superficie occlusale troppo abrasa.
PINLEDGE
Mezzo di ancoraggio per assicurare la tenuta di elementi protesici con piccoli perni che si affondano nel tessuto dentario.
PIOMBATURA
Termine popolare con cui si indicano le ricostruzioni dei denti affetti da carie. “Ho un dente piombato”, “devo andare a farmi piombare un dente“, erano espressioni frequenti nel recente passato. Attualmente il termine piombatura è in disuso assieme al materiale a cui impropriamente si riferiva: l’amalgama d’argento.
PIORREA
Stadio acuto, suppurativo, della malattia infiammatoria che colpisce i tessuti parodontali. Anche detta piorrea alveolare per sottolineare la fuoriuscita di pus dall’alveolo.
PLACCA BATTERICA
Sostanza appiccicosa di colore bianco-giallastro che si fissa saldamente ai denti, formata da residui di cibo colonizzati da batteri che sopravvivono e si riproducono al suo interno cibandosi degli zuccheri in essa presenti. E’ causa di gengiviti, parodontiti e carie dentaria.
PLACCA DENTALE
La placca dentale è l’altro nome con cui viene definita la placca batterica. Si tratta di un deposito di innumerevoli specie di microrganismi inglobati in una matrice formata da prodotti derivanti dal metabolismo batterico, cellule di sfaldamento della mucosa del cavo orale, sostanze che derivano dalla saliva, dal siero ematico e dagli alimenti. E’ la causa, riconosciuta universalmente, delle più importanti malattie dentarie: carie e malattia parodontale.
PLACEBO
Sostanza senza nessun valore terapeutico, nè farmacologico.
PLASMA
Elemento fluido del sangue nel quale cellule o globuli sono in sospensione.
PLASTER
Gesso (CaSO4H2O) per impronte.
PLUGGER (condensatore)
Strumento endodontico simile alloSpreader, ma dotato di punta tronca.
POGONION (Pog)
Punto più anterire della sinfisi mandibolare, cioè il punto più prominente dell’eminenza mentoniera.
POLIMERI
Macromolecole che risultano dalla concatenazione di molecole identiche (monomere).
POLIMERIZZAZIONE
Funzione di elementi multipli tutti simili, definiti monomeri.
POLPA – CORNETTO DELLA POLPA O CORNETTO PULPARE
La porzione della polpa camerale che si estende verso la cuspide.
POLPA CAMERALE
La porzione della polpa che sta all’interno della corona del dente.
POLPA DENTALE
Il tessuto molle (non calcificato) situato all’interno del dente; composto prevalentemente di vasi sanguigni e nervi. Si distingue in polpa camerale, la porzione situata nella corona, e polpa radicolare, quella che percorre l’interno del canale radicolare.
POLPA RADICOLARE
La porzione della polpa che sta all’interno della radice del dente.
PONT INDICE DI
In ortodonzia per misurare la larghezza dell’arcata nella regione dei premolari.
PORION
In cefalometria ortodontica, punto mediano del bordo superiore del foro del condotto uditivo esterno.
POSIZIONATORE
Il posizionatore è un apparecchio di contenzione e rifinitura del trattamento ortodontico.
POSSELT SCHEMA DI
Il perimetro massimo dei movimenti mandibolari sul piano sagittale riferito al punto interincisivo.
POST – DAM
Solco che segue il bordo del palato duro di un’impronta per ottenere una cresta sulla protesi totale che provvede alla sua perfetta aderenza.
POSTURA
-La postura è la capacità del nostro corpo di assumere e cambiare posizione nell’ambiente di vita.
- E’ l’assetto tridimensionale spaziale dei vari piani e segmenti del corpo somatico.
- E’ la posizione che il corpo assume per controbilanciare la forza di gravità in una situazione di riposo o in movimento.
- E’ la posizione che il corpo assume per controbilanciare la forza di gravità in una situazione di riposo o in movimento.
- E’ la posizione che il corpo assume sia da fermo che in movimento.
- La postura è la posizione che il corpo assume nella vita di relazione ed é corretta quando le varie parti del corpo si dispongono in maniera fisiologica.
- E’ la disponibilità e la capacità di una persona di mettere in relazione le varie parti del corpo in modo da assicurare ora e per il futuro la massima efficienza nella funzione comportamentale e nel funzionamento psicologico.
- E’ la scienza del corretto allineamento e della corretta gestione motoria del corpo umano in rapporto alla forza di gravità.
- La postura è la sinergia con cui le varie parti del corpo nella loro interezza psicofisica concorrono all’attuazione di qualsiasi gesto.
- E’ il linguaggio non verbale del soggetto.
- E’ ciascuna delle posizioni assunte dal corpo contraddistinta da particolari rapporti tra i diversi segmenti somatici.
Con l’intenzione di sintetizzare e compendiare la definizione di ciò che personalmente intendiamo per postura proponiamo questa definizione:
“La postura è l’espressione somatica dell’atteggiamento relazionale dello psicosoma umano con la propria interiorità e con l’ambiente che lo circonda“.
POSTURA CORPOREA
Espressione somatica dell’atteggiamento relazionale dello psicosoma umano con la propria interiorità e con l’ambiente che lo circonda.
POSTUROLOGO
Nonostante la posturologia in altri Paesi e soprattutto in Francia sia una scienza autonoma, in Italia non esiste di fatto come specializzazione. Ciò ha fatto sì, essendo la definizione di “posturologo” un titolo non ufficiale, che esso sia stato abusato da operatori senza competenza e cultura appropriata nel campo medico, in altre parole da furbi personaggi con una verniciatura nozionistica definiti una volta “ciarlatani”. Allo stato attuale delle cose la qualifica di posturologo non è dunque fornita da alcuna Istituzione ufficiale dello Stato italiano. Altresì molti operatori sanitari legittimati da una Laurea in Medicina e Chirurgia hanno allargato il proprio campo di interesse specifico di branca e operano in una visione sinottica dell’atteggiamento psicosomatico del paziente, mostrando così nella teoria e nella pratica un atteggiamento di intereresse alla posturologia supportato da nozioni sul funzionamento del corpo umano derivanti da un Corso di laurea specialistico. In particolare possono essere rinvenuti tra gli stessi medici generali e tra specializzazioni come l’odontostomatologia, l’ortodonzia, l’oculistica, la fisiatria, l’ortopedia, la neurologia ed altre. Alcuni di essi, resi particolarmente esperti da una prolungata esperienza a fianco dei colleghi cointeressati, sono in grado di fare da “direttori dei lavori” nei casi, molto frequenti, in cui sia necessaria una collaborazione in team polispecialistico. Esistono alcune interessanti convergenze tra l’odontoiatria e la posturologia. In particolare, è stato accertato che esistono correlazioni certe tra l’occlusione dentale e l’arcata temporo mandibolare e la postura del corpo.
PROGENISMO
Si parla di progenismo quando la mandibola è posizionata in avanti rispetto al mascellare superiore.
PROGNATISMO O PROGNAZIA
In ortodonzia è la sporgenza in avanti delle mascelle; può essere relativa o falsa (quando è solo apparente, valutata clinicamente rispetto alla controparte scheletrica) o assoluta e vera (in riferimento alla verticale tracciata dalla radice del naso, perpendicolare al piano di Francoforte); si determina a carico del mascellare superiore, della mandibola o di entrambi i mascellari.
PROPRIOCETTIVO SENSO
Metodica di guida dei mascellari in dinamica occlusale, in modo da non provocare traumi ai denti.
PROTEOLISI
Dissoluzione di sostanze albuminoidi.
PROTESI
La protesi dentale è un sostituto artificiale dei denti naturali. viene applicata in caso di edentulia parziale o totale o per correggere difetti estetici di forma, posizione e colore dei denti, o, in alcuni casi, per riabilitare l’occlusione disfunzionale.
Si distinguono vari tipi di protesi dentaria:
Protesi fissa – Si indica come protesi dentaria fissa, ponti o corone che vengono cementati ai denti e non sono più rimovibili dal paziente e spesso neanche dal dentista senza che subiscano alterazioni che ne compromettono la riutilizzabilità.
Protesi rimovibile o mobile – Si indica come protesi dentaria rimovibile quella che il paziente può, e deve, rimuovere dalla bocca per la pulizia.
Protesi combinata – Si indica come protesi dentaria combinata quella composta in parte da protesi fissa e in parte da protesi rimovibile, strettamente collegate tra loro.
Si distinguono vari tipi di protesi dentale fissa:
Protesi fissa in metallo ceramica – Si tratta di ponti o corone formati da una lega composta da vari metalli, con una percentuale più o meno alta di oro (lega aurea ad alto o basso tenore d’oro), rivestiti in ceramica.
Protesi fissa in ceramica Metal Free – Si tratta di ponti o corone costruiti in ceramica integrale, senza parti metalliche.
Protesi su impianti – Protesi dentaria costruita su impianti dentali. Anche in questo caso si tratta di protesi a ponte oppure di corone singole o collegate tra loro.
Si distinguono vari tipi di protesi dentale rimovibile o mobile:
Protesi parziale in resina rimovibile o mobile – Protesi dentaria sostitutiva di alcuni elementi dentali, ad appoggio mucoso, e a tenuta tramite ganci applicati sui denti residui. Questo tipo di protesi ha le gengive e i denti composti di una particolare resina. Oggi viene usata prevalentemente come provvisorio, in attesa di applicare sostituti artificiali più efficienti.
Protesi totale in resina rimovibile o mobile – Protesi dentaria sostitutiva di tutti gli elementi dentali di un’arcata, ad appoggio mucoso e a tenuta con meccanismo di sussione o tramite impianti.
Protesi scheletrata (scheletrato) rimovibile – Protesi sostitutiva dei denti naturali, che può essere rimossa dal paziente. La protesi scheletrata (scheletrato) è una protesi dentaria ad appoggio misto, dentale e mucoso, la cui tenuta è garantita da ganci applicati ai denti residui.
E’ composta da:
- struttura metallica, generalmente una lega al cromo-cobalto, costituente, appunto, lo scheletro portante.
- selle in resina che riproducono le sembianze della gengiva, che appoggiano sulla mucosa gengivale e sostengono i denti, anch’essi in resina.
- denti di sostituzione.
PROTESI FISSA
Per “protesi fissa” (denti fissi) in odontoiatria s’intende un manufatto artificiale tipo ponte (coinvolge più denti) o corona (coinvolge un singolo elemento dentario) cementato a pilastri di sostegno naturali o artificiali con lo scopo di ripristinare la funzionalità di un dente, di un gruppo di denti o di un’intera arcata dentaria. La protesi fissa, al contrario di quella rimovibile, una volta applicata dal dentista rimane stabilmente al suo posto e non deve essere quotidianamente rimossa dalla bocca per le indispensabili manovre d’igiene orale.
PROTESI TOTALE
La protesi totale è un sostituto artificiale dei denti, rimovibile, che si applica nei casi di mancanza completa dei denti, la cui tenuta è dovuta alla precisa conformazione dei bordi rispetto alla linea mucogengivale. E’ chiamata anche dentiera.
PROTOPLASMA
La sostanza vivente della cellula umana, animale e vegetale.
PTERIGHION
Punto evidenziabile su una teleradiografia che risulta dall’incrocio dell’apofisi pterigoidea (pars posterior) con il tracciato della fossa cerebrale media (O. Hoffer).
PTIALINA
Si definisce ptialina un secreto delle ghiandole salivari umane in grado di svolgere azione amilasica (principalmente alfa-amilasica).
Funziona in maniera ottimale in ambiente alcalino e permette la scissione dell’ amido in maltosio. Per questo motivo, quando il bolo del cibo raggiunge lo stomaco, si produce inizialmente un succo non eccessivamente acido in modo da permettere il proseguimento dell’attività enzimatica della ptialina per un tempo sufficiente.
PTIALINA
Analisi della saliva.
PTIALISMO
Eccessiva salivazione.
PULPECTOMIA
Azione di rimozione della polpa dentale. Sui denti da latte è usualmente effettuata da un dentista pediatrico (pedodontista). La pulpectomia è un intervento indispensabile quando la polpa s’infetta, generalmente a seguito di carie dentaria penetrante.
La pulpectomia va distinta dalla pulpotomia, nella quale viene asportata solo la polpa presente nella camera pulpare, la polpa cioè situata all’interno della corona del dente, mentre viene lasciata quella all’interno della radice.
La branca dell’odontoiatria che si occupa della diagnosi e della cura delle patologie dei tessuti situati all’interno del dente (endodonto) si chiama endodonzia.
PULPITE
Infiammazione della polpa dentale. La cura della pulpite richiede la devitalizzazione del dente interessato. Il quadro clinico della pulpite o infiammazione irreversibile del tessuto pulpare è rappresentato da un male ai denti spontaneo che viene amplificato da stimoli caldi ma anche freddi nei primi stadi.
PULPITE ACUTA
La pulpite acuta, infiammazione del tessuto interno al dente, è responsabile di uno dei dolori più intensi che può colpire l’uomo. Un dolore a carattere nevralgico che si esacerba sotto stimolo meccanico (pressione masticatoria) fisico (caldo, freddo) o chimico (dolce). Un dolore caratteristico che presenta picchi d’intensità elevata commisti a fasi di remissione. Un dolore che sopraggiunge all’improvviso e spesso senza un’apparente causa, ma anche in seguito alla pressione masticatoria sul dente affetto o a stimoli chimici o fisici e, questa è una delle sue caratteristiche, non regredisce se s’interrompe lo stimolo. Il mal di denti da pulpite acuta spesso è resistente ai comuni analgesici e può essere arrestato definitivamente solo dall’intervento del dentista. Egli, sotto anestesia, deve raschiare via dall’interno del canale radicolare in cui alloggia la polpa infiammata.
PULPOLITA (cfr odontelo)
Piccola formazione calcarea che si sviluppa all’interno della polpa senza una precisa sintomologia (dolori vaghi, del tipo nevralgico che si esacerbano a seguito di movimenti bruschi; sintomo del gradino – per la mobilità dell’O. in seno al tessuto pulpare).
PULPOPATIA
Le pulpopatie sono affezioni della polpa dentaria a carattere infiammatorio, spesso causa d’importante mal di denti. Sono causate più spesso da carie dentale complicata, da traumi dentali con esposizione della polpa od interruzione del fascio vascolo nervoso, da microtraumi ad azione abrasiva od erosiva.
PULPOTOMIA
Azione di rimozione di una parte della polpa dentale con l’intento di mantenere il dente vitale.
PUNTO A
Subspinale, punto più profondo sulla linea mediana della concavità della regione anteriore del mascellare superiore fra la spina nasale anteriore ed il Prosthion (Downs).
PUNTO B
Punto più profondo situato nella concavità sopramentoniera (Downs).
R
RADICE DEL DENTE
E’ la parte del dente non visibile, posta all’interno della gengiva e collegata alla corona dal colletto.
RADIOLOGIA DIGITALE
Sistema di rivelazione delle immagini radiografiche basato sull‘uso del computer e di sensori ad esso collegati. Nella radiologia digitale viene acquisita un’immagine radiografica in forma numerica, cioè comprensibile da un computer.
La radiografia digitale va sempre più affermandosi nel campo della diagnosi odontoiatrica. Il giusto processo di spostamento dell’attenzione sanitaria sulla prevenzione ha fatto sì che l’indice terapeutico-diagnostico di un qualsiasi intervento sanitario sia sempre più ridotto.
Coerentemente è stata data notevole rilevanza al concetto di Radioprotezione dal legislatore con delle leggi ad hoc e l’esigenza si presenta ormai nella sua ineluttabilità alla coscienza degli operatori sanitari: occorre ottenere i massimi vantaggi diagnostici con la minor dose possibile di radiazione x .
In questo quadro si è quindi delineato chiaramente per gli odontoiatri il vantaggio del ricorso (in parte attualmente frenato sia per motivi di onere finanziario per lo studio che lo adotta sia per la difficoltà dell’introduzione di una nuova ergonomia) alle apparecchiature di radiologia con acquisizione digitale delle immagini che consentono una riduzione della dose radiante in percentuale elevatissima rispetto all’acquisizione tradizionale con pellicole chimiche.
RANULA
Cisti da ritenzione delle ghiandole sottomascellari o sublinguali, che insorge in corrispondenza o ai lati del frenulo linguale. Defezione per somiglianza con la zona laringea della rana.
RAREFAZIONE
Perdita di densità di una sostanza, ma non diminuzione di volume.
RDA
Nei dentifrici la sigla RDA, acronimo di Relative Dentin Abrasivity, indica l’abrasività. Al di sopra di 100 questo valore è troppo elevato e, nel tempo, potrebbe causare danni allo smalto. Caratteristica importante dei dentifrici è di avere una bassa abrasività, per levigare le superfici dure del dente senza danneggiarlo. Rendere liscia e lucida la superficie dello smalto previene la formazione di macchie e il trattenimento della placca batterica. I migliori dentifrici indicano il valore di RDA sulla confezione. I “dentifrici sbiancanti” hanno un alto RDA e, pertanto, un alto indice di abrasività.
REAMER (alesatore)
Strumento endodontico derivato dallo stiramento e dalla torsione di un filo profilato di acciaio a sezione triangolare a spigolo acuto. La sua azione è di alesaggio del canale mediante penetrazione e rotazione in senso orario di 1/8 di giro con successiva retrazione.
RECESSIONE GENGIVALE
Esposizione della superficie radicolare per scivolamento apicale della posizione della gengiva.
REIMPIANTO
Reposizione di un dente dal suo alveolo dal quale è stato esportato a seguito di trauma o per indicazione terapeutica.
RESILIENZA
Per indicare la comprimibilità della mucosa specie durante la presa dell’impronta.
RESINA ACRILICA
Resina sintetica utilizzata in protesi.
RESINE COMPOSITE
Materiali plastici usati per il restauro dei denti. Sono formate dall’incorporazione in una matrice organica resinosa di un composto inorganico (quarzo, vetro…).
RESPIRATORE ORALE
Soggetto che a causa della presenza di adenoidi ipertrofiche, polipi nasali, tonsille abnormi e deviazioni del setto respira attraverso la bocca.
I respiratori orali da difficoltata respirazione nasale vanno distinti da coloro che respirano con la bocca per abitudine viziata.
REST OCCLUSALE
Piccola propaggine corrispondente ad un incavo elaborato su un dente o su una protesi che serve come ritenzione indiretta.
RETRAZIONE GENGIVALE
Movimento di allontanamento del margine gengivale dalla superficie del dente; può essere indicativo di una sottostante infiammazione o della formazione di tasche. Può dipendere anche da cause meccaniche, chimiche o chirurgiche.
RETROGNATISMO
Mandibola situata all’interno.
RETROGNAZIA
Posizionamento arretrato delle mascelle.
Può essere relativa o falsa (quando è solo apparente, rispetto alla controparte scheletrica) o assoluta e vera (in riferimento alla verticale tracciata dalla radice del naso); si determina a carico del mascellare superiore, della mandibola o di entrambi i mascellari.
RETZIUS (strie di)
Denominate anche linee incrementali o strie apposizionali di accrescimento. Sono espressione di maggior o minor calcificazione delle aree dei prismi dello smalto.
RIASSORBIMENTO
Lisi delle radici dei denti decidui e del processo alveolare conseguente ad eruzione dell’omologo permanente.
RIBASATURE
Procedimento attraverso il quale solo la superficie tissutale della protesi e rimpiazzata da nuovo materiale.
RIGENERAZINE OSSEA
Il posizionamento di impianti endo-ossei nelle zone che devono essere riabilitate protesicamente, richiede condizioni favorevoli e cioè una quantità di osso sufficiente ad ospitare l’impianto e mantenerlo stabile sotto le sollecitazioni delle forze masticatorie. A causa delle malattie ed alla conseguente perdita dei denti, spesso non rimane uno spessore di osso sufficiente ad ospitare un impianto. In questi casi è necessario indurre la rigenerazione ossea, al fine di ricreare una massa di osso idonea a supportare un impianto. A questo scopo da tempo si usano vari materiali come ad esempio osso umano prelevato dallo stesso paziente, osso animale o artificiale, osso di donatori umani proveniente da banche dei tessuti. Quest’ultimo esempio permette di ottenere ottimi risultati senza dover sottoporre il paziente a prelievi di osso dal proprio corpo con conseguenti stress postoperatori, assicurando al tempo stesso la mancanza di contagi ed infezioni.
Grazie a queste metodiche oggigiorno, in uno studio odontoiatrico di avanguardia, si è in grado di sviluppare la quasi totalità delle riabilitazioni odontoprotesiche anche in quei casi che fino a qualche tempo fa sembravano irrisolvibili.
RIMOZIONE DEL TARTARO
Rimozione completa dei depositi calcificati adesi ai denti che viene effettuata con punte metalliche montate su apparecchi che producono vibrazioni ad altissima frequenza, insieme a spray d’acqua. La tecnica professionale di rimozione del tartaro mira, appunto, al distacco del tartaro dai denti, una sostanza che impedisce le corrette manovre d’igiene orale, favorisce l’accumulo di placca batterica sui denti e interferisce direttamente con la normale biologia gengivale. L’ablazione del tartaro può essere effettuata direttamente dal dentista o da igienisti dentali. Nel corso della seduta di rimozione del tartaro vengono controllate le condizioni gengivali e, nel caso di accumulo eccessivo di tartaro viene educato il paziente ad effettuare corrette manovre di igiene orale domiciliare.
RINGER (soluzione di)
Liquido composto da cloruro di sodio, potassio e calcio 20% come eccipiente per anestesici.
RIZALISI
Riassorbimento iniziale o totale di una radice dentaria. Può essere fisiologica (denti decidui), o patologica (embriologica, meccanica o infettiva).
RIZECTOMIA
Asportazione chirurgica di una sola radice di un dente pluriradicolare.
RIZOTOMIA
Separazione chirurgica delle radici tra loro. Si esegue quando un dente pluriradicolare ha un retrazione ossea nella zona della forcazione radicolare, per permettere una buona igiene.
ROOT PLANING
Rimozione dei depositi di tartaro dalla superficie della radice al disotto della linea gengivale.
RUBBER DAM vedi diga dentale
RUSSARE
Il russare è un serio disturbo sociale e medico, esso può ridicolizzare chi ne è affetto, disturbare il sonno del partner e diminuire la funzione ristoratrice del riposo notturno.
Quando il russare si fa severo può arrivare a ostruire temporaneamente la respirazione, causando quelle che vengono definite apnee del sonno.
Il suono del russare si produce quando viene ostacolato il libero passaggio dell’aria nella parte posteriore della bocca. In particolare è provocato dal dislocamento posteriore della lingua durante il sonno, ma senza che si stabilisca un contatto tra il dorso della lingua e la parete faringea. Il restringimento delle vie aeree determina l’accelerazione del passaggio dell’aria inspirata da cui dipende la tipica vibrazione rumorosa.
SALDAME
Lega che fonde ad una temperatura più bassa dei pezzi metallici che debbono essere fra di loro saldati.
SALIVA
Secreto proprio delle ghiandole annesse al cavo orale. La saliva che ha una reazione vicina allaneutralità (pH 6,6), è costituita essenzialmente da acqua (98,7%), da sostanze inorganiche (cloruri, carbonati, bicarbonati, solfati, fosfati, tiocianati) ed organiche (mucina, ptialina, enzimi come proteasi, lipasi, fosfatasi). Oltre alla funzione digestiva, la saliva favorisce la masticazione, la deglutizione e svolge una azione detergente e protettiva nei confronti degli elementi dentari.
SBIANCAMENTO DENTALE
Trattamento chimico (con perossido d’idrogeno o perossido di carbamide) domiciliare o professionale, eventualmente potenziato con mezzi fisici (con luce laser, alogena, al plasma), dei denti naturali, atto ad ottenere un colore più bianco e luminoso.
SCALING
Lo scaling fa parte dell’igiene professionale eseguita dall’igienista dentale e consiste nella pulizia del margine sottogengivale dei denti.
SCOVOLINO
Particolare spazzolino per l’igiene degli spazi interdentali.
SEDAZIONE COSCIENTE
Molti pazienti che devono sottoporsi ad un intervento in uno studio dentistico, sono spesso in preda ad un senso di ansia e paura. Questo problema si risolve con la sedazione cosciente in cui un soggetto, sottoposto a terapia farmacologica, è meno reattivo agli stimoli esterni benché continui a essere sveglio e cosciente. E’ eseguita con l’uso di sedativi che, sebbene blandi a confronto di quelli usati per le anestesie totali, vengono comunque somministrati da esperti anestesisti. Grazie alla sedazione cosciente il paziente diviene estremamente rilassato e privo di qualsiasi forma di paura mentre il dentista esegue l’intervento.
SETTO SINDROME DEL
In dentatura decidua quando vi è una carie interprossimale fra i molari da latte che ne cambia la forma, pemettendo al cibo di insaccarvisi con conseguente dolore (spesso scambiato per dolore provocato da pulpite).
SHOCK ANAFILATTICO
Reazione improvvisa, imprevedibile, di estrema gravità, con interessamento pluriviscerale e depressione delle principali funzioni organiche. Tale reazione indotta da svariati antigeni (anestetici), è dovuta, nella grande maggioranza dei casi, ad un meccanismo immuno-allergico che interessa tutto l’organismo.
SIGILLANTI DENTALI
Speciali resine che si applicano allo lo scopo di sigillare le asperità dello smalto presenti nei solchi della superficie masticatoria di molari e premolari (solchi occlusali). Prevengono la carie dentaria, frequente in queste particolari zone anatomiche, impedendo l’annidamento della placca batterica.
SIGILLATURA
Procedimento clinico attraverso il quale si applicano i sigillanti dentali; applicazione di resina chiara sulla superficie di masticazione dei denti posteriori per la prevenzione della carie.
SILICONE
Materiale per impronte (Hastic, Permaflex, Silicone) composto da silicio ed ossigeno, per uso protesico.
SINDROME DI BECHET
Malattia autoimmune che si manifesta con ulcere buccali e genitali recidivanti unite a iridociclite, artrite e lesioni vasculitiche del piede e del sistema nervoso centrale.
SINECOFOSI
Eruzione attiva continua degli elementi dentali, come meccanismo di compenso dell’abrasione delle superfici occlusali.
SINFISI
Linea di congiunzione di due ossa (sinfisi mentoniera della mandibola).
SINOSTOSI
Genericamente, saldatura di ossa. Saldamento dell’osso alveolare in corrispondenza della lamina dura e del cemento.
SISTEMA MASTICATORIO
Sistema costituito da tre componenti fondamentali:
1) le articolazioni temporo-mandibolari (ATM);
2) il sistema neuro-muscolare;
3) l’apparato dento-parodontale.
SJOGREN SINDROME DI
Essicamento delle mucose per secrezione carente.
SLICE CUT
In odontoiatria operativa si riferisce alla tecnica della preparazione di Rhein, cosiddetta “a fetta” che presuppone l’estensione dell’ancoraggio sulla superficie occlusale secondo la tecnica di Ward.
SMALTO
Tessuto dentale formato da un minerale estremamente duro e lucente, composto per il 98% da idrossiapatite calcica; riveste la parte esterna del dente proteggendolo dall’usura meccanica e chimica e dagli stimoli termici.
Lo smalto è la sostanza più dura del corpo umano, ciononostante i batteri della placca possono attaccarlo e disgregarlo (demineralizzazione, perdita di calcio e minerali) tramite le sostanze estremamente acide che eliminano dopo aver usato gli zuccheri contenuti nella placca.
Lo smalto dei denti appena erotti dei bambini e dei ragazzi è meno forte e, pertanto, più suscettibile all’attacco acido provocato dalla placca batterica.
I denti vanno protetti dalla demineralizzazione spazzolandoli bene con un dentifricio fluorato. I molari appena erotti, ricchi di rugosità sulla superficie occlusale, si possono proteggere dalla carie sigillandoli con speciali resine.
SODIO (Ipoclorito di, NaClO)
Soluzione solvente e battericida impiegata in endodonzia alla concentrazione del 2,5% o del 5%.
SOLCO GENGIVALE
Depressione anatomica fra l’epitelio gengivale e lo smalto o il cemento. In condizioni patologiche l’approfindimento del solco diventa ricettacolo di placca batterica, residui alimentari.
SOVRA O SUPRA OCCLUSIONE
Malocclusione per la quali i denti superiori coprono esageratamente gli inferiori.
SPACE – FREE WAY
Distanza interocclusale quando la mandibola si trova in posizione fisiologica (Rest position).
SPAZIO INTERDENTALE
Spazio esistente tra due denti vicini e normalmente occupato dalla papilla interdentale.
SPAZZOLINI
Strumenti per l’igiene di denti e gengive.
Si distinguono spazzolini manuali, elettrici, interdentali o scovolini.
SPEE CURVA DI
Curva a convessità inferiore lungo la quale si dispongono le superfici occlusali e i margini incisali delle arcate. Secondo alcuni autori è ideale, secondo altri autori (Stramezzi) è meglio che sia piatta per non creare problemi all’articolazione temporo mandibolare.
SPLINT
Lo splint è il collegamento dei denti mobili attraverso resine composite o fibre di vetro di ultima generazione.
SPIX SPINA DELLO
Spina ossea situata sul bordo mesiale del foro di entrata del canale dentario inferiore. Punto di repere per l’anestesia tronculare del nervo mandibolare.
SPREADER
Strumento endodontico simile ad una sonda lunga ed affilata che consente di condensare lateralmente la guttaperca.
STENONE DOTTO DI
Canale di deflusso della ghiandola parotidea, il cui orifizio di sbocco è situato all’altezza del colletto del secondo molare superiore.
STEPHAN CURVA DI
Rappresenta l’abbassamento del pH e la sua successiva risalita a seguito del contatto dello zucchero con la saliva e la placca dentale, nell’arco di tempo di circa un’ora.
STILLMANN TECNICA DI
Metodica di spazzolamento dentale eseguita appoggiando lo spazzolino tra gengiva e denti con un angolo di 45°. Le punte delle setole dirette apicalmente arrivano circa 2 mm sopra la gengiva marginale. poi lo spazzolino viene ruotato, sotto pressione, con un movimento vibratorio verso le superfici masticanti. Risulta indicata nelle forme involute di parodontopatie, prive di tasche.
STOMATITE
Stomatite è il termine che indica l’infiammazione del tessuto mucoso (mucosite) che riveste le strutture del cavo orale. Coinvolge le guance, le gengive, la lingua, le labbra, il palato e il pavimento della bocca. Può essere causata da problemi del cavo orale, come cattiva igiene o protesi inadeguate, oppure da scottature provocate dall’assunzione di cibi o bevande calde, o da medicine, reazioni allergiche o infezioni.
In genere la stomatite è dolorosa, può presentarsi con sensazione di fastidio, dolore locale e bruciore. La mucosa si presenta arrossata, gonfia e a volte c’è sanguinamento dell’area interessata. L’alitosi può accompagnare l’affezione.
La stomatite colpisce qualunque fascia di età, dai neonati agli anziani.
Le cause che provocano la stomatite possono essere numerose. Traumi persistenti che possono irritare la mucosa orale in caso di protesi incongrue, denti cariati o fratturati, morsicamenti delle guance. La respirazione orale dovuta ad ostruzione delle vie nasali può causare secchezza delle mucose orali con conseguente irritazione. Infezioni erpetiche, gonorrea leucemia, AIDS, carenza di vitamina C possono presentarsi con i segni tipici della stomatite. La stomatite aftosa è una specifica forma che si presenta con gonfiore, ulcere dolorose, da puntiformi fino al diametro di 2.5 cm, localizzate sulle labbra, guance, gengive, palato e pavimento del cavo orale. La causa di tale affezione è sconosciuta, si pensa possa essere conseguenza di deficit alimentari, in particolare di vitamina B12, Acido Folico, ferro.
Alcune forme generalizzate di stomatite sono conseguenza di un uso eccessivo di alcool, cibi speziati o eccessivamente caldi, tabacco.
A volte la causa dell’irritazione va ricercata in una reazione d’ipersensibilità a sostanze contenute in collutori, dentifrici, stick labiali
Stomatiti possono essere causate dall’esposizione a metalli pesanti, come mercurio, piombo, bismuto.
La terapia della stomatite dipende dall’individuazione, non sempre facile, della causa che ne è all’origine.
La medicina naturale offre un aiuto efficace nel trattamento della stomatite aftosa e, in generale, delle manifestazioni della stomatite: la tintura di calendula (Calendula officinalis) diluita sotto forma di collutorio per sciacqui orali.
STOMATITE DA CANDIDA
Infezione delle membrane mucose della bocca causata da un fungo, normalmente presente nel cavo orale, chiamato Candida Albicans che in determinate condizioni può proliferare provocando le lesioni caratteristiche. Esiste una forma di candida, chiama eritematosa, che si presenta con macchie rosse sulla lingua. Una forma più frequente di candida, chiamata pseudomembranosa, può presentarsi con estese placche bianche interessanti la mucosa buccale, la lingua, il palato e l’uvula. La loro rimozione lascia una superficie eritematosa e sanguinolenta.
STOMODEO
Fossetta ectodermica che si forma sotto l’estremità cefalica dell’embrione. Insieme a quella parte dell’intestino primitivo che è compreso fra gli archi branchiali (intestino branchiale), concorre a formare la cavità orale. L’orifizio dello stomodeo diverrà l’orifizio della bocca.
STOP
Fissato agli strumenti endodontici costituisce un indispensabile riferimento della lunghezza del canale.
STREPTOCOCCUS MUTANS
Batterio Gram+, anaerobico facoltativo, produttore di acido lattico, capace di sintetizzare polisaccaridi intra ed extra cellulari. Risulta essere il più attivo microorganismo cariogeno.
STRESS - BREAKER
Rompiforza.
STRIPPING
Riduzione dei diametri mesio-distali degli elementi dentali per risolvere casi di lieve affollamento dentale senza eseguire estrazioni bilanciate dei premolari. In genere viene eseguito sugli incisivi inferiori.
STRIPPING INTEPROSSIMALE
Riduzione dello smalto dentale effettuato mediante molatura o abrasione delle superfici interprossimali. Una procedura utilizzata per creare lo spazio di allineamento in presenza di denti affollati.
SUPERFICI INTERPROSSIMALI
Aree del dente che danno verso lo spazio interprossimale, meglio conosciuto come spazio interdentale.
T
TARTARO
Insieme di depositi solidi e calcificati adesi in zone diverse del dente.
Sostanza amorfa composta principalmente da fosfato e carbonato di calcio, aderisce allo smalto, al cemento e si insinua nelle tasche parodontali. Rappresenta lo stadio calcificato della placca dentaria.
TASCA
La tasca è una cavità che si crea tra dente e gengiva dovuta dal riassorbimento dell’osso a causa di una carica batterica molto alta.
L’unico modo per curarla è un’igiene scrupolosa: controllo della placca e rimozione del tartaro.
La malattia parodontale (presenza diffusa di tasche) si può prevenire con controlli della salute delle gengive due o più volte l’anno ed eventuale seduta d’igiene.
TASCA APPARENTE
Abnorme estensione della gengiva sulculare non accompagnata da migrazione apicale dell’attacco epiteliale.
TASCA GENGIVALE
Abnorme estensione della gengiva sulculare non accompagnata da migrazione apicale dell’attacco epiteliale.
TASCA PARODONTALE
Si forma quando le gengive perdono l’attacco al dente e c’è distruzione dell’osso alveolare e del legamento periodontale.
TASCA REALE
L’approfondimento del solco gengivale è accompagnato da migrazione apicale (migrazione verso l’apice radicolare) dell’attacco epiteliale, con distruzione dell’osso alveolare e del legamento periodontale.
TAURODONTISMO
Gigantismo della camera pulpare di un dente che può comprendere tutta la radice. Frequente nei fossili umani (Neandertal ed altri, comune nei ruminanti).
TELECAMERE ENDORALI
Dispositivi per effettuare riprese all’interno del cavo orale, utilizzati in odontoiatria per migliorare la comunicazione con il paziente.
TELERADIOGRAFIA
Radiografia del cranio eseguita ad una distanza di 150 cm., in posizione latero-laterale o postero-anteriore. Si esegue per scopi diagnostici cefalometrici, cioè per misurare angoli e lunghezze delle varie componenti scheletriche.
TEMPOROMANDIBOLARI – DISTURBI
Disturbi che riguardano l’articolazione temporo mandibolare.
TERAPIA CANALARE
Procedura usata per risolvere una pulpite e/o per salvare un dente colpito da un ascesso o per guarire un ascesso o un granuloma, nella quale la polpa o i residui pulpari vengono raschiati via dalla camera della polpa e dal canale radicolare. Per il buon esito della terapia canalare il canale radicolare viene poi disinfettato e riempito permanentemente con particolari sostanze.
TERAPIA DI GUIDA O GUIDATA vedi guida
TERATOMA
Tumore congenito formato da più parti organosimili (connettivo, cute, capelli, denti).
TERMOPLASTICI
Materiali che si ammorbidiscono al calore e si solidificano raffreddandosi senza che avvenga alcuna alterazione chimica.
TERRA ALBA
Gesso aggiunto a gesso di Parigi (emiidrato del solfato di calcio) o stone (alfa-emiidrato di solfato di calcio), che serve per accelerare la presa.
TIRANERVI
Cosidetto inquanto utilizzato per estirpare la polpa del canale. Non rientra più nello strumentario endodontico, poichè l’azione di strappo e non di taglio residua un moncone pulpare a sezione non netta.
TITANIO
Metallo biocompatibile, utilizzato in odontoiatria per la costruzione di protesi fisse, impianti etc. La tollerabilità biologica del titanio ne permette l’uso in implantologia dentale oltre che in ortopedia. Il titanio viene osteointegrato e non provoca alcuna reazione immunitaria di rigetto da parte dell’organismo ricevente.
TIXOTROPISMO
Passaggio dallo stato di gel a quello liquido di una miscela che viene mescolata compressa.
TOMOGRAFIA ASSIALE COMPUTERIZZATA – TAC
Metodica radiografica con indagine a strati trasversali.
TORQUE
Movimento controllato della radice in senso vestibolo-linguale, con centro di rotazione sul bordo incisale.
TRACCIATO COMPUTERIZZATO
Analisi cefalometrica eseguita per mezzo del computer.
TRAGO
Prominenza cartilaginea situata anteriormente all’imbocco del condotto uditivo (punto di repere cefalometrico).
TRATTAMENTO CANALARE
Si definisce trattamento canalare l’intervento odontoiatrico di asportazione della polpa dentaria infiammata o necrotica.
TRAUMA OCCLUSALE
Risultato di forze eccessive applicate sulla dentatura. Può essere responsabile, specie in presenza d’infiammazione, di una rapida perdita di attacco e di distruzione dell’osso di sostegno.
TRAZIONE EXTRA ORALE – TEO
La T.E.O. è un apparecchio ortodontico usato per spostare i molari posteriormente e per creare spazio per i denti anteriori affollati o protrusi. Nei casi di prognazia mascellare ha la funzione di trattenere la crescita in avanti del mascellare superiore. E’ costituito da due parti metalliche saldate insieme. La parte interna è conformata ad arco e si connette ai tubi buccali delle bande. La parte esterna riprende la curvatura del viso per connettersi ad una fascia elastica che esercita la forza capace di provocare le modifiche dentali o di crescita scheletrica.
TREMA
Spazio fra i due incisivi centrali. Cfr. diastema
TRIGGER PUNTO
Focolaio di iperirritabilità di un tessuto che quando compresso è localmente dolente e se sufficentemente ipersensibile può dar vita ad algia irradiata e qualche volta a fenomeni autonomi riferiti e ad alterazioni propiocettive.
TRIGONO RETROMOLARE
Spazio depresso, triangolare situato posteriormente al terzo molare inferiore.
TRIPODISMO
Alloggiamento delle cuspidi in una fossa secondo tre punti di contatto.
TRIPOLO TERRA TRIPOLITANA
Ossido di ferro, sabbia, ossido di alluminio. Con olio serve per levigare, lucidare (odontotecn.).
TRISMA
Spasmo dei muscoli elevatori della mandibola che provoca difficoltà e limitazione all’apertura della bocca. In odontoiatria lo spasmo muscolare che provoca il trisma è di frequente causato da processi infettivi o traumi chirurgici a carico del dente del giudizio con coinvolgimento del muscolo pterigoideo interno.
TUBO BUCCALE
Piccola parte metallica saldata sulla superficie esterna della banda molare. Il tubo buccale è percorso da due parti cave, o scanalature, una a sezione rettangolare per trattenere i fili ortodontici, e una a sezione tonda per l’inserimento del lip bumper, dell’arco interno della trazione extraorale o di altri dispositivi che l’ortodontista usa per muovere i denti o ridirezionare la crescita dei mascellari.
TURNER DENTI DI
Ipoplasia di un dente permanente causata da infezione di un dente deciduo corrispondente, o trauma del germe del dente permanente a seguito di un processo settico della radice del deciduo.
U
ULCERA
Perdita di sostanza epiteliale o di dente o di membrane mucose.
ULCERA AFTOSA
In apparenza simile a quella causata dal virus herpes simplex.
ULCERA ERPETICA
Secondaria alle vescicole del herpes simplex. Ha bordi irregolari eritematosi e base giallo-grigiastra.
ULCERA PTERIGOIDEA
Situata sul palato molle in corrispondenza dei grandi fori palatini. Ricorre nel neonato.
ULOTOMIA
Incisione col bisturi del tessuto mucoso che ricopre la corona del terzo molare in caso di disontiasi.
ULTRASUONI – PULIZIA CON
Pulizia dei denti con apparecchi che emettono vibrazioni ad alta frequenza, capaci di disgregare e staccare il tartaro dalle superfici dentali.
UPRIGHTING
Movimento controllato della radice in senso medio-distale, con centro di rotazione sul bordo incisale.
URANOSTAFILORAFIA
Chiusura della fessura che comprende il palato molle e duro.
USURA DENTALE
Perdita di sostanza dentale localizzata dovuta a disfunzioni, vizi e parafunzioni a carico dell’occlusione.
UVULA
Appendice muscolare al centro della parte terminale del palato molle.
V
VACUUM
Spazio che è stato privato d’aria.
VANEER CROWN
Corona metallica con superficie labiale o buccale in resina o porcellana.
VERSIONE
Azione di inclinazione di un dente, fermo restando l’apice (ortodonzia).
VERTICENTRICA
Neologismo per indicare la dimensione verticale e l’occlusione centrica, in un soggetto edentulo totale che si rileva con una tecnica dettata dall’A. (Pound) riferendosi alle sequenze dell’eruzione dentaria naturale.
VESTIBOLARE
Indica la parte della cavità boccale che si presenta per prima all’ispezione. E’ delimitata all’esterno dalla parte interna delle guance e dalla parte esterna dei denti e delle gengive.
VICKERS
Prova di durezza per penetrazione meccanica e statica utilizzata nella valutazione delle proprietà fisiche delle leghe per amalgama. Il penetratore di diamante ha forma piramidale con angolo al vertice fra le facce opposte di 136°.
VINCENT INFEZIONE DI
Gengivomastite acuta ulcero-necrosante.
VITE DI GUARIGIONE
La vite di guarigione è una cappetta che si applica provvisoriamente, avvitandola, sulla radice dentale impiantata, la cui finalità è quella di promuovere la guarigione e l’adattamento dei tessuti molli gengivali che andranno a circondare la corona dentale definitiva. Le viti di guarigione, o di chiusura, consentono la guarigione ottimale della gengiva e la modellazione dell’imbuto gengivale.
VOGELGESICHT
Caso estremo di iposviluppo della mandibola (microgenia-opistogenia) per cui il naso appare accentuatamente sporgente a mo’ di becco di uccello.
W
WARTHON DOTTO DI
Canale attraverso il quale defluisce la saliva delle ghiandole sottolinguali e sottomascellari situate ai lati del frenulo linguale.
WHITE SPOT
Fenomeno ottico relativo all’aumentata porosità dello smalto. Costituisce un indice di lesione iniziale, caratterizzata da demineralizzazione sub-superficiale dello smalto stesso.
WILSON (curva di)
Curva a concavità superiore situata sul piano frontale che corre sulla punta dei cuspidi vestibolari e linguali di entrambi i lati. Essa è determinata dall’inclinazione linguale dei molari e premolari inferiori e vestibolari dei molari e premolari superiori.
WITS (indice di)
In cefalometria costituisce un valore espresso in mm. che è dato dalla proiezione del punto A e del punto B sul piano occlusale.
WOODEN TONGUE
Lingua affetta da attinomicosi.
X
XANTODONTISMO
Con denti gialli.
XEROGRAFIA
Procedimento che permette di riprodurre a secco su carta immagini elettrostatiche ottenute su una lastra di selenio mediante radiazioni X. Utilizzata nella diagnostica cefalometrica offre maggior precisione ed evidenziazione dei particolari.
XEROSTOMIA
Secchezza della bocca da carenza salivare.
XILITOLO
Alcole polivalente della classe pentitoli. Affine allo xilulosio. Nei riguardi della carie ha la proprietà di non venire metabolizzato dai batteri della placca dentaria. E’ uno zucchero non carogeno, indicato nella prevenzione della carie.
XILOCAINA
Cloridato di dictilamino 2,6 dimetilacetanilide al 2%; è disponibile con e senza epinefrina per anestesia locale odontoiatrica.
Y
YAG
Un laser Nd:YAG è un laser a stato solido che sfrutta come mezzo laser attivo un cristallo di ittrio e alluminio (YAG) drogato al neodimio (Nd:Y3Al5O12).
Z
ZEPPATURA
L’atto di comprimere o riempire la cavità di otturazione con amalgama d’argento.
ZIMMER PROIEZIONE DI
Radiodiagnostica con incidenza transorbitaria antero-posteriore utilizzata in caso di lesioni traumatiche dell’articolazione temporo-mandibolare.
ZSIGMONDY NOMENCLATURA DI
Metodica di numerazione dei denti. A cominciare dal piano sagittale, mediano, i denti ricevono un numero d’ordine in cifre arabe per i permanenti (da uno a otto) e in cifre romane per i decidui (da I a V). Il reperimento topografico è realizzato da un mezzo quadrato che schematizza la emiarcata a cui appartiene il dente considerato.
